sabato 10 settembre 2011

reductio ad hipsterum

http://hipsteripsum.me/

soundtrack: hipster by ildeboscio

hipster 11 settembre a billyburg

giovedì 8 settembre 2011

la mostra del cinema di venezia secondo marco giusti

Ottavo giorno di Mostra. Ormai non se ne puo' piu'. Anche le sale scoppiano. La proiezione del film "sorpresa" cinese, "Ren Shan Ren Hai" di Gu Xiaboai, e' stata funestata da una serie di colpi di fumo che hanno fatto uscire il pubblico di corsa.
Grande momento, si sono svegliate anche le due critiche ciccionissime che avevo di fianco, ma niente paura. I piu' sono andati a mangiare, gli altri sono rimasti amando il film, ma non capendo assolutamente il finale, che vedeva una resa di conti in miniera con tutti gli attori sporchi di carbone assolutamente irriconoscibili. Chi ha ucciso chi? Boh?
Subito dopo partiva la proiezione del film sulla fine del mondo di Abel Ferrara, "4:44 Last Day on Earth" con Willem Dafoe e Shanyn Leigh, donna di Ferrara, poco espressiva, ma gran sedere giustamente sempre inquadrato. Poverissimo, si svolge tutto nell'appartamento newyorkese dei due, con apparizioni di star del cinema di Ferrara che appaiono via Skype (c'e' anche Anita Pallenberg) e i blues di Francis Kuipers.
I fan di Ferrara si scatenano, in fondo il suo e' quasi sempre grande cinema, controllo totale del set e degli attori, delle riprese, del montaggio. Curato con i suoi collaboratori di sempre. Commovente, di una miseria totale per budget e cast, ma di una inventiva totale. Una cosa che non sempre si vede ai festival.
La mattina dopo tutti pronti alle 9 per il film di Cristina Comencini, "Quando la notte", tratto dal suo romanzo, interpretato da Claudia Pandolfi e Filippo Timi. Dopo quaranta minuti della Pandolfi in giro per le montagne piemontesi come da Film Commission Piemonte, ormai stremata dal pianto del suo figlioletto, pronta per una fiction sulla Franzoni e un'apparizione a Porta a Porta, l'entrata in scena di Filippo Timi come suo tenebroso padrone di casa e guida alpina, partivano i fischi della sala.
E purtroppo crescevano con lo scatenarsi della storia d'odio e amore fra i due, con battute non proprio riuscite. Alla fine sono partiti i fischi piu' clamorosi di tutta la Mostra. Diciamo che non e' un film riuscito. E, con tutta probabilita', non andava portato a Venezia, e ancor meno piazzato in concorso. Non c'e' solo la brutta figura, ma rischia di uccidere il talento di uno dei nostri miglior attori giovani, forse il migliore in assoluto, cioe' Filippo Timi, accolto malamente gia' in "Ruggine".
Ormai, quando il pubblico lo vede apparire con l'occhio a palla e il vocione tenebroso partono le risate. Urge che faccia subito un film comico, un horror demenziale, basta con ruoli da sadico o tenebroso da cinema d'autore. Salviamo il soldato Timi. Ovvio che domani, quando arrivera' "L'ultimo terrestre" di Gipi, piccolissmo film di fantascienza pisano, sgradevole, povero, ma lucido e ben costruito, si gridera' al piccolo capolavoro.
Intanto, sappiamo dai soffietti del "Corriere", Elisabetta Sgarbi si divide a Venezia fra le sue due professioni, regista la mattina ed editor la sera. Ha pure incontrato Cronenberg per metterlo tra i suoi autori Bompiani. Magari le puo' insegnare qualcosa.

martedì 6 settembre 2011

il segno più tangibile dell'avvento di berlusconi in politica è la sostituzione dell'etica con la fica

domenica 4 settembre 2011

la chiesa cattolica dovrebbe opporsi ai viaggi nel tempo, metti che poi si scopre che quello che era scritto nei vangeli non era vero

sabato 3 settembre 2011

Se una ragazza va con tanti uomini è una troia, se invece lo fa un ragazzo è frocio

venerdì 2 settembre 2011

Berlusconi cerca di conquistare voti a sinistra. Il prossimo passo sarà dire che non ha la tv

