domenica 28 gennaio 2007

è colpa tua

è colpa tua
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è colpa tua
è colpa tua

giovedì 11 gennaio 2007

snobismo di massa

mercoledì 10 gennaio 2007

vite del '900: MARIO SCARAMELLA

L'ascesa di Mario Scaramella, combattente ambientale, iniziò molto presto. Nel marzo del 1989, a soli 19 anni, fondò i Nuclei agenti di sicurezza civile, o Nasc, un microgruppo di 9 componenti legato a un'organizzazione ambientalista di destra, il Gruppo di ricerca ecologica. Pochi mesi dopo, il 12 settembre '89, firmò un protocollo d'intesa con l'assessorato all'Ambiente della Provincia di Napoli. Ma il colpo grosso lo fece quando ottenne una lettera dell'Alto commissariato antimafia in cui si raccomandava alla prefettura il rilascio del porto d'armi per gli operatori dei Nasc al servizio del "commissario Scaramella". A firmare quella lettera fu Luciana Villa, un'amica di famiglia dirigente del ministero dell'Interno.

Dopodiché, agitando a distanza il tesserino di guardia ittico-venatoria provinciale, il "commissario Scaramella" si presentò a due sostituti della procura di Santa Maria Capua Vetere per ottenere l'assistenza della polizia giudiziaria nelle sue attività di sequestro. Con l'appoggio dei funzionari a lui affidati, Scaramella fu protagonista di un'attività frenetica di sequestri. «Può sembrare incredibile, ma con il suo nucleo fece il bello e il cattivo tempo nelle province di Napoli e di Caserta dall'89 a metà del '91», ricorda Rosaria Capacchione, la cronista del “Mattino” che all'epoca scrisse una straordinaria serie di articoli. «Arrivò a sequestrare edifici abusivi, alberghi, ristoranti, bar, un caseificio e persino un ippodromo clandestino del boss Nuvoletta».

A porre fine alle bravate dei Nasc fu un brigadiere dei carabinieri insospettito dal fatto che, al momento della firma dei verbali, Scaramella trovava il modo di defilarsi. Nel luglio del '91, fu messo sotto processo per usurpazione di titolo e di pubbliche funzioni. La sentenza di condanna fu depositata il 31 dicembre 1994, dopo un procedimento in cui vennero chiamati a testimoniare sia i due sostituti ingannati che l'Alto commissario antimafia Domenico Sica.

In quell'occasione si manifestò un fenomeno che avrebbe accompagnato la carriera di Scaramella: la presa di distanza di chi gli aveva dato legittimità. Ecco che cosa scrive l'allora pretore Roberto de Falco nella sua sentenza: «Larghe zone d'ombra sono rimaste, anche in conseguenza della retromarcia... da parte di molti organi istituzionali che avevano appoggiato lo Scaramella e i Nasc... retromarcia evidenziata dal contenuto chiaramente minimizzatore, se non reticente, di molte delle deposizioni dei pubblici funzionari escussi in dibattimento».
La condanna venne poi annullata in appello con una motivazione definita oggi da de Falco «in punto di diritto»: fu stabilito che quello di "commissario" era un termine atecnico e che Scaramella lo aveva usato in quanto presidente di una commissione dei Nasc.

SCARAMELLA SCOPRE L'AMERICA
Gli eventi giudiziari costrinsero Scaramella a chiudere i Nasc. Ma non lo scoraggiarono. Avendo terreno bruciato vicino casa, guardò oltre i confini nazionali, puntando su sigle in inglese e contatti al di là dell'Atlantico.
Nacque così lo Special research monitoring center (Srmc), entità virtuale che dichiarava collegamenti con centri spaziali e universitari americani ma non aveva neppure una vera e propria sede. Con esso irruppe sulla scena Filippo Marino, un ex ufficiale dell'esercito italiano esperto in materia di sicurezza che aveva fatto corsi di addestramento all'uso delle armi al gruppo di Scaramella. Marino si era trasferito a San Francisco nei primi anni 90. Lì aveva conosciuto Periklis Papadopoulos, un ricercatore di origine greca che lavorava per la Eloret, una società di ricerca spaziale subappaltatrice della Nasa. Per Scaramella era la chiave di volta per riacquistare legittimità.

