sabato 16 ottobre 2004

Interviste Personali: Bruko

D'Annunzio la definirebbe immaginifica demiurga d'immagini, e probabilmente le ricorderebbe Romaine Brooks.
Ma lei è mutevole come le nuvole, nuova ogni giorno come il sole, in continuo cambiamento come Hokusai, le ragazze aprono blog ispirati al suo, e lei il suo l'ha chiuso...(ma per fortuna rimane quello in inglese).
Insomma, Bruko.

Brukoworld

E-BLOG: Sara, 26 anni, una laurea in ingegneria, un lavoro nel design industriale, ma soprattutto, secondo me, la più grande fotografa vivente.
Cosa manca e cosa è sbagliato in questa descrizione?

BRUKO: Beh... A parte il fatto che ho una laurea in Disegno Industriale, lavoro in un agenzia di pubblicita', non sono la piu' grande fotografa vivente e -vista l'influenza che c'e' in giro- tra poco potrei non essere nemmeno piu' vivente?
C'e' tutto: Sara, 26 anni. Ho dei seri problemi con le definizioni di me stessa.

Sciarpa Teresa

E-BLOG: La ragione per cui mi piacciono le tue foto è che sono racconti brevi, romanzi a puntate, zibaldoni: Travelinghead, ma anche bruttavita.com. La parola diventa parte della foto, la foto parte del racconto. Tutte le arti sono evolute tecnicamente, e le tue fotografie sono espressione della contemporaneità tecnologica nell'ambito della fotografia e della grafica, solo la letteratura è rimasta quella di 2.000 anni fa. Io vorrei una letteratura che è anche figura, sono andato in libreria tutto esaltato a sfogliare "La Misteriosa fiamma della Regina Loana" perché dicevano che era il primo esperimento di letteratura per immagini, ma era un comune romanzo con foto in mezzo. Peter Greenaway è molto spesso pesante, noioso, ma è l'unico che veramente sta facendo uno sforzo di portare l'espressione artistica a come dovrà essere. Questa domanda è un po'come un film di Greenaway, ci ho buttato tutto dentro affinché rappresentasse al tempo stesso concetti generali e osservazioni particolari, ma alla fine è solo un gran pasticcio... Tu fai come Michael Nyman, rispondi quel che vuoi.
BRUKO: 42.
No, scherzo. Per me il legame tra immagini e parole e' importantissimo. E' come se si suggerissero a vicenda senza mai tentare di definirsi, e lo spazio di interpretazione che rimane vuoto nel mezzo viene riempito da chi guarda e legge,
filtrando il tutto con le proprie esperienze.
Se io faccio una foto ad un mazzo di chiavi e ci scrivo di fianco "il miglior amico dell'uomo", automaticamente la mente comincia a fare connessioni che giustifichino questa giustapposizione. Saranno le chiavi di una macchina sportiva? Saranno una metafora della necessita' di avere una chiave d'interpretazione? Sara' una cosa fatta totalmente a caso? Probabile, ma non toglie nulla al divertimento.
Sul fatto che la letteratura sia rimasta quella di duemila anni fa, dissento.
2000 anni fa chi scriveva lo faceva con intenti completamente diversi, con la coscienza dello scripta manent.
La maggior parte era analfabeta e quindi la scrittura aveva qualcosa di quasi magico. Era potente.
Se non fosse cambiato nulla, al classico mi avrebbero fatto tradurre il diario dello schiavo di Catone, in cui sarebbero stati segnati testi di canzoni, commenti sulla schiava del vicino, lamentele sull'inutilita' della propria esistenza.
La tecnologia non ha cambiato solamente il modo di avvicinarsi all'immagine ma anche alla parola.
Anche solo la possibilita' di scrivere, cancellare, copiaincollare ed impaginare il testo che da' un qualsiasi word processor cambia il modo di passare dal pensiero al segno.
In letteratura, come in fotografia, come in qualsiasi altra forma d'espressione c'e' comunque chi si limita ad una pedissequa imitazione dei classici, voglio dire... c'e' un tizio in America che fa dagherrotipi...

Manuela Arcuri, nudo artistico

E-BLOG: La Arcuri, ma qualsiasi attrice fotografata nuda in un calendario, è solita dire che lei si spoglia solo per nudi artistici.
Eppure le sue foto non mi sembrano un nudo artistico, ma solo un pretesto per far vedere le tette.
Nel tuo caso invece il nudo è funzionale alla foto, non avrebbe senso la foto con te in maglietta.
Mi spieghi come mai invece anche la foto della Arcuri è un nudo artistico?

BRUKO: Ah, abbiamo deciso che lo e'?
Per quello che ne so io e' la stessa cosa che potrebbero aver detto le modelle del bagno turco di Ingres.
In fondo se la stessa identica foto (composizione e luce) fosse stata scattata anche ad una modella undicenne e ad una ottantenne, stampata come trittico, numerata ed appesa ad un muro e presentata nel corso di un vernissage con critici conclamati, nessuno avrebbe avuto dubbi a riguardo.

Bruko, nudo artistico

E-BLOG: Quando viene una tua amica a trovarti e poi vi fate le foto e vi mettete i costumi ecc. quando tempo ci metti a fare tutto? Tipo, hai un fondale sempre montato in casa? e come nasce la cosa? le dici "adesso ci facciamo le foto"?
BRUKO: Non mi capita mai di saltar su con qualcosa tipo "ehi, perche' non facciamo delle foto adesso?"
Spesso decidiamo di fare delle foto, decidiamo un giorno in cui abbiamo un pomeriggio libero e poi io vado a casa sua o lei viene a casa mia.
I fondali, quando ci sono, sono teli di stoffa (in fondo solo figlia di un tappezziere) che vengono appesi a caso. Poi possiamo fare foto per mezz'ora o due ore, dipende da quanto ci divertiamo a farlo. Il resto del pomeriggio viene speso a fare merenda, sparlare e fare cose da donne, come scambiarci ricette, discutere sulla migliore marca di assorbenti o di depilazione.

Genova

E-BLOG: Da gennaio è capace che mi tocca tornare a vivere a Milano.
Dimmi tre posti che mi facciano sentire minimal e hip come dentro una tua foto.

BRUKO: L'androne del mio palazzo, il passante di Porta Venezia, il museo di Scienze Naturali a Palestro.

Weed

E-BLOG: So che hai fatto le fotografie di un matrimonio di una tua amica, come del resto Vanessa Beecroft ne aveva fatta una bellissima del suo.
Il tuo "servizio fotografico" in che cosa si differenziava dai soliti servizi filmato + foto 250 euro? Quante chances ho di riuscire a contrattarti per il servizio fotografico del mio matrimonio?