Napoli, 1 set. (Adnkronos/Ign) - "Io, sono assolutamente tranquillo... A me possono dire che scopo, è l'unica cosa che possono dire di me... è chiaro? Quindi io... mi mettono le spie dove vogliono... Mi controllano le telefonate... Non me ne fotte niente... Io... Tra qualche mese me ne vado per i c... miei... Da un'altra parte e quindi vado via da questo paese di merda, di cui sono nauseato... Punto e basta". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si sfoga al telefono con Walter Lavitola ricercato nell'ambito dell'inchiesta su una presunta estorsione posta in essere contro lo stesso Berlusconi, con Giampaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto arrestati oggi in base a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Amelia Primavera su richiesta dei pm della Procura di Napoli diretta dal procuratore Giovandomenico Lepore.

La telefonata tra Berlusconi e Lavitola è stata intercettata dai pm della Procura di Napoli il 13 luglio scorso. Lavitola si trova in Argentina mentre discorre al telefono con Berlusconi. A pagina 11 dell'ordinanza di custodia cautelare è riportato che "nel corso del colloquio intercorso tra Lavitola e Berlusconi è proprio quest'ultimo che contatta Lavitola sull'utenza panamense, facendosi introdurre nella conversazione da tale Alfredo".



Il gip Primavera sottolinea che: "la rilevanza della conversazione in esame discende dal fatto che la stessa attesta non solo quella speciale vicinanza in cui si discorreva ma anche la natura dei rapporti intrattenuti tra Berlusconi e Lavitola, rilevandosi quest'ultimo impegnato sostanzialmente quale attivo e riservato informatore su vicende giudiziarie che, benché riguardanti terzi, appaiono di specifico e rilevante interesse dello stesso Berlusconi".



Nel corso della conversazione telefonica tra il presidente del Consiglio e Lavitola "al di là del merito delle considerazioni che provengono da Lavitola -spiega Primavera- è soprattutto di procedimenti giudiziari che egli discorre riferendosi in particolare a quello condotto qui a Napoli sulla cosiddetta P4 nonché ad altri potenziali procedimenti riguardanti fatti accaduti a Bari e di cui Lavitola sembra avere notizie".



In riferimento alla telefonata con Lavitola intercettata, e in particolare alla frase con cui ha definito l'Italia 'paese di merda', Berlusconi in serata ha detto: "Sono qui e rimango qui per cambiare questo paese che ho definito in un certo modo".



"Ho visto delle intercettazioni... E sono qui proprio perché l'Italia non sia quel che è adesso", ha sottolineato Berlusconi da Parigi, spiegando di avere "dato una definizione di quelle che si danno a notte inoltrata". L'Italia è un Paese in cui anche "delle cose dette magari in un momento di rilassatezza o con il sorriso o per paradosso" vengono pubblicate sui giornali. "Questa è una cosa che veramente non esiste", ha concluso Berlusconi.

giù dal salumiere c'é un conto da saldare di 15.000 euro.

BARI - "Voi state avendo un tenore di vita troppo elevato per il reddito... e questi hanno sgamato tutto, che il lavoro è finito... che la cosa è così... hanno sgamato tutto". "Dì a Nicla di non andare con la borsa Cartier... di andare una volta in meno al ristorante". E' agitato Valter Lavitola mentre, la sera del 17 giugno 2011, parla al telefono con Gianpaolo Tarantini al quale detta la linea sul tenore di vita da tenere per non destare sospetti negli investigatori. Dall'altra parte del telefono c'é però un Gianpaolo Tarantini depresso, che dice di non avere i soldi per mangiare e che ha paura del futuro ("stò con le pezze al culo", "Stiamo senza soldi, un casino", confessa).

Lui e la moglie, Angela Devenuto (detta Ninni o Nicla), finiti oggi in carcere, sembrano vivere da tempo - annotano gli inquirenti - in "affanno economico". L'appannaggio mensile di 20.000 euro che - secondo l'accusa - Silvio Berlusconi versa ai coniugi (14mila euro al mese, oltre all'affitto della casa romana, le spese legali e quelle straordinarie) non sembra infatti sufficiente a far fronte alle uscite, anche perché - dice Gianpi al telefono - già dal salumiere c'é un conto da saldare di 15.000 euro.