Grazie ai suoi collegamenti internazionali, decise di cimentarsi nel campo delle consulenze peritali. Trovò subito incarichi presso la procura di Verona e di Reggio Calabria. Ad affidargli la consulenza a Reggio fu il sostituto Francesco Neri, ex braccio destro di Agostino Cordova a Palmi, che all'epoca conduceva un'indagine su navi sospettate di essere state affondate per smaltire scorie radioattive. Emerse una perizia allarmistica in cui vennero indicati decine di affondamenti sospetti nel Mediterraneo. La ricerca di questi relitti poteva essere un business di miliardi. Scaramella ricostruì la vicenda in un'intervista all'”Espresso”: «Era il 1996, quando i magistrati calabresi mi contattarono per una delicata missione. Volevano individuare una delle navi affondate nel Mediterraneo sospettate di trasportare rifiuti radioattivi, dunque attivai i miei contatti». Scaramella si riferiva alla Eloret. «Era una struttura perfetta per le nostre esigenze, ma troppo esposta per accettare l'incarico», spiegò. La sua proposta fu di utilizzare l'Srmc, presentato come rappresentante della Eloret in Italia.

Il piano dell'Srmc prevedeva un esborso di 1 miliardo e 400 milioni di lire. Il procedimento venne poi trasferito al sostituto procuratore antimafia Alberto Cisterna che, insospettito, bloccò tutto. «Se non erro la perizia di Scaramella ipotizzava l'esistenza di correnti sottomarine dell'ordine di centinaia di chilometri orari che avrebbero potuto impedire il ritrovamento dei relitti», ricorda oggi Cisterna. «Poiché nel Mediterraneo le correnti sottomarine possono arrivare al massimo ai 10 nodi, quell'asserzione contribuì a suscitare in me gravi perplessità su tutta l'attività peritale svolta, perplessità segnalate anche in sede di audizione parlamentare».


L'ENVIRONMENTAL CRIME
Gli allarmi di Cisterna non bastarono a frenare l'attività di Scaramella. Anzi lo spinsero a irrobustire il proprio curriculum internazionale. Ecco allora il salto definitivo: l'organismo intergovernativo. Nel marzo del 1997, assieme al fido Marino, Scaramella fondò l'Environmental Crime Prevention Program, il Programma per la prevenzione del crimine ambientale. Veniva spacciato per un organismo di diritto internazionale ma era una scatola vuota che non risulta essere stata registrata in alcun Paese del mondo.

L'Ecpp nasce già... nato, con la «II Conferenza Plenaria» che si tiene a Napoli. La prima conferenza non risulta essere mai stata fatta. Probabilmente perché la migliore strada per convincere qualcuno a farsi coinvolgere era di presentare un programma intergovernativo già esistente. Dovendo creare una parvenza d'internazionalità, Scaramella decise di nominare tre “special assistants”, che in un comunicato presentò come «John Graham Taylor (Uk), Christian Trentolà (France) and Phillip Marino (Germany)». Il primo era un inesperto collaboratore di nazionalità inglese. Il secondo un giovane napoletano di madre francese il cui cognome era in realtà scritto senza accento finale. Il terzo, il suo socio Filippo Marino.

Con alle spalle null'altro che una sigla, Scaramella iniziò a tessere la sua tela. Nel dicembre 1998, l'Ecpp fece domanda per ottenere lo stato di "osservatore" presso la London Convention, organismo legato all'International Maritime Organization. Gli fu concessa quella qualifica in modo prima provvisorio e poi definitivo senza farsi scrupolo di verificare l'effettiva natura e consistenza dell'organizzazione. Scaramella e i suoi vennero così invitati a partecipare alle riunioni annuali della Convenzione, un riconoscimento puntualmente pubblicizzato.

Un ulteriore tassello nell'opera di legittimazione dell'Ecpp venne dalla Nato. Con stupefacente sfrontatezza, Scaramella chiese fondi e sponsorizzazione dello Science Program della Nato per una conferenza sulla sicurezza ambientale da svolgersi in Lituania in collaborazione col Governo locale. Ottenne il tutto e fu così co-organizzatore del workshop della Nato. Quando abbiamo chiesto all'attuale direttore del programma Nato, Chris De Wispelaere, come possa essere successo, la sua risposta è stata: «La sua proposta evidentemente fu ritenuta valida».