BRUKO: Al momento mi risulta che i fotografi chiedano mooolto di piu' per il servizio filmato - foto :) A parte questo, credo che il motivo per cui Silvia e Luca hanno chiesto a me di fotografarli e' una questione di confidenza: sapevano che avrei evitato di trasformare la chiesa in un set fotografico, che non li avrei costretti a "fare il giro" nel parco con una bicicletta in mano e il cestino pieno di fiori e che non avrei rotto le palle a nessuno.
Non volevano un fotografo vero (che sarebbe stato sicuramente piu' qualificato di me, a livello tecnico), volevano qualcuno che li conoscesse abbastanza da sapere come fotografarli (ma soprattutto come non fotografarli) e volevano dei ricordi del
loro matrimonio. Le stesse foto le avrebbe potute fare chiunque altro. Io ero piu' qualificata delo zio con la macchinetta usa e getta, ma era solo una questione tecnica.
L'unica cosa che puo' essere assimilata al resto del mio lavoro e' il servizio che ho fatto alla sposa durante la "vestizione".
Comunque fare foto ad un matrimonio e' stato piu' stressante di laurea e maturita' assieme, quindi direi nessuna chance.

domenica 3 ottobre 2004

Il principio alla base dell’Universo è il Progresso: ciò che era nulla è diventato materia, cioè che era determinato si espande infinito.
L’aggregazione organizzata di cellule che è la Vita umana è una tappa del Progresso ed è al Progresso funzionale (1).
Il fine dell’Universo è il Progresso, mentre l’obiettivo della Vita umana è la Felicità: con il miraggio del raggiungimento della Felicità l’uomo persegue il Progresso, ma attraverso il Progresso e la consapevolezza della sua condizione la Felicità diviene irraggiungibile (2).
Siamo strumenti nelle mani del Progresso, e la Vita umana ne è solo un caso, l’Universo non è stato costruito per noi: l’evoluzione delle conoscenze porta la consapevolezza della finalità della nostra esistenza ad altri fini.
Al termine del Tempo, al culmine del Progresso, vi è la Verità: per cui l’uomo arriva all’immortalità non attraverso mondi ultraterreni, ma attraverso sé e il proprio Progresso (3).
Ma una volta raggiunta l’immortalità, la noia di una vita infinita, senza la possibilità di felicità che gli è preclusa dall’aver raggiunto consapevolezza della sua condizione, sarà insopportabile, per cui è ipotizzabile che allora l’uomo si darà volontariamente la morte.
Il Progresso esercita un controllo sulle forze che suscita, e se da un lato aveva modellato l’uomo per non vivere più di 120 anni (3), nel momento in cui l’uomo riuscisse a superare questa barriera, non avrebbe più alcun obiettivo da perseguire, la sua vita sarebbe inutile, e quindi si autodistruggerebbe, in questo modo adempiendo al controllo del Progresso sulle forze che suscita.
Il Progresso è la religione dell’Universo, e le religioni degli uomini ne sono mutuate, ma solo in parte, per indirizzare chi crede sulla strada del Progresso, ma senza gettarli nello sconforto: per questo il Valore della Vita di chi crede in una religione è maggiore di quello di chi non crede.
L’introduzione del concetto di vita ultraterrena, comune alla maggior parte delle religioni, permette di sostenere comportamenti funzionali al Progresso, che se l’uomo considerasse la sua vita soltanto terrena non avrebbero ragione di esistere: sessualità / aborto / suicidio / eutanasia liberi renderebbero meno dolorosa la vita delle singole persone e ne accrescerebbero il Valore, ma ridurrebbero quella serie di sacrifici legati a sforzi di cui non vedremo i risultati, che sono alla base del Progresso.

1: La concezione della Vita umana come tappa intermedia nell’opera di un demiurgo è ipotizzata da Hume (l’abbozzo rudimentale di un dio infantile, che lo abbandonò a metà dell’opera, vergognandosi della sua esecuzione deficiente, come citato nell’introduzione dell’Enciclopedia dei Siti Porno)
2: Se per Leopardi l’ignoranza della propria condizione è base della felicità, per noi l’ignoranza è data da tempo * gioia, e della gioia componente è l’ignoranza.
3: Un vincolo alla durata della vita umana ad un massimo di 120 anni è dato dal patrimonio genetico, ma modificandolo (e in questa direzione tende lo sviluppo) anche tale vincolo è superabile

domenica 12 settembre 2004

adriana & settembre

adriana ad asti a settembre

martedì 7 settembre 2004

Il gusto della forma®

Modernità veloce, che crea continuamente dimenticando con facilità il passato; oppure essere artistici per mille persone contemporaneamente, l'unicità del genio applicato alla moltiplicazione industriale: l'ossessione che portava alla perdizione Jacques Arnoux nell'Educazione Sentimentale di Flaubert, diventa realtà nella visione di Davide Scabin del Combal.Zero, sabato nell'Ouverture di Settembre Musica a Torino.
Dopo l'elegante e sottile barocco de Le Divertissement Royal di Lully diretta da Jordi Savall, per i mille spettatori dell'Ouverture si aprono le porte del foyer disegnato da Scabin e LiPumaDesign, librerie giganti contengono hambook, libri da mangiare componendo muri di mattoni raffiguranti immagini barocche, torri trasparenti da cui si estraggono fialette di drinks, Bloody-Mary terminanti in ostriche, arabeschi di grissini...

Grissini painting

...il vitello tonnato è servito in coppe da champagne di cui si svita lo stelo e se ne rovescia il contenuto di aceto balsamico per insaporirlo...

Vitello tonnato old fashioned hi-tech

...la crema di piselli incapsulata in un tappo di di cialda di parmigiano...

Riposta la penna, lo scrittore Davide se la Cava anche con il cucchiaio

...il ciokocube che sconvolge e spinge a desiderare...

Menta/Liquirizia, Pistacchio/Violetta, Zafferano/Peperoncino, Lampone/Zenzero

...e io e Adriana, ci perdiamo tra fialette di drink e richiami di Lisbona nel merluzzo mantecato del Parmentier...

Io e Adriana confusi nel trompe-l'oeil degli specchi del Regio

lunedì 6 settembre 2004

ildeboscio, parole povere

Esce il 7 settembre per Mondadori, il libro del Deboscio, Parole Povere - Breviario della banalità moderna, un nuovo Vangelo, non a caso a duemila anni di distanza dagli altri vangeli, che già costituirono un evento letterario epocale.

DEZERTO: Dalla prima volta che ho visto il vostro ildeboscio.com, ho riscoperto una gioia che pensavo ormai perduta: il piacere di leggere. Cosa conterrà il libro? Profili poveri, altro?

