mercoledì 1 dicembre 2004

Interviste Personali: William Bottin

William Bottin, I love me

In questi lunghi giorni Asti-Collecchio-Asti, ci sono due compagni di viaggio che adoro: la pioggia e la musica di William Bottin, che contiene anche la pioggia e le nuvole e un po' tutte le cose che sento lungo il viaggio.
Per cui è bellissimo tornare a casa e trovarsi le sue risposte nella mail.

E-BLOG: William Bottin è un designer di mondi: crea musica non perché suona bene la tastiera, come Pino Daniele suona bene la chitarra, ma la sua musica è espressione di un'analisi e di una comprensione sensibile della realtà, si esplicita poi anche in quello che scrive sul suo blog, nelle sue foto.
Right?

BOTTIN: Wrong. La mia musica di solito non è l’analisi di un bel niente, nè tantomeno è orientata ad un tipo di ascolto specifico. So di gente che ne trae soddisfazione guidando, facendo sesso, lavandosi, persino dormendo.
Ieri ho visto uno che la ascoltava friggendo polpette di baccalà.
Il blog (nella sua forma attuale) esiste da pochissimo. Prima di questo ne avevo uno su livejournal dove scrivevo essenzialmente gli affari miei. Prima ancora ne avevo uno su blogger. Raramente ci faccio analisi sociologica, al massimo ci scrivo le cose che mi piacciono e quelle che detesto. Foto: una volta ne facevo di più, ma la vecchia Pentax ha l’otturatore rotto e non per il momento non possiedo una digitale.

E-BLOG: Se dovessi descrivere a qualcuno la mia adolescenza, gli farei sentire la voce acerba di Diana Est che canta Tenax, le versioni di latino e il gel tra i capelli, le mie compagne di classe con il carrè pesantissimo.
Se dovessi descrivere questi giorni che vivo adesso, gli arrivi a Milano la domenica sera guidato dalle luci della tangenziale, le serate minimal, gli angoli delle mie slide in powerpoint, l'ingresso nell'età adulta, gli farei sentire la tua Cloudy.

BOTTIN: Cloudy è un brano che ho fatto abbastanza in fretta, l’ho immaginato quasi come colonna sonora per un film di David Lynch. Ma dalla tua descrizione temo di non aver proprio centrato l’obiettivo.

E-BLOG: Non direi, la mia vita assomiglia molto a un film di David Lynch, ma senza la Rossellini. E Lynch, e i Duran Duran, e tutto quello che era anni '80, nei '90 è stato defenestrato, e ritorna adesso. A volte mi sembra che il discorso '80 sia ripartito ora da dove l'avevamo lasciato.
Da dove parte la tua musica?

BOTTIN: Premetto dicendo che sono nato nel ‘77 e che il primo disco che ho comprato è stato Arena dei Duran Duran. Ho anche Rio, Notorious, un bootleg di un concerto in California e So Red The Rose degli Arcadia.
Sono però più legato agli Anni Settanta: ho ascoltato molto funk, soul e pure disco music. Ho imparato molto dai dischi degli Earth Wind and Fire, da Donald Fagen e gli Steely Dan. Il jazz ho cominciato ad ascoltarlo dopo e l’elettronica non l’ho mai seguita molto. Mi piace molto anche un certo rap rilassato, tipo quello dei Digable Planets o dei De La Soul.
Gli Anni Novanta musicalmente mi son piaciuti, soprattutto la scena acid jazz ma anche la house francese. Mi sembra che si sia quasi più revival adesso, con tutti questi gruppi di neo-rock’n’roll e electroclash.