Un'operazione simile venne condotta nei confronti del Segretariato della Convenzione di Basilea per la difesa dell'ambiente, organismo sotto l'egida dell'Onu di base a Ginevra. In questo caso, Scaramella riuscì addirittura a firmare un accordo di collaborazione. Anche qui, nessuno si prese mai la briga di verificare nulla. Era bastata l'autocertificazione dell'Ecpp che citava la «IV Conferenza Plenaria», che risultava essersi tenuta a New York negli uffici dell'agenzia dell'ambiente americana, l'Epa.

A fargli avere la disponibilità di quegli uffici nel novembre del 2000 era stato Michael Penders, un funzionario dell'ufficio legale dell'Epa che di lì a pochi mesi avrebbe lasciato l'amministrazione statale per fondare una propria società di consulenza e quindi era interessato a crearsi una rete di contatti internazionali. Adesso Penders minimizza: «Gli demmo un ufficio per un'ora». Ma un'ora era quanto bastava a Scaramella. E comunque lo stesso Penders aderì all'organizzazione. «Ho solo accettato di dare supporto al gruppo di lavoro legale», si giustifica.

IL RUOLO DI PROFESSORE
Ma come poteva un funzionario di un importante ente statale Usa associarsi a uno Scaramella? «Lo avevo incontrato al convegno della Nato in Lituania. Mi era sembrato un giovane e dinamico professore di legge che aveva messo insieme una rete di scienziati», risponde Penders. Aveva poi giovato il fatto che Scaramella aveva detto di essere anche un "magistrato antimafia". Professore universitario? Magistrato antimafia? In entrambi i casi la carica era inventata. Sulla base però di un infinitesimale granello di verità. Il 6 giugno 2001, con la benedizione del presidente del Tribunale e del Consiglio giudiziario di Napoli, e una delibera dell'Assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura, Scaramella riuscì in effetti a diventare giudice onorario di tribunale. Si trattava di una carica onoraria, che non aveva nulla a che vedere con la lotta alla mafia. Ma gli era bastata per costruire il solito castello di carta.

Anche sul fronte universitario, riuscì a procurarsi delle pezze d'appoggio. Aveva iniziato nel 1998 con il Dipartimento di scienze internazionalistiche dell'Università Federico II di Napoli. «Fui avvicinato dallo Scaramella, che mi disse di essere alla guida di un'Unità criminologica ambientale e mi chiese di stabilire un rapporto di collaborazione. Mi disse di avere contatti importanti, aggiungendo di essere cugino di due miei ex studenti, Stefano e Sergio Rastrelli, figli dell'ex presidente della Regione Campania, Antonio Rastrelli», ricorda il professor Luigi Sico, all'epoca responsabile del Dipartimento. «Redigemmo una convenzione-quadro che dava al dipartimento il compito di fornire personale per corsi di formazione. Una parte della retta dei corsi era destinata a finanziare il Dipartimento e l'Università. Ma la convenzione non trovò alcuna applicazione perché da Scaramella non ci pervenne mai alcuna richiesta».

Non ancora soddisfatto, Scaramella si fece avanti anche con il Dipartimento di scienza e ingegneria dello spazio (Disis) della Federico II. «Vantò contatti importantissimi nel mondo politico-scientifico internazionale, dicendo tra l'altro di essere professore a Stanford e adducendo che l'Ecpp aveva ricevuto un mandato dai ministri dell'Ambiente dei Paesi membri», ricorda il professor Paolo Oliviero, che poco dopo divenne direttore del dipartimento. Sembrava una proposta valida e con una delibera del 19 giugno 2000 il dipartimento decise «di istituire un programma denominato Centro di Politica spaziale». Il punto 3 della delibera diceva che «le modalità operative del Centro saranno definite con un apposito regolamento del Dipartimento» e il punto 4 che «la sede del Centro sarà presso il Dipartimento stesso». Anche questa volta era una dichiarazione di intenti a cui sarebbero dovuti seguire accordi operativi. Anche questa volta a Scaramella bastò. E scomparve.

Il suo nome riemerse un anno dopo, il 14 luglio 2001, quando il Dipartimento ricevette una lettera dei carabinieri, che «per urgenti indagini di polizia giudiziaria» chiedevano se Scaramella «è in possesso del titolo di ricercatore e formatore in politica spaziale presso codesta Università» e «se è, ovvero è stato, direttore del Centro di Politica spaziale». Le risposte furono entrambe negative. Passò poi un altro anno prima che Oliviero risentisse il nome di Scaramella. Questa volta a farglielo fu una professoressa universitaria colombiana, che il 27 marzo 2002 lo andò a trovare all'Università per mostrargli un attestato appena ricevuto. Si trattava di un diploma su carta pergamenata del «Centro di politica spaziale del Dipartimento di scienza e ingegneria dello spazio». Era firmato dal direttore del centro, il professor Mario Scaramella.