La coppia preme quindi per il versamento dei 500mila euro promessi dal premier e lo fa attraverso il loro amico Valter Lavitola, direttore dell'Avanti, ora latitante anche se lui afferma di essere all'estero per lavoro, che mantiene i rapporti con il premier. Lavitola - secondo le indagini - ha consegnato ai Tarantini solo 100mila dei 500mila euro ottenuti e ha trattenuto la somma restante per sostenere proprie iniziative economiche. Il 9 luglio scorso Gianpi e Lavitola parlano al telefono del danaro che non arriva. Tarantini confessa di vivere con "50 euro contati al giorno", di avere l'auto a noleggio, mentre la moglie "la macchina non ce l'ha neppure". E sbotta: "Devo consentire a Nicla di andare a vendersi le borse? O di andare senza macchina?".

Più esplicita è invece la moglie di Tarantini che il 23 luglio parla con Lavitola (indicato negli atti come suo amante) sulla possibilità che il marito, stanco di aspettare il danaro promessogli, decida di non patteggiare la pena nel processo di Bari sulle escort mandate a Palazzo Grazioli e che scelga di andare a dibattimento. In questo modo - sottolinea - tutte le intercettazioni diventeranno pubbliche con un grave danno all'immagine del premier.

Dice Devenuto: "Noi non abbiamo più niente, quindi non abbiamo più niente da perdere, salvo il fatto di non avere i soldi la mattina per mangiare, lui (Berlusconi, ndr) invece ha da perdere tutto questo e dell'altro, o meglio ha da perdere di più lui di noi...". Ma è Gianpi il più preoccupato di tutti. "Valter - dice Tarantini a Lavitola - sai perché non dormo la notte? Perché io so che se domattina mi arrestano, mia moglie come deve mangiare? Tu muori, facciamo tutta una cosa contemporanea, tu muori, lui (Berlusconi, ndr) muore e a me mi arrestano, come mangiano, mia moglie, perché mia moglie..." Lavitola: "e va bé, facciamo le corna". Tarantini: "... a me mia moglie può anche morire di fame, non me ne frega un c..., ma le bambine come fanno!".

giovedì 1 settembre 2011

italia 0-10

la gente in coda o sull'autobus che si innamora di qualcuno sconosciuto
fono folo ftasera fenza di te
chiamare il pesce rosso sushi
recensire il pesce non fresco di un sushi bar aperto recentemente come il topless di una signora di mezza età
ristoranti sushi che chiudono e vengono riadattati in pizzerie
ristoranti messicani che chiudono e vengono riadattati in slow food che fanno l'hamburger con la carne di fassone nostrano
andare al mac donald's con l'ibook a fare i conti per far credere di essere creativi anche se si è contabili
progettare di fottere la fidanzata a quelli che su fb mettono solo foto di profilo in coppia
presentarsi non [nome][cognome], ma [nome]["del gf"][numero a caso]
35enni che non si vergognano + di andare in vacanza a ibiza
Tizie grasse e/o brutte che si danno al burlesque
30enni che si iscrivono a latino-americano
35enni che si iscrivono a tango
40enni che si iscrivono alla danza del ventre
30enni maschi che si iscrivono a tutti i corsi sopracitati - danza del ventre + quello di mediatore civile