IL DEBOSCIO: Cito Gramsci:
"Nelle classi popolari esiste ugualmente la degenerazione libresca della vita, che non è solo data dai libri, ma anche da altri strumenti di diffusione della cultura e delle idee."
"Osservare il modo di scrivere di molti popolani: è ricalcato su un certo numero di frasi fatte" (quaderni dal carcere)
Non abbiamo fatto altro che seguire questa constatazione gramsciana e ricercare esempi di lessico neoproletario e piccolo borghese.
Parole Povere è un elenco di frasi fatte, stanche, sentite e risentite, da essere ormai lise.

DEZERTO: Perché l'hai/avete scritto (soldi? Essere famosi? Divulgare un'idea? Avere tra le mani un libro che merita di essere letto?)
IL DEBOSCIO: Per farci invitare in tv e fare le cose peggiori che si siano mai viste in tv.

DEZERTO: Chi vorreste che lo legga e chi temete che lo legga?
IL DEBOSCIO: Vorremmo che lo leggessero tutti. Non si rivolge a un pubblico particolare. Non temiamo che non venga capito, perchè è un fatto. Speriamo altresì che venga frainteso dal popolino.

DEZERTO: Tra 30 anni le cose che avete scritto saranno ancora valide?
IL DEBOSCIO: Paura di sì

E-BLOG: Grazie come sempre della vostra attenzione.
IL DEBOSCIO: Grazie della tua attenzione. il tuo interesse nei nostri confronti ci conforta.

Per concludere, mi sembra opportuno riportare questo frammento del sito, che spiega cos'è un povero e rappresenta la chiave di lettura per comprendere gli anni 00.

Se il termine “sindrome” significa “insieme di tratti”, allora la povertà è una sindrome, perlopiù ereditaria e decisamente contagiosa.
Il povero è quello che vive alla periferia delle cose, quello che ha sempre visto tutto da lontano. Qualsiasi fenomeno per lui, è distante.
E’ quello che davanti a cose un po’ più complesse del solito, si annoia.
Il povero è quello che non ha idee sue, che riesce a fare sua qualsiasi cosa (una macchina, una casa, dei mobili, una teoria...) senza però digerirla.
Il povero è uno che non conosce il disincanto. E’ uno che si entusiasma anche davanti a cose assolutamente ovvie e banali, a prodotti fatti male, costruiti da altri poveri.
Il povero è un provinciale, uno che ragiona in modo troppo schematico, vede tutti come burattini, e lui stesso è un pupazzetto.
Il povero è abituato a vedere le cose sui libri, talmente distanti da lui sia fisicamente, sia temporalmente, che non prende sul serio nulla di contemporaneo per paura di “sbagliare”.
Il povero è un individuo che la società ha voluto rimanesse bambino, e distante da certe cose.
La società non è in sé così cattiva, è assolutamente impersonale. E’ perlopiù il povero che spesso (per infiniti motivi) si esclude dagli eventi.
Il povero è quello che non si preoccupa di capire e disprezza, o altrimenti si astiene dal giudizio perché ha paura di apparire stupido, covando però dentro di sé un risentimento verso ciò che non comprende.
Il povero è quello che non capisce che è più creativo il non fare nulla piuttosto che fare qualcosa a tutti i costi, di cui ovviamente non c’era bisogno.
Il povero è quello che in qualche modo può farti del male perchè non ti capisce. Non sempre però è in malafede.
Il povero è uno che non frequenta, ma purtroppo non sempre è sufficiente frequentare.
Il povero è quello che risparmia sul cibo.
Il povero potrebbe essere anche quello che ha la Panda. Ma non è povero perchè ha la Panda.
E’ povero perchè non sa chi l’ha disegnata.
Il povero in generale è quello che crede al plusvalore delle nozioni perchè non può permettersi quello delle merci, e viceversa.

giovedì 2 settembre 2004

Hip Stuff 04: Herbalife

Herbalife
Quest'estate mi è capitato + volte, essendo in compagnia, di essere l'unico che a pranzo non aveva uno shake da prendere: ormai gli shake Herbalife sono diventati un must e lo staff di e-blog, sempre attento alle nuove tecnologie in ogni ambito, ha deciso di intervistare per voi Michele Delemont, un affermato distributore Herbalife.

E-BLOG: I simboli che hanno segnato questa estate 04 sono le infradito, le foto con il telefonino ed Herbalife: spiegaci cos'è Herbalife e come mai è diventata tanto famosa.
MICHELE: Se ci fai caso, quest'anno è stato caratterizzato anche da una campagna del Ministrero della Salute contro l'obesità negli adulti e nei bambini. Non si tratta solo di una moda estiva ma di una piaga da affrontare seriamente nei prossimi anni.
Herbalife è una società americana nata nel 1980 per affrontare i problemi legati all'obesità e alla malnutrizione. In Italia i prodotti sono autorizzati alla vendita dal 1992.
Al di là di mode locali, attraverso i risultati ottenuti da migliaia e migliaia di persone nel controllo del peso, e soprattutto nel mantenimento dei risultati conseguiti, attualmente Herbalife è la prima azienda mondiale nel campo della produzione e vendita di integratori alimentari a base naturale.

E-BLOG: Tesmed e gli altri elettrostimolatori sono dolorissimi, le pillole fanno vomitare: in cosa si distingue Herbalife e perché dovrebbe funzionare meglio degli altri.
MICHELE: Herbalife si distingue da ogni altro metodo per il controllo del peso e il recupero della forma fisica: i prodotti hanno un buon sapore, chi li utilizza è libero di mangiare tutti gli alimenti che preferisce nell'ambito di un appropriato programma alimentare, sono integratori a base di erbe rivolti a persone di tutte le età.
I vari integratori permettono di personalizzare il programma in base ai propri gusti, esigenze nutrizionali e risultati da conseguire: l'esclusività di Herbalife sta nella nutrizione cellulare, un metodo che permette di fornire i nutrienti necessari direttamente alle cellule senza affaticare l'apparato digerente.

E-BLOG: Herbalife va preso sotto controllo medico?
MICHELE: I prodotti Herbalife sono classificati come alimenti dai ministeri competenti in materia in più di 50 nazioni nel mondo, compresa la Svizzera e la Svezia che sono notoriamente i più restrittivi nel concedere libera circolazione a prodotti nutritionali: non sono quindi soggetti ad alcun tipo di limitazione se non quello del normale buonsenso.
Hai mai fatto indigestione di Nutella mangiandone un barattolo completo, ti sei mai sentito appesantito dopo una scorpacciata di fritto misto? Lo stesso vale per Herbalife, i nostri shake sono ottimi se preparati con i giusti ingredienti, ma il barattolo del cioccolato nelle mani di un bambino potrebbe portare ad una indigestione come il barattolo della farina lattea.