«Se ricordo bene mi disse di averlo pagato», dice Olivero, che a quel punto, dopo aver avuto l'indirizzo, decise di recarsi di persona negli uffici del Centro spaziale di Scaramella. «Era al primo piano sottoscala del palazzo del Cinema delle Palme, in Via Vetriera a Chiaia n.12», ricorda il professore. «Fuori del portone, sulla placca del campanello, trovai appiccicati due piccoli stemmi dell'Università». Oliviero scrisse una lettera di denuncia al rettore, mettendosi a disposizione dell'ufficio legale dell'Università.

Ma il 4 ottobre successivo, ricevette l'invito ufficiale a un convegno che Scaramella stava organizzando al Centro italiano di ricerche aerospaziali (Cira), diretto da un altro professore di ingegneria dell'Università di Napoli, Sergio Vetrella. Oliviero si preoccupò ovviamente di avvertire il collega della trappola. In un'email mandata in copia all'intero Dipartimento il 23 ottobre 2002, scrisse: «Caro Sergio, ho avuto notizia di un workshop su tecnologie spaziali... organizzato da tale Mario Scaramella presso il Cira a nome di un fantomatico Centro di politica spaziale del Disis. Ti ricordo che noi, come Dipartimento, non ci siamo mai sognati di costituire tale centro... Non abbiamo mai visionato le credenziali dello Scaramella, né delle sue iniziative. Dette iniziative devono intendersi del tutto arbitrarie e, comunque, mai autorizzate né da me né tanto meno dal Disis. Paolo Oliviero».

Una decina di giorni dopo, il Cira diffuse un comunicato annunciando il convegno in cui si diceva: «Organizzatore dell'evento è l'Ecpp, rappresentato in Italia dal professor Mario Scaramella, segretario generale dell'Ente e direttore del Centro di politica spaziale dell'Università Federico II». Il convegno, a cui partecipò una folta delegazione russa oltre i soliti noti come Papadopoulos e Penders, si svolse senza intoppi di sorta per Scaramella. Anzi, fu il coronamento delle sue attività nel settore spaziale. Tant'é che prese sempre più a presentarsi come direttore del Centro spaziale della Federico II.

Lo fece anche in un'intervista su ”Il Mattino il 3 febbraio 2003 che destò di nuovo l'attenzione di Oliviero. «Il 4 febbraio decisi di telefonargli per diffidarlo a continuare a usare quel nome», ricorda. Il giorno dopo ricevette un lunghissimo fax di scuse e giustificazioni: «Gentile professore Oliviero, le scrivo per chiedere scusa a lei e ai suoi colleghi del dipartimento se nell'intervista pubblicata dal “Mattino” ho menzionato tra i miei titoli quello di direttore del Centro di politica spaziale e se con questo atto ho causato qualche disturbo».

DOVE TROVAVA I SOLDI?
Diplomi, attestati e corsi professionali condotti a seconda delle occasioni da Ecpp, Srmc, Centro di politica spaziale e Unità criminalogica ambientale non solo servivano a soddisfare giovani neolaureati che gli davano una mano come Christian Trentola o Carmine Minopoli, i quali potevano menzionarli nei propri curricula. Erano anche una potenziale fonte di finanziamento. Quel che è certo è che il curriculum messo online da Minopoli fa riferimento a corsi di formazione professionale "patrocinati dalla Regione Campania" svolti tra il 1994 e il 1998.
Scaramella trovò altri finanziamenti pubblici presso alcuni parchi nazionali. Come quello del Gargano che, il 27 giugno 2002, con una delibera dell'allora presidente Matteo Fusilli affidò l'incarico di demolizione di manufatti abusivi a Scaramella. Il contratto fu formalmente assegnato alla Eccp, definita «organizzazione intergovernativa di diritto pubblico con sede a Washington Dc e rappresentanza a Via Vetriera a Chiaie n.12, Napoli». Insomma il solito sottoscala del Cinema Delle Palme. Rappresentante legale dell'organizzazione: Giorgia Dionisio, all'epoca compagna di Scaramella, in veste di "special assistant secretary general dell'Ecpp".

