mercoledì 8 dicembre 2004

Immagino che tutti quelli che passano di qui conoscano Matteo Galliazzo.
Altrimenti, provvediamo subito.
Matteo Galliazzo - L'Incipit

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma perchè parli di queste cose quando potresti parlare di giovani e di politica? hic....
Sintu Loper

Anonimo ha detto...

out of topic: potresti indicarmi un albergo a lisbona? possibilmente vicino ad un negozio di giocattoli vecchi che venda le linee della playmobil degli anni ottanta. grazie.
capt. manicangini

Anonimo ha detto...

letto superficialmente e saltando le righe ma interessante. chi è costui? Z

E-doardo ha detto...

Matteo Galiazzo è di Genova (in una puntata di quella trasmissione che faceva Chiambretti in giro per i teatri italiani, lo aveva presentato come lo scrittore + interessante della città), ha fatto parte della gioventù cannibale, scriveva sul Maltese (laba, se vuoi ti passo alcuni racconti usciti lì molto belli).
Ha pubblicato la raccolta di racconti Una particolare forma di anestesia chiamata morte (Einaudi 1997) e i romanzi Cargo (Einaudi 1999) e Il mondo è posteggiato in discesa (Einaudi 2002).

Anche lui, come il 99% degli scrittori contemporanei da Palahniuk in giù è uno "scrittore di stranezze", ma in lui si ritrovano osservazioni sulla realtà davvero interessanti.

Attualmente il libro piú bello che ho letto in vita mià è Gödel, Escher, Bach, un'eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter. Non è una cosa solo mia: ho scoperto che molti lo considerano il libro piú bello che abbiano letto in vita loro. A volte quando sono in libreria mi metto vicino allo scaffale dove c'è Hofstadter, e spesso passa qualcuno che dice a qualcun altro: « Vedi? Quello è il libro piú bello che abbia mai letto».
Nella mia personale classifica dei libri piú belli, anche nelle posizioni successive non ci sono testi di letteratura: Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond, La realtà inventata a cura di Paul Watzlawick, Dio e la nuova fisica di Paul Davies, e altre robe cosí.
Nella letteratura ho sempre cercato piú o meno le stesse cose, romanzi in cui storia e ambientazione fossero un pretesto per pagine manualistiche che illustrassero tecniche, tecnologie, mestieri, o visioni extraumane. Ecco, mi piacciono i libri che spostano il genere umano dal centro del pensiero.
Insomma, sono stato un lettore di letteratura soprattutto a causa della mia pigrizia, perché i romanzi fino a una certa età erano piú invitanti dei manuali e dei saggi, tutto andava giú piú facilmente.
La cosa strana a questo punto è che io mi sia messo a scrivere narrativa, dato che della narrativa mi interessano questi aspetti piuttosto marginali. Perché, mi potrebbe chiedere uno, perché ti sei messo a scrivere racconti e romanzi e non manuali di questo e di quello? Perché a pochi è consentito scrivere un manuale. A chiunque, invece, è consentito scrivere un romanzo, non ci sono controlli cosí severi. Allora eccomi qua.

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