E-BLOG: Tu hai partecipato alla convention di agenti Herbalife che si è tenuta a Barcellona: chi c'era / cosa avete fatto?
MICHELE: Barcellona e' stato fantastico, eravano circa 25.000 persone in uno dei palazzetti delle olimpiadi '92, c'erano persone da tutta Europa e dal Sudafrica.
Ci sono stati interventi dei maggiori specialisti mondiali nel campo della salute e della ricerca farmacologica, il nuovo Chief Executive Officer di Herbalife Michael O'Johnson ha dato una visione chiara e precisa dei prossimi sviluppi della compagnia: 500% di crescita del fatturato mondiale nei prossimi 10 anni.
Tra l'altro, oltre a un new way of life fisico, con Herbalife è possibile anche un new way of life economico, diventando distributore dei suoi prodotti.

Lo staff di e-blog ringrazia Michele per le risposte esaurienti: noi il prodotto non l'abbiamo ancora provato, ma chi l'ha fatto ne dice meraviglie, per cui se volete contattare Michele per maggiori informazioni, il suo cellulare è 347/7666991, l'email mdelemont@hotmail.com.

mercoledì 25 agosto 2004

White_us

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sabato 14 agosto 2004

E' arrivata Adriana

l'armadio già non basta +

giovedì 5 agosto 2004

Epistemologia di Max Pezzali

Appunti sbobinati del 4 agosto 2004

Seminario su Max Pezzali

Introduzione del Prof: il corso mira a spiegare le fasi artistiche del Pezzali ricostruendo l’evoluzione dell'individuo.

Massimo Pezzali nasce a Pavia il 14/11/1967, alle superiori è compagno di banco di Mauro Repetto (nato a Genova il 26/12/1968), con cui fonda gli 883 (un anno di differenza: Pezzali era stato bocciato? Da verificare).

Nei primi due dischi (quelli con Repetto) Pezzali canta il presente -> il microcosmo della sua gioventù è un modello in cui si identificano tutti i giovani della provincia Italia.

Secondo il prof infatti l’Italia è sempre stata una realtà comunale, al massimo provinciale (escluse forse Milano e Roma): l’unico periodo di unificazione è stato negli anni ’60-’70, quando c’erano solo due canali televisivi, un unico fumetto -> sul retro della copertina dell’unico fumetto la pubblicità di un unico giocattolo, Big Jim / Barbie -> prodotti comuni da nord a sud -> comune sentire.
Con l’affermarsi della televisioni locali negli anni ’80, assistiamo a una nuova polverizzazione provinciale, per cui si perde la base comune di conoscenza (i miti televisivi deteriori di una regione non corrispondono a quelli di un’altra regione).
-> Max Pezzali ha successo perché attinge all’immaginario dell’epoca unificata di fine anni ’70 (Big Jim, Roy Rogers, Happy Days, Harley Davinson), per cui la provincia pavese è anche tutte le altre province.

Pezzali ha successo perché descrive il suo microcosmo, è molto intelligente e riesce a farlo in maniera di farsi capire da tutti.
Secondo Piaget ((1896-1980) il bambino intelligente è il bambino che sa risolvere i problemi senza utilizzare mezzi culturali
-> Pezzali bambino intelligente perché senza considerare Leopardi, descrive la sua realtà locale, sa diventare globale, con slanci lirici (involontari /volontari ?) leopardiani (e anche poetica dell’universale / cosmico).

IIa fase di Pezzali: Repetto è stato messo con le spalle al muro per andarsene / se ne è andato per fare lo sceneggiatore, dalla poetica di Pezzali scompare il presente, inizia l’elencazione / adunata / rimpianto del passato (cfr. Gli anni / Lo strano percorso / …). Attualmente tutta la produzione di Pezzali è rivolta al passato, i 14enni non ricopiano + i suoi testi sul diario / sul sito come ai tempi di Come Mai, Pezzali parla ai 14enni di Come Mai che ora sono cresciuti e hanno 30anni, per cui il suo pubblico è destinato ad assottigliarsi (Pezzali continuerà ad avere successo come Vasco Rossi / Lucio Dalla o diventerà un feticcio del passato alla Edoardo Vianello? Il passaggio del nome da 883 a Max Pezzali è una classica operazione di restyling deciso dal marketing per un prodotto che perde colpi)

il professor Tommaso Labranca mentre analizza il tema del matrimonio in Pezzali

Tema del matrimonio in Pezzali (cfr. La regina del Celebrità): secondo il prof e la sua assistente (la Verna), Pezzali ha sempre nascosto la sua fidanzata, non vuole sposarsi, la regina del celebrità che si è sposata ed ha figliato è diventata grassa, lui la guarda quasi soddisfatto del fatto che anni fa non gliel’avrebbe mai data, e ora anche per lei arriva la decadenza della famiglia, mentre lui c’ha i soldi e continua da single sulla 883.
Dissente la prof. Francesca Genti, secondo cui Pezzali sogna il matrimonio (cfr. videoclip Una Canzone d’amore, non a caso con Stefano Accorsi -> Pezzali ha qualche dubbio sullo sposarsi, ma vorrebbe comunque sposarsi perché sarebbe poi felice come Accorsi nell’ultimo bacio), la regina del celebrità suscita il suo affetto anche ora / a maggior ragione che è diventata mamma.
(La Genti comunque non interroga: all’esame sostenere la tesi del Pezzali contro matrimonio, soprattutto se interrogati dalla Verna).

la professoressa Francesca Genti, mentre spiega durante il seminario

mercoledì 4 agosto 2004

Il Progresso è il mio Dio

Non sono abbastanza giovane nè abbastanza vecchio per credere in Dio.
Trovo molto difficile credere in un Dio astratto e intangibile, perché nulla lo distingue da quello che effettivamente non esiste.
Credo invece in un Dio astratto ma tangibile.
Il Progresso è il Dio in cui credo, astratto ma tangibile.
Il mio Dio non è benevolo, è un Dio duro e spietato, che mette le persone, le generazioni, gli esseri viventi, gli uni contro gli altri, che non vede null’altro oltre che sè, e non ha pietà di chi è debole, si accanisce contro di lui, fino a farlo scomparire.

