domenica 31 ottobre 2010

Leggendo l'intervento odierno di Famiglia cristiana, c'é da rimanere allibiti e addolorati. E' ovviamente legittimo criticare un Governo, un Premier, ed eventualmente non condividere gli stili di vita dell'una o dell'altra personalità pub...blica. Ma dovrebbe esserci una differenza netta tra la critica legittima e l'insulto, la violenza verbale, la criminalizzazione morale. Si deve purtroppo concludere che, in un momento in cui già tanti gettano benzina sul fuoco, anche Famiglia cristiana intende partecipare all'aggressione selvaggia in corso contro Silvio Berlusconi come politico e come persona. Forse qualcuno lo ha dimenticato o lo ignora, ma presentare come 'malato' un avversario politico o un dissenziente era abitudine dei peggiori regimi, dei veri e propri incubi della storia del Novecento. Che si riproponga questo metodo dà il segno di quanto sia triste questo autunno italiano.
Daniele Capezzone, portavoce Pdl

sabato 30 ottobre 2010

Gli uomini che nutrono il massimo rispetto per le donne godono di scarsa popolarità tra loro.
Joseph Addison

venerdì 29 ottobre 2010

La narrativa italiana e gli omogeneizzati per adulti senza casa

Non passa anno che non esca un romanzo di successo con la voce narrante di un bambino, e non poteva mancare all’appello Niccolò Ammaniti, a raccontare «quel paesaggio dell’adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista». Non passa anno che io, en passant, molto passant per la verità, non scriva la stessa recensione tanto intercambiabile quanto questi librini di letteratura d’infanzia per adulti. Eppure stavolta vorrei astenermene, o meglio, capitandomi tra i piedi una pila di Io e te, del quale sono invase le librerie, ennesima storiella facile facile di un ragazzino rinchiuso in una cantina con una sorella che lo svezzerà al mondo reale (con l’alibi del racconto di formazione), ho avuto una illuminazione particolare in più sulla narrativa italiana di successo o di insuccesso in generale. Insomma, non c’entra solo il trucco di sfornare narrazioni minimali da prima elementare e prima alfabetizzazione per nascondersi dietro al paravento paraculo dell’infanzia e davanti al consapevole espediente che una stronzatina scritta da un adulto per adulti resta una stronzatina mentre una stronzatina scritta da un bambino sembra una commovente verità. Perché alla fine, nella furberia, i più innocui mi sembrano proprio loro, i bambini che non hanno paura di Ammaniti, i bambini di cui non si sa nulla della Vinci, il bambino che sognava la fine del mondo di Scurati, il bambino e il papà di Veltroni, il bambino evangelico di Baricco, i bambini di Nove, i bambini di Scarpa, e quest’ultimo bambino di Ammaniti stampato su carta ecosostenibile Cyclus Offset (per paradosso nella collana Stile Libero Big), e ancora di più i bambini veri fuori dai libri, che sono molto più intelligenti e svegli di tutti i suddetti bambini narrati. Detta altrimenti, basterebbe fare un piccolo esperimento scientifico, e leggere una pagina dell’ultimo bambino di Ammaniti e confrontarla non solo con gli altri libri di bambinanti, ma con la maggior parte dei romanzi italiani pubblicati, e scoprire che la lingua è la stessa, le strutture anche, le Weltanschauung stringi stringi anche, di qualsiasi cosa parlino. È difficile trovare scritture non dico da studiare, ma da citare, sulle quali pensare pensieri profondi, difficile non trovare scritture che non sembrino traduzioni di traduzioni dall’inglese di testi sempre elementarissimi, da elementari o su di lì. Se il fratello d’Italia Arbasino non leggeva granché i contemporanei perché in una casa prima dei soprammobili ci vogliono i mobili, qui siamo ai giocattoli e non serve più neppure la casa. Così nell’ultimo Ammaniti il massimo della riflessione è «Un gabbiano era appollaiato sullo scheletro di un albero ricoperto di buste di plastica che spuntava dall’acqua color fango. Se fosse venuto Dio e mi avesse chiesto se volevo essere quel gabbiano, avrei risposto di sì», e comunque, attenzione, questi passaggi non sono da disprezzare, sarebbero perfetti per una canzone di Povia o Jovanotti o Celentano, basterebbe scandirli diversamente («Un gabbiano era appollaiato/ sullo scheletro di un albero/ ricoperto di buste di plastica...»), benché già Jonathan Livingston se ne sarebbe volato via prima di appollaiarsi. Insomma, se leggiamo i punti di non ritorno dei cosiddetti classici, da Flaubert a Kafka, da Balzac a Proust, da Sterne a Faulkner al Fitzgerald citato in epigrafe nell’ultimo racconto di formazione di Ammaniti, tirando le somme non sembrano scritti da bambini anche gli altri romanzi per adulti? Quale reale differenza di spessore tra scritture ci sarà mai tra la Avallone e la Murgia e Giordano e il nuovo Piperno (che però ha dalla sua l’alibi dell’ebraismo, ossia scrive «con un’acribia stilistica da certificatore della purezza kasher», secondo la certificazione del rabbino D’Orrico) e il Lui e lei di Andrea De Carlo e i noi di Veltroni e perfino con la camorra raccontata in modo così semplificato da Saviano (ve lo immaginate che gmommero inestricabile sarebbe saltato fuori se Gomorra lo avesse scritto Carlo Emilio Gadda?), fino alla poetica del mondo storto di Corona, un mondo che finirà perché non coltiva più le patate? Chi non è d’accordo scagli una pagina di letteratura, o se non altro la prima patata, o almeno l’ultimo bambino superstite.
Massimiliano Parente
Dietro ogni italiano si nasconde un cretino
Ennio Flaiano

mercoledì 27 ottobre 2010

Quando si arriva in una nuova città, la prima sera si cena nel primo ristorante che si vede, poi in quello che ci sembra il più bello, poi in quello che ci si può permettere. Lo stesso accade con l'evolversi delle relazioni amorose.

As brumas do futuro, de Capitães de abril de Maria de Medeiros, por Madr...

miss deboscio

torna miss deboscio

martedì 26 ottobre 2010

sgarbi a telemarket

fallire è triste

fallire è triste, essersi impegnati devastante

grafia

se solo alba avesse un umlaut nel cognome, o almeno una dieresi, sarebbe perfetta

lunedì 25 ottobre 2010

amor di perdizione


Amor di perdizione, strumentale

domenica 24 ottobre 2010

Words by Everynone

vecchiaia: ha senso vivere fino a quando ti puoi ancora suicidare da solo.

sabato 23 ottobre 2010

con la porsche panamera non si è mai veramente soli

venerdì 22 ottobre 2010

http://thecoolhunter.net/food
il sushi x noi è una commodity come lo è la pasta x gli americani

giovedì 21 ottobre 2010

nelson piquet





l'ultimo romanzo di houellebecq è brutto come tutti gli ultimi romanzi di chiunque.

mercoledì 20 ottobre 2010

Per una donna la bruttezza è già metà della strada verso la virtù
Heinrich Heine

collezione i grandi plastici di Bruno Vespa

Bruno Vespa e il plastico di Avetrana

Bruno Vespa e il plastico di Cogne