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venerdì 9 agosto 2013

lady gaga in the abramovic method

mercoledì 12 giugno 2013

Philippe Daverio

Francesco Bonami: - "Philippe Daverio? Un imbonitore."
Massimiliano Gioni: - "Philippe Daverio? un presentatore televisivo."

martedì 7 maggio 2013

arte & vomito

arte e vomito

lunedì 29 aprile 2013

l'italia è una repubblica fondata sul tavor

l'italia è una repubblica fondata sul tavor

Pharmacie - di Mario Fallini

giovedì 28 marzo 2013

quando penso alla prossima opera di cattelan

Bersani inginocchiato di fronte a Grillo sul trono con Casaleggio icona russa e berlusconi san sebastiano con Cattelan al registratore di cassa che batte uno scontrino da 8 milioni di dollari di una torta nuziale del guggenheim con cattelan stesso e nancy spector in cima come sposini

lunedì 14 gennaio 2013

7x8=56 Bonito Oliva


Eh, quella è una storia divertente. Siamo andati alla solita festa romana in casa di gente mai vista prima, come al solito il delirio, e dopo poco stavamo tutti rovinati. 

C’eravamo io, Matteo Keffer e Margherita buttati per terra in mezzo alla strada a bere un vino rosso che ci eravamo inculati sopra. Arriva un vecchio signore che non riusciamo a scorgere bene perché in controluce, ci chiede «7 X 8?». Noi «56», e lui «ahah, bravi, io sono Achille Bonito Oliva». Sembra assurdo, ma è così. Insomma varie follie finché Umberto Scrocca ha detto «tutti a casa di Achille». E siamo andati a casa di Achille. Lì praticamente la festa è continuata, abbiamo iniziato a bere amari, liquori, Montalcino da duecento euro l’uno come se fosse tavernello. Poi il Keffer se n’è uscito «Achille famo na pasta?», e Achille «sì!!!». E ci siamo fatti ‘sta gricia. Abbiamo fatto chiamare Nic da Achille e poi il Keffer si è messo a pisciare dal terrazzo su Via Giulia, e io l’ho chiuso fuori. Poi non mi ricordo più nulla.
Il rapporto professionale è nato che lui (Achille) mi diceva «passate giovedì prossimo al Camponeschi» (un bar in piazza Farnese) insomma ci aveva preso in simpatia, dopo poco ci ha detto che noi non avremmo dovuto mai pagare da bere in quel posto.
Pian piano ci ha presentato tutti i loro pinaisti: Cucchi, Baldo Diodato… Poi mi ha proposto di organizzare un aperitivo/vernissage lì al Camponeschi e io ho subito pensato a Flavio Solo e ad Artcock. La serata è stata un successone, una cifra di gente, anche se era tutto un po’ accroccato dentro ‘sto winebar.
La cosa più fica del Camponeschi è che fanno un Vodka Sour della madonna. Cioè Franchino, il barista, fa un Vodka Sour della madonna.

lunedì 26 novembre 2012

artissima 2012





venerdì 21 settembre 2012

le dieci cose che trasformano qualcosa in arte contemporanea

gilles deleuze

1.un titolo
2.courier new
3.gilles deleuze
4.il terzo paesaggio (gilles clement)
5.le fotocopie
6.scritte in marmo
7.animali vivi in spazi bianchi
8.liste
9.gilles delueze
10.oggetti al contrario

sabato 15 settembre 2012

sibi the playroom band



http://www.sibisibi.com/

SiBi è un gioco per mettere alla prova la propria vena creativa. Chi pensa di avere fantasia sufficiente per realizzare un oggetto originale (che sia una canzone o una scultura, una foto o una performance) potrà mettersi letteralmente «in gioco». Lo spazio e le attrezzature rimarranno in funzione per un mese, gratuitamente. L’iniziativa è aperta a tutti, per partecipare occorre semplicemente prenotarsi: sibitheplayroom@gmail.com, 333/67.03.948, sulla pagina Pauli Accola di Facebook.

venerdì 14 settembre 2012

sibi the playroom - da questa sera a palazzo ottolenghi


Nella playroom di Palazzo Ottolenghi
a giocare una partita con SiBi
Da venerdì si potrà partecipare al progetto del collettivo "Pauli Accola": un sistema genera istruzioni per realizzare opere mettendo in moto la propria creatività. L'idea è dell'astigiano Roberto Fassone, che porta SiBi ad Asti dopo averlo presentato al Politecnico di Milano