Gli indigeni dell’America Latina si riposavano tranquilli in riva al mare, poi arrivò la nave dei Conquistadores e diventarono schiavi.
I Conquistadores arrivavano da terre di guerre, avevano attraversato i mari solo per uccidere o essere uccisi, per conquistare o esseri conquistati, molti morirono lungo il viaggio, avevano rabbia e odio nei loro cuori, e infatti vinsero gli indigeni amichevoli, che dalla loro vita serena si trovarono all’improvviso nella sofferenza e nel dolore, desiderando di morire.
Perché mentre tu ti riposi e osservi il tramonto, da qualche parte c’è sempre qualcuno che si sta addestrando per distruggerti, per una forza sconosciuta che gli dice di farlo: il Progresso.
Quando gli Alieni arriveranno sulla Terra, ci distruggeranno o ci renderanno schiavi?
Forse tutti gli sforzi del mondo sono per essere preparati per quell’attacco, è per questo che c’è il Progresso; e anche gli Alieni, verranno ad attaccarci come i Conquistadores, per la stessa ragione, per il Progresso; l’unica legge che sembra vigere in tutto l’universo che si espande (anche lui) è una sola, il Progresso.

Ritrovarsi a tarda sera in un albergo nella zona industriale, con vista sulla zona industriale, collegandosi con il telefono della camera per lavorare ancora, lontani da ogni cosa per cui valga la pena vivere.
Poi alzarsi verso le sei, per lavorare ancora, e andare poi nel capannone davanti all’albergo nella zona industriale, e spendere lì le ore fino a tarda sera, mentre il Sole nasce, tramonta e nasce ancora.
E tutto questo ha un senso, perché la business unit vada avanti, l’azienda vada avanti, la tua nazione vada avanti, mentre altrove lavorano di giorno e di notte, costruiscono caldaie a mani nude, senza protezioni cadono da tralicci e impalcature, e ci sono altri pronti a sostituirli, e anche il padrone che ha fatto il capannone è pronto a chiudere tutto e trasferirsi dove lavorano di giorno e di notte a mani nude senza protezione, perchè anche lui è un ingranaggio di questa macchina che è il Mondo, che teme/forse è sempre in ritardo per il suo Dio, il Progresso.

E organizzare sempre meglio il Mondo, gli africani che lavorano come noi, noi che facciamo due settimane all’anno di ferie come gli americani, ci sposiamo con le donne conosciute in azienda e insieme a loro mettiamo al mondo figli cui non riusciremo a trasmettere i nostri sogni ma di cui condivideremo le delusioni, e saranno cresciuti (e intanto noi ne mostreremo foto digitali e filmati ai colleghi nelle pause del lavoro nel capannone della zona industriale) da donne arrivate dall’America Latina a 600€ al mese, finite qui perchè la loro nazione a un certo punto non è riuscita a tirare avanti, che passano dodici ore a casa nostra per non tornare a fare le prostitute, per non tornare nella loro mansarda dove vivono in sei, tutte povere, giovani e brutte e grasse perché mangiano al Mc Donald’s, ma robuste e pronte a prendere corriera, autobus e tram per essere qui di nuovo domani, e tutto perchè anche loro sentono dentro di sè qualcosa che nemmeno loro sanno cosa, ed è il Progresso.

Passare giornate con il Cliente che ci comanda ma come noi rinuncia alla sua vita per rimanere qui a controllarci, e poi usciti essere pretenziosi con i poveri camerieri nipoti degli indigeni dell’America Latina, per sfogare la rabbia e l’odio accumulati nella traversata del giorno, perché noi paghiamo e vogliamo un servizio, e mentre aspettiamo da mangiare chiamare il call center della banca, di Vodafone, dell’assicurazione, e litigare con la centralinista romena, che per 120€ lavora otto ore al giorno tutti i giorni, per non venire qui a fare la prostituta, perchè la sua nazione a un certo punto si è accorta di aver sbagliato tutto, seguendo un'utopia che credeva essere il Progresso.

E poi scoprire che sono passate tutte le giornate che dovevano passare davanti al capannone, e bene o male possiamo davvero andare a casa, con gli occhi stanchi e le orecchie sorde, e vivere ancora una volta lontano da casa, in una sorta di albergo ad aspettare la morte, curati da giovani donne russe che ora ci guardano per 1200€ al mese e lo preferiscono a fare le prostitute perché la loro nazione a un certo punto si è accorta di aver sbagliato tutto e non ce la faceva a tirare avanti, rubando qualche parola alla cassiera dell’ipermercato quando andiamo a fare la spesa, mentre i nostri figli cresciuti da donne tornate in America Latina , sono da qualche parte, a fare qualcosa, affinchè la loro business unit, la loro azienda, la loro nazione, tirino avanti, a sacrificarsi al loro Dio, il Progresso.

V Impero

426 anni fa oggi, Dom Sebastião, Re del Portogallo, scompare nella battaglia di Alcacer-Kibir contro i Mori.
Sebastião ha 24 anni, è l'ultimo erede della casata Aviz, senza di lui il Portogallo sarebbe annesso alla Castiglia; per questo a sua madre durante la gestazione viene taciuta la morte del marito Dom João, affinché partorisca felicemente. Cresce affidato ai gesuiti, è ossessionato dalla castità e dallo studio della strategia militare: si convince di essere il prescelto per la fondazione del Quinto Impero che affermerà la Cristianità come governo del mondo, e decide di guidare una crociata contro gli infedeli, sbarcando in Marocco con 16.500 uomini.
Ad Alcacer-Kibir, il 4 agosto 1578, l'esercito portoghese è pesantemente sconfitto: tra le migliaia di morti, non sarà mai ritrovato il corpo di Sebastião.
Il Portogallo viene annesso dalla Spagna, e nel regno si diffonde la convinzione che in realtà Sebastião è ancora vivo, e tornerà per riportare la libertà.
Il film O Quinto Imperio che Manoel de Oliveira presenterà alla Mostra del Cinema di Venezia racconta appunto la storia di Dom Sebastião, il formarsi dei miti fondanti la cultura lusitana, basata sulla tensione all'armonia che si raggiunge attraverso sentimenti contrari, il sebastianismo, il vano sperare che le cose migliorino in un modo o nell'altro senza però fare nulla affinchè accada, e la saudade, la disperazione che si prova nel mondo e la terribile voglia di vivere.

sabato 31 luglio 2004

Interviste Personali Vol. III - Il Deboscio

DEZERTO: ok, cominciamo. Ad Asti il deboscio è visto un po' come i Dik Dik vedevano la California, a Padova gli Scapigliati si ispirano chiaramente a voi: è arrivato il momento del franchising delle idee? Uffici tipo Tecnocasa in cui dare consulenza sulla vita al popolino?
IL DEBOSCIO: Vorremmo evitarlo, ma siccome non viviamo in uno stato di polizia, ognuno può copiare quello che gli pare.
Scapigliati.com è una copia esatta del nostro sito (emulazione fallita, direbbe qualcuno), a volte tocca le corde del patetico e le spacca, però non fa male a nessuno.