Nel 2002 risultano essere stati fatti tre pagamenti, rispettivamente di 51.645, 43.336 e 268.764 euro. Ma come si poteva pagare un organismo che non esisteva e non era mai stato registrato formalmente in alcun Paese? No problem: i versamenti furono fatti sul conto corrente 27/36249 di una filiale del Banco di Napoli. Intestatario del conto: Mario Scaramella.

Nel 2003, venne poi firmata una nuova convenzione, per altri 500mila euro che però venne revocata nel giugno 2004 dal nuovo presidente del Parco, lo scrupolosissimo avvocato Domenico Gatta, e dal suo consiglio direttivo.
Altro committente di Scaramella fu l'Ente Parco nazionale del Vesuvio. Ecco cosa ci ha scritto Matteo Rinaldi, direttore di quel parco dal novembre scorso: «L'Ente ha stipulato con la Ecpp due convenzioni per attività di demolizione di manufatti abusivi e ripristino ambientale in data 25/03/2003 e 2/12/2003... Per gli atti redatti dall'Ente Parco i firmatari delle convenzioni hanno eletto domicilio in Via Vetriera a Chiara 12/d. La ragione sociale della società è: Organizzazione intergovernativa di diritto pubblico per la prevenzione dei crimini ambientali con sede in Washington. È stato corrisposto all'Ecpp un compenso di 860.824,34 euro». Rinaldi ha specificato che nel caso della prima convenzione l'Ecpp è stata "rappresentata" dal suo «segretario generale, dottor Pavel Suian», mentre la seconda da Giorgia Dionisio (assieme a un altro collaboratore di Scaramella, tale Livio Ricciardi).

Suian era un ex diplomatico romeno che all'epoca era consigliere legale del Segretariato della Convenzione di Basilea, uno degli organismi associatisi a Scaramella. Contattato dal Sole-24 Ore, il Segretariato ha spiegato che «se Suian avesse effettivamente firmato quel contratto sarebbe stato in violazione delle norme dell'Onu» La strategia di Scaramella risulta a questo punto chiara: utilizzare ogni singolo contatto o evento per accreditarsi e legittimarsi con quello successivo in una straordinaria catena autoreferenziale senza limiti geografici.

giovedì 21 dicembre 2006

Il sindaco di Lisbona

Premesso, che chiunque pretenda
di decidere anche solo un minuto
della vita di altri o della sua
è la più vergognosa delle persone,
io l'unica carica pubblica che vorrei
è essere il Sindaco di Lisbona
O Presidente da Câmara
e stare in Praça do Município
e rispondere al telefono 213 227 000
tutto il giorno, risolvere ogni problema
e di notte, andare a mettere a posto
tutti i marciapiedi, ogni cubetto di porfido bianco
che esca dalla sede, e poi pentirmi
e farli rompere di nuovo il giorno dopo
perchè la poetica della città
è nella sua bianca splendente decadenza
come quella volta
che nella salita do Galvão
per evidenziare una buca enorme
visto che non avevano i cartelli
hanno messo un ramoscello che usciva
e allora i pullman gialli
ci giravano intorno
ecco, io quei pullman gialli
li guiderei tutti io
e anche tutti i taxi blu
e tutti i tram per tutte le linee
su tutte le colline
e poi a Belém giocherei
su tutti i campi verdi
tutti con la stessa maglietta incarnata
di Mantorras o di Rui Costa
e sarei tutte le guide di tutti i turisti
e direi, come sto dicendo, a tutti loro
oh nao ser eu toda a gente e toda a parte
citando tutti i film
da Wim Wenders a Paul Auster
mostrando tutti posti
dagli spazi tristi agli slanci enormi
portandoli nella Praça do Comercio
piangerei ogni volta, ogni pomeriggio
a vederla di nuovo,
con gli scalini che degradano nel mare
perchè io sono un sindaco paternalista
un pasticcione tutto cuore
tutto sudato con tutti i problemi
di una città di milioni di persone
che se anche una sola di loro quel giorno
non è felice stando a Lisbona
io mi sento male
i crampi allo stomaco
non riesco a mangiare
io sono tutt'uno
con Lisbona, l'unica città
dove mai si è pensato
che una persona possa confondersi e diventare
parte dei muri, delle strade
come scriveva Pessoa
come nel film Alice
io andrei nei bairro degradati
per farmi insieme ai drogati
parlerei agli storpi
agli ingressi della metropolitana
direi non so, la vita è così
del resto, nessuno può rinunciare
per quanto sia grande il suo dolore
alla coscienza di essere quello che
è/e
io sarei un dittatore
per troppo amore
dovrei cambiare casa tutte le sere
anche per vederle tutte
ma nel sonno mi dovrebbero portare
aldilà del fiume per avere il piacere
ogni mattina di prendere la nave
come un pendolare, ed entrare in città
dal Terreiro do Paço, come faceva l'imperatore
quando tornava a casa dopo una guerra
e dopo tutto questo, dopo tutto quanto
finirei sotto il ponte
del 25 aprile
per parlare
almeno un minuto
con Adriana,
di com'è
stasera la luna.