Ciao Vasco

E allora dai che prendiamo il volo, cantava. Questa volta, a volare in cielo è stato lui. Il Blasco. Un mito per tutti, che ha messo d’accordo quattro generazioni, che da trent’anni ci emoziona, diverte, e che ci ha unito sotto un’unica grande bandiera: quella del rock, delle emozioni da urlare forte al cielo sotto una pioggia di stelle. Ma oggi anche le stelle piangono l’astro più luminoso del firmamento. E chissà le donne del Vasco, oggi magari sposate e con figli, cosa diranno. Forse anche un pezzo di loro è volato su nel cielo con Vasco. Cosa diranno Sally, Gabry, Susanna, Jenny, Laura? Cosa dirà Toffee? Come potrà lenire il suo dolore Giulia? Forse non potrà come non potremo noi, oggi che una parte di noi non c’è più. La più strabordante, caotica. La nostra vita spericolata è scomparsa e da oggi torna ordinaria, grigia, vuota. Forse L’alba non sarà mai più chiara. La sua vita spericolata, esagerata, il suo equilibrio sopra la follia, oggi non c’è più. Ciao Vasco, con te se ne va un pezzo fondamentale di storia della musica italiana. E quando il cielo sarà buio e scuro forse potremo riuscire a distinguere una stella, luminosa come mai. Noi sapremo che sei tu, Vasco, e a quella stella rivolgeremo un ultimo, accorato “eeeh…!”, e ai nostri figli, lo racconteremo noi.
Ciao Vasco, te ne sei andato al momento giusto, così non paghi la super-tassa sui ricchi. Non vedo l’ora di vedere il servizio in rima baciata di Mollica al TG1, gli speciali di “Matrix” e di “Porta a Porta”, i memorial tour dove Jovanotti e Giuliano Palma storpieranno le tue canzoni (già brutte di per sé), “Vita spericolata” interpreta da Pupo ed Emanuele Filiberto ai “Migliori Anni” di Carlo Conti. Ma soprattutto, il cd del tuo best in offerta tra un anno ad euro 9,90 nel cestone offerte della Fnac.

ildeboscio

lunedì 29 agosto 2011

La Repubblica disastrosa

Qualcuno spieghi all'"esperto di tecnologia"di Repubblica il concetto di "parodia" del profilo di Kissinger su Twitter prima di citarlo nei titoli
by bucknasty

Democrazia allo stato puro

Democrazia allo stato puro

domenica 28 agosto 2011

Edi Rama + Anri Sala, Tirana, Dammi i colori

Architecture + Art : Edi Rama & Anri Sala from The Architecture Foundation on Vimeo.


When former artist Edi Rama became mayor of Tirana in 2000 he immediately set upon a controversial project to enliven the troubled Albanian capital by re-painting the city’s decaying buildings in a riotous array of colour and pattern. An aesthetic and political act, which prompted social transformation, and much debate, through its visualization of signs of change. Three years later Rama and the project became the subject of artist (and friend) Anri Sala’s film, Dammi I Colori. The next year, Rama was voted World Mayor 2004.

sabato 27 agosto 2011

La gente ha un altissimo senso di responsabilità per quanto concerne il lavoro altrui

venerdì 26 agosto 2011

dezzyboy for www.spektresunglasses.com

dezzyboy for www.spektresunglasses.com

Maurizio della Rosa - Per curiosità

giovedì 25 agosto 2011

cosa sei diventata


mercoledì 24 agosto 2011

quando non capisci un cazzo, fingi distacco

martedì 23 agosto 2011

organizzare una rassegna di tutto Andrej Arsen'evič Tarkovskij in fast forward
poco se mi misuro, molto se mi comparo

lunedì 22 agosto 2011

rip u2

Esistono fuochi indimenticabili, mai però eterni. Prima o poi si spengono. E l'incendiario diventa pompiere. Nessuno, nella musica, incarna questa involuzione piccolo borghese come Bono Vox. Cosa è successo al leader degli U2, alla voce salva degli Anni Ottanta? Dov'è finito il divo tascabile che si tuffava sul pubblico al Live Aid, cantando di domeniche sanguinose e Martin Luther King, desaparecidos e strade senza nome?

Paul Hewson, cioè Bono Vox, nome ispirato a un negozio di cornetti acustici, ha 51 anni. Capelli corti, occhiali che in confronto Venditti è sobrio, qualche malanno (a maggio è stato operato per problemi al nervo sciatico). Voce ormai lontana dai tempi d'oro, quando ogni suo cinguettio - fosse anche palesemente narciso - si rivelava funzionale alle trame sonore, al messaggio, all'impatto.

Quando Bono era Bono, persino ostentazione e tamarraggine di capelli lunghi e pantaloni in pelle risultavano necessari. Erano gli U2, gli irlandesi ribelli, i romantici non mielosi: tutto gli era concesso. Ancor più dopo Achtung Baby, gemma che festeggia 20 anni e non ha perso un'oncia della sua rifulgente bellezza.