DEZERTO: Aldo Nove vive in via Falck e il figlio di Moratti fa il cameriere al Jamaica. Cioè perchè alcune cose talmente precise accadono? per necessità oppure di proposito?
IL DEBOSCIO: Questa era una domanda che io avevo fatto a te. E tu non hai risposto.
E' una domanda che allora giriamo tutti e due ai lettori perchè, per quanto mi riguarda, era una domanda sincera, in cerca di risposta. Se vuoi posso riformularla meglio:
Abitare in via Falck e fare il cameriere al Jamaica non sono cose divertenti da fare. Nessuno sano di mente può convincermi del contrario. Ora, immagino che tutti e due possono, per mille motivi, evitare cose come queste. Come mai invece le fanno e ne sembrano soddisfatti ? Perchè questo martirio volontario ?
DEZERTO: la risposta per me è nell'intervista di Franz Krauspenhaar a Margaret Mazzantini quando lei dice ...io ci parlo coi barboni. E spesso dentro quel puzzo e quella ruvidezza c’è tutta la pace che i normali non sanno... e allora giustamente Krauspenhaar le chiede se i barboni hanno pace anche d’inverno.

DEZERTO: Quante donne in +/- vi siete fatti grazie al deboscio? Se Lola Ponce (quella del video "I can do it") ti telefona perché ha visto il sito e vuole uscire con te, dove la porteresti?
IL DEBOSCIO: Non ci siamo fatti nessuna solo grazie al sito. Gli argomenti sono e devono essere sempre altri se non le vuoi annoiare. La Porsche è il più valido. Non penso sia nemmeno triste dirlo ormai perchè ho appurato che funziona così. Devo comprarla anche io appena riesco. Quelle che piacciono a me vengono da condizioni sballottate e hanno bisogno di quelle cose lì.
Sai che non conoscevo Lola Ponce ? Sono andato a vedere su Google. E' proprio una tipa da Cumfiesta. Mi chiedo perchè non faccia dei porno. Dici che guadagna di più facendo quello che fa ? Se mi telefonasse e volesse uscire con me la porterei al Ristorante Fuji in via Paolo Sarpi. E poi dove vuole lei. E poi, come dice David, le taglio la testa e al suo posto ci metto il manubrio di una R1.

DEZERTO: consiglia tre posti dove andare a Milano. Che la guida di Aldo Nove alla fine non segnala cose interessanti.
IL DEBOSCIO: Vado a bere al Maraja, quello accanto al Coquetel, in Via Vetere. Poi mi annoio al Rocket e non ci fanno mai entrare al Plastic, a meno che non vada con delle ragazze. Ma tanto fa schifo anche quello. Non c'è niente da fare.

DEZERTO: di chi sono le tette della tipa ritratta con l'adesivo del deboscio?
IL DEBOSCIO: Se vuoi te lo scrivo in una mail separata. E' una mia ex.

DEZERTO: la cattedra di estetica di Zecchi è compatibile con i suoi abbinamenti lacoste gialla / giacca sformata blu / forfora / riporto tre capelli?
IL DEBOSCIO: Sarebbe perfetto allo sportello del PT Business di Via Carducci. E invece ha una cattedra di estetica. In Statale tra i professori, il luogo comune che sento ripetere più spesso è: "Zecchi ? Una macchietta..."
Quello che mi fa più ridere di lui è che inveisce sempre contro il degrado urbano e contro le periferie squallide, pensando di parlare con gente che è cresciuta in Via dei Giardini o in Via Palestro, mentre invece notoriamente gli studenti di filosofia sono per il 98% Bresciani da cemento armato. Lui non ha mai la minima idea di quello che succede.

DEZERTO: tutto è fatto per piacere. Essere fighi, essere ricchi, essere classisti, essere hip. Dire che si odia la gente è in realtà un voler piacere a "certa" gente. VERO / FALSO?
IL DEBOSCIO: Tutto è fatto per piacere. Noi non diciamo che odiamo LA gente.

DEZERTO: Milano è la città del mondo dove ho visto la borghesia vivere nelle condizioni più disagiate, case senza riscaldamento affittate a 1.000€ al mese, rubinetterie anni '60, lavabi monovasca...una rivista stile A.D. dedicata agli interni milanesi più degradati sarebbe interessante?
IL DEBOSCIO: Bisognerebbe capire che cosa è borghese e cosa no. Qualunque stronzo, se glielo chiedi, ti dice di essere borghese. Sarebbe interessante una rivista di quel tipo. Si potrebbe chiamare Travet Design, oppure Scaldabagno (in omaggio a Boiler Magazine)

DEZERTO: Debosci si nasce, ma cosa si legge per diventarlo?
IL DEBOSCIO: Tutte le classifiche propositive secondo me scadono nel liceone. Prova a fare la stessa domanda a quelli di Scapigliati.com e vedi cosa ti rispondono. Così ti deprimi.

DEZERTO: Quale sarà la direzione che prenderà ildeboscio.com nei prossimi mesi?
IL DEBOSCIO: Ci buttiamo a destra?

domenica 25 luglio 2004

Non so voi, ma io...

M-LA Fest

Ovviamente io mi presenterò rigorosamente in stile optical.

sabato 24 luglio 2004

La brezza che arriva dal mare, le turiste abbronzate, i vecchi dell'Hasta che ritirano le reti, lo sguardo che dal mio terrazzo si perde sulla baia Cavour: oggi Asti è stupendamente bella

venerdì 23 luglio 2004

Tutto ciò che non ci uccide, ci rafforza
Friedrich Nietzsche

giovedì 22 luglio 2004

Le sette fatiche di Ettore

[ANSA - ROMA, 21 LUG] L'estate si preannuncia densa di impegni per Ettore, il mastino napoletano diventato famoso come testimonial della Tim.
Il suo agente ha infatti confermato che Ettore, oltre ad essere impegnato sul set degli spot con Naomi Campbell, sta scrivendo un libro con Melissa P., che sarà lanciato a settembre in concomitanza con l'uscita del calendario dei due su Max.
Ettore comparirà anche come chitarrista nel prossimo video di Vasco Rossi, che dovrebbe chiamarsi "Colpa di Ettore" e si preannuncia un remake della fortunata "Colpa di Alfredo", in cui questa volta è proprio il simpatico mastino a soffiare la ragazza al Blasco.
In caso di elezioni anticipate, pare che Forza Italia abbia già pronto per Ettore un collegio blindatissimo, Napoli 2, e un sottosegretariato nel ministero dell'ambiente.
Ma più che le sirene di Montecitorio, ad affascinare Ettore sono le sirene hollywoodiane: Michael Cimino gli ha infatti offerto una parte con Mickey Rourke nel suo nuovo film "L'anno del Cagnone", ma soprattutto potrebbe essere lui, come cane-poliziotto, a sostituire il detective Michaeal Douglas nel sequel di Basic Instinct, il film che sancirà il ritorno alle scene di Sharon Stone.