Una delle sale di Palazzo Ottolenghi occupate dal materiale necessario a giocare con il progetto SiBi
Sviluppare spazi di interazione mettendo in atto un processo creativo in un contesto ludico. E’ questa la definizione accademica di “SiBi The Playroom”, laboratorio di sperimentazione creativa che da venerdì (inaugurazione alle 18, con presentazione mercoledì sera al Michelerio), per un mese, sarà aperto con orario flessibile al primo piano di palazzo Ottolenghi. Molto più semplicemente «un gioco», come ama definirlo uno dei suoi ideatori, il giovane astigiano Roberto Fassone del collettivo Pauli Accola, di cui fanno parte anche il fratello Riccardo Fassone e il bresciano Samuele Cherubini. «La “playroom” è una sala dove si gioca, non si fa arte – spiega Fassone –  Il gioco nasce dalle istruzioni fornite da SiBi, un software (del quale Fassone ha creato il cybertesto –ndr) capace di generare più di due miliardi di set di istruzioni differenti.

Ogni partita – continua – prevede un set di sei istruzioni: tre sono riferite al medium che i giocatori dovranno utilizzare, due al tema di cui l’artefatto dovrà trattare e una al titolo che dovrà avere. Seguendo queste istruzioni si hanno quattro ore di tempo per creare un’opera: video, scultura, dipinto, canzone, performance, testo o qualunque altra cosa la creatività dei giocatori sia in grado di partorire». Per realizzare l’opera si potranno utilizzare gli strumenti presenti nella playroom, una delle tre stanze che fanno parte del progetto: «nelle altre due ci sono rispettivamente SiBi (in versione analogica e digitale) e le opere realizzate dai partecipanti», specifica Fassone. Il gioco è nato da una sua idea a ottobre 2011 a Torino e poi presentato al Politecnico di Milano all’interno del corso “Design di servizi” tenuto dalla prof. Rebecca Pera di cui l’astigiano è stato assistente.

«Per il gioco – conclude Fassone – serviva un nome che restasse in testa, abbiamo optato per Sibi, nomignolo comune che io e un mio compagno di basket davamo ad una nostra conoscente, mentre Pauli Accola (nome del celebre ex sciatore svizzero – ndr) è come mi chiamavano i miei compagni del corso di arti visive allo Iuav di Venezia per via dei maglioni anni ’90 che indossavo in quel periodo». “SiBi The Playroom” gode del supporto di Art Mob (di cui ha vinto il bando), Fondazione Pistoletto, Comune di Asti e Cre[at]ive e sarà esposto in autunno anche a Torino e Venezia.  Per giocare a “SiBi” si può scrivere alla mail sibitheplayroom@gmail.com, chiamare il numero 333/6703948 o collegarsi alla pagina facebook. I primi cinquanta iscritti vinceranno una maglietta con logo del progetto. Su www.sibisibi.com è anche possibile visionare alcuni divertenti video di presentazione.


  Luca Garrone

venerdì 31 agosto 2012

l'arte

ogni forma d'arte
prima o poi decade
si consuma
diventa una frase
alla ruota della fortuna

giovedì 9 agosto 2012

Seriously – Mr Hirst – I am talking to you.

But here is the other side of the story: an artist so wealthy and powerful that he can kid himself he is an Old Master and have the art world go along with the fantasy. The most recent paintings here were finished this year, so the fantasy is still very much alive. So is the courtiers' chorus of support. The exquisitely produced catalogue has an essay by a senior curator at the Prado in Madrid, who draws comparisons with Caravaggio and Velázquez. Yikes. It would be impressive stuff if we did not have the paltry reality of Hirst's paintings before our eyes. At White Cube, I pass from picture to picture, trying not to crack up laughing or actually swear out loud. The exercise feels like a parody of being an art critic, for these are humourless parodies of paintings. Like the Prado expert I can spot the analogies – lemons, how Zurbarán – but they work only to destroy and humiliate Hirst's daubs. Seriously – Mr Hirst – I am talking to you. It seems you have no one around you to say this: stop, now. Shut up the shed. I say this as a longtime admirer, not an enemy. No encounter with a contemporary work of art has ever thrilled me like the day I walked into the Saatchi Gallery in 1992 and saw a tiger shark's maw lurch towards me. But these paintings are abominations unto the lord of Art. They dismantle themselves. Each of these paintings – from the parrot in a cage to the blossoms and butterflies – takes on the difficulties of representational painting and visibly fails to come close, not merely to mastery, but to basic competence.