William Doubtful

E-BLOG: E invece per te cosa è cambiato in questi anni? Mi riferisco ai cambiamenti dal tuo primo disco Chill Reception a Love Me Vol. I che è uscito pochi mesi fa.
BOTTIN: La differenza principale è che Chill Reception costava 18-20 a seconda dei negozi. I Love Me invece ha un prezzo imposto di 15 euro e contiene anche due video. Hanno in comune il fatto di essere due album piuttosto eterogenei, con brani che vanno dal chill-out/downtempo all’house.
I Love Me, è un disco più curato e il suono è migliore. Il mood complessivo è diverso: ci sono sì un paio di brani “introspettivi” (come appunto Cloudy che hai citato prima) ma anche molti pezzi scanzonati, “leggeri” come If I Had a Hi-Fi, Blaze Of Light, No Lemon No Melon e ovviamente Lunedì Cinema.
Chill Reception invece è un disco prettamente notturno.

E-BLOG: Infatti sentendo Chill Reception mi immaginavo che suonavi di notte. Ma che strumenti suoni? Ovvero, suoni? Quando fai le demo, suoni la batteria o usi il sequencer? E che tastiere usi? Come ne modifichi i set di suoni? E i programmi? Cubase, Wavelab? Roba che si trova su eMule? Che poi di solito si tende quasi a negare di "non suonare", io invece adoro quelli che non suonano, ma programmano.
BOTTIN: Suono tastiere, chitarra e tromba. I bassi a volte li programmo, altre volte li faccio suonare da bassisti bravi, altre volte ancora li suono io. La batteria è spesso programmata, quando ci sono delle batterie vere in realtà ne ho fatto suonare solo un loop che poi viene montato e rimontato successivamente. Stessa cosa per le percussioni. Le parti tipicamente elettroniche/synth sono tutte suonate e poi loopate, quasi mai programmate nota per nota.
Da qualche tempo uso tastiere, ma quasi tutti i synth sono fatti con dei software.
Come programma uso principalmente LogicAudio, una versione di 3 anni fa perchè non ho voglia di comprare l’upgrade.

E-BLOG: Un'altra delle ragioni per cui apprezzo ciò che fai è la tua apertura a condividere la tua musica: penso sarebbe bello mettere un link per scaricare un tuo mp3 per far conoscere la tua musica da chi non ti ha ancora mai sentito, scegli tu il pezzo.
BOTTIN: Qui c’è un mp3 con un mix di varie cose nuove e meno nuove.

E-BLOG: A proposito, tre posti/tre locali/tre città dove vorresti che si ascoltasse la tua musica/dove è bello ascoltarla.
BOTTIN: 1) Come sottofondo di Onda Verde;
2) in un dj set di Fernanda Lessa;
3) l’anno scorso l’ho sentita al Salone Del Mobile, mi pare nello stand di Cappellini. Mi sembrava appropriata.

E-BLOG: La mia ragazza adora Sheherazade, del tuo primo disco, e ci chiedevamo che taglio di capelli si dovesse avere per ballarla meglio.
BOTTIN: Di capelli non me ne intendo più molto, ma per divertirsi al meglio suggerisco di ballarla indossando un casco integrale in un locale pieno di spigoli.
A proposito: vorrei cogliere l’occasione di scusarmi nuovamente con Alessio Goldi, il bassista di Sheherazade, a cui sanguinano ancora le dita.

E-BLOG: A proposito, quante chances ho che tu faccia il sound designer del mio matrimonio? E se sì, cosa proporresti?
BOTTIN: Sicuramente un'installazione di musica generativa concettuale, incomprensibile ed inutile: una di quelle cose che vanno da sole per ore ed ore, così il sound designer può dedicarsi a sparare il riso con la cerbottana.
L'unico matrimonio a cui ho suonato è stato quello di uno dei Marzotto, in un castello. C'era una cantante mezza catalana e mezza islandese, cugina di Bjork. Si chiamava Katla Gudmundsdottir. Abbiamo fatto anche "I Watussi".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

la copertina è figa. lui sembra una via di mezzo tra moby e john malkovich. politicallyscorrect

titti ha detto...

bottin lo conosciamo pure in giappone,
ma ad essere sinceri gli preferiamo Fernanda Lessa

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