mercoledì 21 luglio 2004

Milano non è Milano

Milano non è Milano di Aldo Nove (pagine 144, 9€) inaugura una serie di guide d’autore: diceva Nietzsche che la vitalità non trae giovamento dalla storia, per cui chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare il suo passato.
E Milano si dimentica, si trasforma, per sopravvivere a se stessa.
Aldo Nove abita stabilmente a Milano da una decina d’anni.
Prima, da studente di filosofia alla Statale, era ospite del patronato cattolico («tra Bisceglie e Inganni») e si manteneva facendo il badante per anziani («oggi non avrei potuto più farlo, i badanti filippini costano molto meno»).
Poi, nel ‘93-94, dopo la laurea, Aldo Nove, nato a Viggiù ma deciso a non tornarci, trova casa al Gallaratese, nel complesso di Carlo Aymonino e Aldo Rossi («io sto nell’ala Aymonino»). Lì trova il suo prima lavoro, dall’editore Nicola Crocetti, che ha l’ufficio nell’ala Rossi dello stesso metafisico complesso, e da allora ha vissuto la città esplorandone i luoghi segreti, le periferie che aspirano a diventare zone residenziali, i 40 McDonald’s, i sexy-club per incontri privati, i centri commerciali («Bonola è fondamentale»), i cimiteri con le loro tombe più o meno monumentali, le metropolitane di cui è un affezionato e appassionato utente.
Lo incontriamo alla pizzeria di Largo La Foppa, luogo magico per lo scrittore: qui, un anno fa, acquistò da una venditrice coreana l’oggetto più prezioso della sua collezione trash, un accendino da tavolo con il fuoco che esce dalla testa di Osama Bin Laden mentre dietro si stagliano le Torri Gemelle con un aereo conficcato dentro.
«Anche Milano ha avuto un suo 11 settembre, ma in versione trash-apocalittica: ovvero, secondo la definizione di Tommaso Labranca, una emulazione fallita di un modello alto» osserva Nove. E ricorda il 18 aprile del 2002 quando l’aereo da turismo guidato da Luigi Fasulo si schiantò sui piani alti del Pirellone. «Il presidente del Senato Pera lanciò subito l’allarme terrorismo, la città si sentì per un po’ come New York. Poi tutto fu ridimensionato. Ecco, in questo episodio tragico, colorato da un’involontaria, assurda comicità, c’è un po’ il senso e la cifra della Milano di oggi, quella in cui mi è stato dato vivere. ».
Vuol dire che la città è un bluff, che nel male e nel bene è tutto un voglio ma non posso?
«Prima di rispondere, vorrei fare alcune premesse. La prima, espressa dal titolo del libro, Milano non è Milano».
Che vuol dire?
«Che intanto è un cantiere perenne, in perenne cambiamento: il Duomo è sempre impacchettato come fosse un'opera di Christo; piazza Cordusio oggi è già un'altra cosa da quella che avevo descritto appena 4 anni fa in Amore mio infinito; è una città caratterizzata dai non luoghi, le metropolitane appunto, i centri commerciali, le periferie.
Da quando sono nato, ho sempre avuto la sensazione di essere arrivato in ritardo. Entrai alle superiori quando già il vento della protesta si era spento; lo stesso all’università. E la Milano in cui arrivai non era già più la Milano da bere, quella dell’edonismo craxiano degli anni 80, dei megaraduni al Palatrussardi, delle feste degli stilisti, del divertimento. Ho fatto a tempo a vedere qualcosa di Mani Pulite, sono andato a guardare Brosio che faceva i collegamenti davanti al Palazzo di giustizia».
Quindi, la Milano di Aldo Nove è stata la Milano berlusconiana.
«Sì, e lo slogan non era più divertiamoci, ma arricchiamoci. Però era una ricchezza da non condividere, ciascuno a godere la propria, magari nella villa recintata in Sardegna. Con questo si ribadiva una carenza assoluta di Milano, la mancanza di una dimensione sociale della creatività.
La Milano di allora creò molte aspettative e la gente arrivava in cerca di lavoro, dalle occupazioni più umili ai lavori creativi, intellettuali. Oggi, i lavori più umili li fanno gli extracomunitari e a prezzi di concorrenza. Tira un’aria di hard discount, perfino nella prostituzione: seguo attentamente tutti gli annunci, offrono massaggi completi a 25 euro. Per i lavori intellettuali, il discorso è più complesso: di cose da fare ce ne sono, basta non pensare a ricavarne uno stipendio. Milano oggi è diventata una città di stagisti, di collaboratori. Dove gli affitti sono regolarmente superiori ai compensi. In generale, in questi dieci anni a Milano il lavoro è svanito, è evaporato.»
Ma a lei, Milano cosa ha dato?
«Un ritmo accelerato, l’impressione di stare in mezzo a qualcosa di mobile, di energico, il sentirsi in mezzo a tanta gente e insieme di essere isolato. Non l’ho mai vissuta come la mia città».

venerdì 16 luglio 2004

La stagione dell'amore
viene e va,
i desideri non invecchiano
quasi mai,
con l'età.
Se penso a come ho speso male
il mio tempo
che non tornerà,
non ritornerà più.
La stagione dell'amore
viene e va,
all'improvviso
senza accorgerti,
la vivrai,
ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni,
perdendole;
non rimpiangerle,
non rimpiangerle mai.
...ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore,
nuove possibilità per conoscersi...
...e gli orizzonti perduti
non ritornano mai...

La stagione dell'amore
tornerà
con le paure e le scommesse
questa volta
quanto durerà.
Se penso a come ho speso male
il mio tempo
che non tornerà,
non ritornerà più.

Franco Battiato - La stagione dell'amore mp3

giovedì 15 luglio 2004

McKinsey,sempre lei.