sabato 16 dicembre 2006

leggi

dietro a qualsiasi cosa uno dica, c'è dietro qualcos'altro.
nel dire che dietro a qualsiasi cosa uno dica, c'è dietro qualcos'altro, c'è il principio di affermazione del proprio spirito di osservazione superiore a quello di qualsiasi altro, nell'inganno su cui si mantiene il mondo per cui nonostante tutto chiunque si sente migliore di qualunque altro, nonostante tutto.
nel non dire niente c'è il delirio di onnipotenza ipoteticamente surrogato dall'esperienza per cui chi ha molto visto e sentito arriva a permettersi di pensare che sia tutto indifferente, fare o non fare, esistere o non esistere, e quindi non potendo prevalere facendo ed esistendo, per affermare la sua supremazia dice tutto non conta niente.
e comunque, dietro al non voglio niente, non ho bisogno di niente, c'è sempre un amami,
perchè l'universo è un bambino che non sa chi è, cos'è, cosa fa, e avanza a tentoni come nubi gassose in big bang e buchi neri, e crea mondi paralleli come compagni di giochi della sua noia.

venerdì 15 dicembre 2006

capodanno a verbier

Prima di tutto volevo dire che capodanno lo ho fatto sempre a verbier, non sono mai stato da altra parte. Questo sin da quando ho 4 anni.
A capodanno la procedura è questa. Essendo un gruppo di 20-30 persone che ci si conosce, si va tutti a mangiare a casa di una di queste, si beve e si fuma a oltranza con la musica in sottofondo. Poi a mezzanotte meno dieci si va tutti in piazza ubriachi e fatti. In piazza ci sono migliaia di persone, musica ad alto volume, tipi nudi che salgono sui lampioni e salutano la gente. Io mi munisco sempre di minimo 3 bottiglie di champagne da sparare in mezzo alla folla, perchè ho manie di protagonismo. Le tengo sotto al giaccone per non farmele scippare e poi quando le finisco le spacco per sfogarmi. Poi, una volta spaccate le bottiglie urlo BON ANNEEEEEE a tutti e a tutte e mi faccio tutte le tipe che riesco a farmi, ogni tanto cado per terra, poi mi rialzo.
L'anno scorso mi volevano picchiare perchè c'era un inglese (è pieno di inglesi, ma soprattutto di inglesotte stratroie) e sto inglese si era arrampicato in boxer a meno dieci gradi sul lampione della piazza e io ho preso un pezzo di ghiaccio gigantesco e glielo ho scagliato contro. Lo beccai e gli fece molto male e io ridevo tantissimo e lo facevo vedere agli amici e dicevo "guarda guarda sono stato io" poi però c'erano i suoi amici e mi hanno spintonato poi sono scappato in mezzo alla folla.
Poi si usa la solita tecnica per farsi le tipe, si fa la mossa del DRIBBLING, siccome in svizzera per salutare si danno tre baci, tu esclami BON ANNE alle tipe, le dai un bacio a destra, bacio a sinistra e TAC bacio in bocca. A volte ho beccato qualche schiaffo e a volte ho beccato tipe fidanzate. Poi si cerca qualche tipa da portare a trombarsi.
In seguito, verso le 2 io vado in discoteca al TARATATA dove ho sempre il tavolo a capodanno. Anche là è divertente e ci si sballa.
Alle 5 la piazza è quasi vuota, si fanno i cori in italiano con gli amici tutti abbracciati, ci si fa un Kebab/Mac là in piazza, si prende il quad e si va sulle piste a fare le sgomme i video e le buche. Alle 6 torno finalmente a casa e dormo.