domenica 15 luglio 2012

sibi the playroom, dal 14 settembre ad asti a palazzo ottolenghi

$B the playroom from JamaicaInRoma on Vimeo.

sabato 30 giugno 2012

eugenio merino, stairway to heaven

eugenio merino, stairway to heaven

lunedì 28 maggio 2012

arte moderna

fare iconoclastia su allah sarà x l'arte del XXI secolo quello che è stato farla su gesù cristo nel XX secolo

lunedì 9 aprile 2012

post human

post human

martedì 28 febbraio 2012

banksy vs robbo

banksy

lunedì 6 febbraio 2012

arte fiera bologna 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

saatchi gallery

L'arte di oggi mette in imbarazzo per la sua incomprensibilità, ma nessuno se ne accorge, né il pubblico né i critici né gli organizzatori di mostre. I nuovi esteti sembrano ormai dei conformisti sociali e dei gretti mercanti. Nel mercato dell'arte ciò che manca è l'arte.


Charles Saatchi

http://www.saatchi-gallery.co.uk/

http://www.londraweb.com/Saatchi_vi_stupiro_%20con_la_mia_galleria.htm

L'arte di strada rivaluta i muri

In Italia il potere della Street Art nella rivalutazione degli immobili è sottostimato. «È un rapporto ancora acerbo a causa della scarsa valorizzazione culturale data alla Street Art nel nostro paese, dove gli artisti sono visti spesso ancora come imbrattatori di muri o addirittura vandali» spiega l'avvocato Riccardo Barbieri Torriani, responsabile della divisione acquisizioni della società immobiliare Gruppo Granvela a Milano. Eppure la capacità della Street Art di rivalutare aree urbane dismesse o degradate è stata altrove già dimostrata. «A New York – continua Barbieri Torriani – in quartieri come Tribeca e Brooklyn, il prezzo di immobili in zone valorizzati da writers può crescere fino al 10-15% a seconda della fama dell'artista coinvolto». La stessa società ha cercato in passato di coinvolgere un writer affermato per dipingere un muro in zona Precotto a Milano, ma il progetto non andò in porto per l'opposizione di alcuni condòmini.
Tale atteggiamento ostile ci viene confermato dalla società di consulenza immobiliare Colliers International Italia: «La correlazione tra Street Art e mercato del mattone in Italia è inesistente e ciò dipende anche dal nostro retaggio culturale. Quanti riconoscono la Street Art come arte? Non ci sorprenderemmo di sentir chiedere uno sconto perché sul palazzo c'è un'opera di Street Art».
E invece quest'arte è una di quelle manifestazioni creative che favoriscono il processo di riqualificazione di un quartiere, con un conseguente aumento dei prezzi che può andare dal 20 al 70%, come spiega Silvia Mazzucotelli del Centro per lo studio della moda e della produzione culturale dell'Università Cattolica di Milano. In Italia tale fenomeno ha investito i grandi centri industriali: Torino – si pensi alla zona di San Salvario, dove i prezzi degli immobili sono saliti del 25-30% in quattro anni – e Milano, in particolare Lambrate (dove si trovano tante opere degli Street Artist italiani Blu e Ericailcane) e la Bovisa. Anche Lapo Elkann ha scelto per la sede milanese della sua factory creativa Independent Ideas un immobile in Via Pestalozzi (zona Navigli) al cui interno si trova un «Obey» di Shepard Fairey.
Tuttavia rimane difficile stabilire una correlazione diretta tra Street Art e prezzi degli immobili. «Alcune proprietà a Bristol e Londra – dice ancora la società Colliers International – hanno raggiunto prezzi più elevati, spesso nell'ordine di decine di migliaia di sterline, grazie a opere di Banksy, ma bisogna guardare al singolo caso». 
Lo conferma Sebastian Kohlmeyer dell'agenzia immobiliare Herbert & Kohlmeyer Immobilien di Berlino, che osserva pure che la Street Art è un ottimo strumento di marketing. «Sempre più spesso i clienti chiedono di integrare eventuali opere di Street Art nelle ristrutturazioni degli immobili». Il proprietario di un'area in costruzione su cui era presente un'opera di Banksy, per esempio, ha fatto asportare il muro per rimontarlo nel suo loft privato.