Su Dagospia una lettera interessante, sempre su McKinsey...
...visto che qualche giorno fa hai pubblicato un articolo dell'Espresso in cui si parlava di McKinsey. Ecco qualche considerazione ulteriore.
Anche McK applica intelligentemente il networking, alla base delle maggiori business school americane (e che qui in Italia cerca di applicare con qualche successo solo Bocconi). Si tratta di innescare questo circolo virtuoso. Prendiamo come esempio Harvard. Questa ammette ai suoi corsi candidati che abbiano "il potenziale di diventare persone di successo".
In questo modo, un domani sarà citato sui giornali, collegato al nome del tizio X, anche Harvard: vale a dire pubblicità gratuita che tenderà a rafforzare l'idea nei candidati futuri che Harvard è la migliore business school e che il successo di X dipende anche dall'aver frequentato quell'università.
Dall'altro lato, X tenderà a circondarsi e a aiutare persone che sono anch'esse uscite da Harvard, perché la propria rivendibilità sul mercato sarà tanto maggiore quanto maggiore è il successo che globalmente gli allievi di Harvard hanno sul mercato e perché, in ogni caso, vale la vecchia regola che oggi io aiuto te, domani potresti essere tu ad aiutare me.
Per questa ragione Harvard non ammette ai suoi corsi solo persone con curriculum pesanti ma lascia sempre una piccola quota per i "figli di papà". Questi ultimi infatti saranno automaticamente classe dirigente per meriti di discendenza, finiranno certamente sui giornali, e associare anche ad essi il nome di Harvard sarà sicuramente benefico per la fama dell'università (cito a caso in Italia i nomi di Alessandro Benetton-Harvard e di Marco De Benedetti-Wharton)...
Chi è stato quindi in McK tenderà ad acquistare da McK, perché conosce ed è conosciuto e perché anche in questo caso vale la regola del oggi io aiuto te, domani potresti essere tu ad aiutare me: se le cose non vanno come previsto il ritorno fra i ranghi è un opzione da tenere sempre aperta (vedi ad esempio il caso di Gianemilio Osculati e l'esperienza nella ex Banca d'America e d'Italia).
E comunque a tutti conviene cercare di incrementare il buon nome e la notorietà della "firm". Inoltre, McK ha il problema ogni anno di spurgare dai propri ranghi almeno una decina di dipendenti ritenuti non sufficientemente adatti per posizioni di maggiore responsabilità. Gli alumni possono offrire a questi soggetti un posto nelle società di cui sono responsabili, evitando così alla firm la fastidiosa incombenza del licenziamento.
In termini di pura qualità del prodotto non ci sono grosse differenze fra le varie società concorrenti. Come penso, neppure fra la qualità globale del personale. Non a caso, McK può vantare dei casi di successo (i vari Colao, Passera, ecc.) ma anche dei fiaschi clamorosi, che sono stati prontamente dimenticati dalla stampa.
Cito come esempio in Italia, i tre fondatori di Gandalf, linea aerea quotata al nuovo mercato ormai fallita perché basata su un business model che era una vera idiozia e Luigi Orsi Carbone, fondatore della società di telecomunicazioni e-planet, anch'essa quotata al nuovo mercato e salvata in extremis dal fallimento da altri investitori, la cui prima mossa è stata ovviamente la pronta liquidazione del sopra citato fondatore.
McK, come la concorrenza, in genere non fornisce soluzioni originali né particolarmente brillanti, né, a volte, particolarmente azzeccate (vedi il fenomeno della new economy, pompato anche dai consulenti per proprio puro interesse; o gli articoli della McKinsey Quarterly, dove si propongono a volte soluzioni che negano quanto sostenuto in articoli pubblicati solo qualche numero prima).
Non va dimenticato che spesso i consulenti si limitano a ratificare decisioni già prese dal management. Ad esempio, se X pensa sia il caso di ridurre il personale di 1.000 unità, lo fa dire dai consulenti alle sue dipendenze: è più conveniente per il quieto vivere in azienda dire "non ci posso fare niente; è colpa dei consulenti; sono loro che dicono che voi siete in troppi."
O, ancora, se X ha deciso di acquisire l'azienda Y, un rapporto favorevole di un consulente aiuta X ad ottenere l'approvazione della decisione dal consiglio di amministrazione e dagli altri boss dell'azienda.
Relativamente all'aspetto monetario, il costo di un consulente McK (o di un'altra società di consulenza equivalente) dipende dal tipo di progetto e dall'esperienza acquisita dal consulente; indicativamente è nel range 1.000-2.500 euro al giorno + iva 20% + spese di trasporto e alloggio. Per quanto ne so (manco dall'ambiente da un poco) un consulente McK guadagna circa 40.000 euro all'anno se junior e nell'ordine dei 100.000 euro se manager.
I partner guadagnano in funzione degli utili fatti dalla firm. Possono ottenere cifre elevate, ma anche, come mi risulta sia avvenuto un paio di anni fa, versare soldi di tasca propria per ripianare le perdite. La retribuzione media di un consulente di 450.000 euro all'anno citata nell'articolo mi sembra quindi eccessiva, anche includendo nel conteggio i paesi esteri dove le retribuzioni sono più generose (cioè USA e UK).
Mi sa che è un dato fornito all'esterno a fini diciamo "auto-pubblicitari". In ogni caso, se anche gli stipendi possono essere ritenuti non così male, va tenuto presente che un consulente McK lavora 70-100 ore a settimana e non certo le 40 ore contrattuali. Per capirci, se uno ha moglie, la può vedere spesso solo nel week-end. Qualcuno riesce a tenere il ritmo, qualcun'altro dopo un po' scoppia, qualcun altro ricorre agli aiutini.
Il cimitero americano ad Omaha Beach, in Normandia

Ci sono due tipi di uomini su questa spiaggia: i morti e quelli che presto moriranno. Quindi togliamoci da qui al più presto!

Colonnello George A. Taylor, 16ª divisione Usa di fanteria, Omaha Beach, Normandia, ore 10 del 6 giugno 1944

Intanto, il fronte russo era una specie di aspirapolvere. Reclamava in continuazione nuovi soldati. La Wehrmacht nel 1943 era arrivata ad avere circa 3.500.000 uomini a oriente, per mantenere una linea di continuità che andava da Leningrado al Mar Nero, per 2000 Km. Nello stesso anno, 2.086.000 soldati (tra morti, feriti, malati e assiderati) erano stati messi fuori combattimento in Unione Sovietica. I giovani reclutati venivano spediti in Russia, mentre i meno debilitati tra coloro che non potevano sostenere più il combattimento nella steppa, ottenevano un’occupazione più tranquilla nelle retrovie, cioè in Francia. Infatti, quelli che avrebbero dovuto affrontare l’invasione, in molti casi facevano fatica anche a condurre una vita normale. Si giunse a situazioni davvero assurde, come ad esempio la creazione di una divisione, la 70a di fanteria che era composta unicamente da uomini sofferenti di dispepsia a cui doveva essere somministrato un rancio speciale per evitare casi mortali di dissenteria.