Tempi lontani, come naturale che sia per un gruppo attivo da 35 anni. Il minimo che può accaderti è che da The Unforgettable Fire - il fuoco indimenticabile dell'84 - a oggi, sia rimasto giusto qualche cerino bagnato. Ligabue, che a inizio carriera rimpolpava il repertorio con le loro canzoni, cita Bono quale esempio di vecchiaia felice per i rocker.

La sua ulteriore maniera di ripetere che non devi per forza crepare a 27 anni per consegnarti alla leggenda. Ha ragione. Dimentica però - e non è escluso che la smemoratezza derivi dal rendersi conto di somigliargli - che Bono vive ancora in mezzo a noi. Ma non lotta più. In compenso si arricchisce. Tanto. E qualcuno, nel suo piccolo, si indigna.
bono vox
Lo scorso 24 giugno, durante il concerto di Glastonbury, gli attivisti di Art Uncut hanno ricordato alla band come suoni ipocrita combattere contro la povertà e, al tempo stesso, non pagare le tasse in Irlanda. La U2 Limited, che gestisce parte del patrimonio, è stata infatti dirottata nei più "ospitali" Paesi Bassi.

Mercoledì scorso si è poi saputo che Bono, tramite la Elevation Partners, aveva investito 200 milioni di dollari per acquistare una quota azionaria di Facebook. Questa mossa gli ha regalato 800 milioni di dollari di profitto. Un anno fa, Bono era stato definito "il peggior investitore in America" da un blog di finanza: se non altro, almeno come speculatore è migliorato.

Mister Hewson è prima un quasi-politico e poi, molto poi, un rocker (afono). Dal 1999 fa parte di Jubilee 2000, che si batte perché i grandi (?) del mondo azzerino i debiti dei Paesi del Terzo Mondo. Ha incontrato Lula, Berlusconi, Bush Jr. Ogni volta, addobbato come un cowboy daltonico, esibiva il sorriso di chi salverà il mondo in favore di telecamera. Nel frattempo la musica è scomparsa. Non le vendite, tuttora notevoli e figlie di un serbatoio emotivo smisurato (sì, la nostalgia).

C'è poco o nulla da salvare nella elettronica chemical-kitsch di Pop (1997) e nelle meringhe diabetiche di All That You Can't Leave Behind (2000) e How To Dismantle A Bomb (2004). Qualche segnale di ripresa era arrivato con No Line On The Horizon, uscito due anni fa ma di fatto già dimenticato.
Bono a St. Tropezbono
Non puoi chiedere a un rivoluzionario di reiterare ad libitum la sua iconoclastia, ma nel caso degli U2 - oltre alla legittima consunzione di idee - c'è un perdurante annacquamento, al cui confronto perfino il baronetto furbino Paul McCartney sembra Che Guevara.

Ci si potrebbe divertire - si fa per dire - a trovare il giorno in cui tutto finì. Quando i bambini imbronciati in copertina, gli alberi di Giosuè, i riferimenti biblici, i pellegrinaggi a Graceland, le Bad dilatate a 15 minuti, Macphisto, gli sberleffi a McDonald's e i live sotto un cielo rosso sarebbero divenuti fuochi (mai fatui) di un passato irripetibile. Quel giorno, forse, cadde a metà 1993. L'anno di Zooropa, nato come "scarto" di Achtung Baby e meritevole di rivalutazione (visto quel che è arrivato dopo).

L'ultima foto degli U2 da vivi è nascosta dentro l'ultima canzone. Si intitola The Wanderer, "Il vagabondo". È una sorta di brano post-apocalittico e la canta Johnny Cash. Gli U2 vollero rendere un tributo a una leggenda in difficoltà. Un bel gesto, che parve somigliare all'ultimo saluto all'Uomo in Nero.

Accadde il contrario. Dopo quella canzone, Cash convogliò inspiegabilmente le ultime forze e si congedò con la saga straziante delle American Recordings. Album così belli che quasi non ce la fai ad ascoltarli, in grado di scorticare coscienze e cuori. E gli U2? Erano sulla cresta dell'onda. Avevano una lunga strada davanti. O forse era solo un grande futuro dietro le spalle.


Andrea Scanzi per Il Fatto