mercoledì 13 dicembre 2006

Indubbiamente l'uomo non può vivere senza una fede, così come è difficile sopravvivere senza ingannare.
La necessità della fede non significa la sua verità, inoltre si fa avanti una fede più forte di quella religiosa: le montagne sono mosse ormai sempre più dalla fede nella tecnica

domenica 10 dicembre 2006

sasà di mykonos


Ciao ragazzi...mi sono appena iscritta...!!!che idoli siete stati ad aprire qsto forum!!!inutile dire che anch io come voi sono una drogata persa di mykonos...se ci penso mi vengono in mente mille flsh mille frasi, canzoni e momenti stupendi...ne ho combinate di ogni...mi sono divertita come una pazza e ho fatto vermanete quel cavolo che volevo in ogni momento...tutto quello che mi passava per la testa lo mettevo subito in atto....ho fatto dei danni assurdi!!! ho conosciuto praticamente mezza isola...e ho vissuto al tropiacana diciamo per 80-90 ore nel giro di 7 giorni...!!! bello da dio.... a ballare sul tavolo cn la mia krikkia e tutti quei ragazzi stupendi che nn scorderò mai...che m hanno regalato una favola sul serio..e che per fortuna sento ancora...con il mio splendido sasà...che ridere...con tutte le dediche urlate dal cubo...e con i due bamboloni greci belli da morire...
ovviamente sono caduta in scooter cn la kri...e ci sono rimaste delle cicatrici allucinanti....ma è stato bello anche così...almeno ogni volta che mi viene da imprecare per i segni che nn m andranno mai più via...ripenso a mykonos e quasi quasi sn felice di averli...




ieri Sasà m ha mandato un messaggio per dirmi che giovedì finalmente verrà nella mia Parma...è tantissimo che provo con il proprietario della discoteca ad organizzare questa cosa...e finalmente ci siamo riusciti non ci posso ancora credere...che bello...comunque non so se sei vicina magari riesci a venire...mi sto già immaginando le scene e il devasto....l energia che riempirà quel posto...rivedere Sasà, ballare cn lui tutte le canzoni di qsta splendida estate...wow....Sabry ma quindi tu con Sasà grande lovestory...brava ottima scelta..io l ho conosciuto abbastanza bene...nel senso...per quello che è stato possibile in 7 giorni dove alla fine ci vedevamo e parlavamo un pò solo nel pomeriggio sino alla chiusura del tropicana...e insomma...penso di lui le stesse cose che anche tu hai scritto sia qui che nell ex blog...è una persona dolcissima...simpatica da morire che riesce subito a mettere a proprio agio le persone...c'è molto dietro alla facciata del king Sasà che non tutti purtroppo hanno avuto occasione di conoscere...



lo adoro e lui lo sa bene.....ci sentiamo e a me non fa che farmi solo contenta.....ripeto,e' una persona che a me ha dato tanto,una persona splendida,solare,e credimi che quando lo vedo mi faccio tante di quelle risate che veramente lui mi fa tornare il buonumore,ma credo che tutte le ragazze affezzionate a lui siano veramente tante,con un'unica speranza....di essere le sole!ma non e' cosi,sasa' ha tanto da dare e tanto da ricevere,bisogna vivere il momento con tanta intensita'....sperando che poi arrivi presto quel giorno che lo rincontrerai....per me sono passati anche mesi,ma e' sempre stata una grande sorpresa....spero per lui sempre il meglio....

sabato 30 settembre 2006

consapevolezze

i bimbi li si fa giocare con i lego e li si manda a messa.
poi è ovvio che crescendo e avvicinandosi alla cognizione di sé, capiranno che non ha senso vivere in una casa di lego o credere in dio.

sabato 16 settembre 2006

La mia opinione sul cinema italiano (scritta da un altro)

La mia considerazione sul cinema italiano contemporaneo, quello autoriflessivo, autoindulgente e fastidiosamente autobiografico, è che dell’autobiografia di uno che ha dai trenta ai quarant’anni e non è capace a risolvere i propri problemi di coppia non me ne frega un cazzo. Non mi interessa vedere Accorsi e la Mezzogiorno che si gridano in faccia, non mi interessa sapere che Paravidino si sente preda della malinconia padana (e vattene in Costa Rica, no?), non mi interessa constatare che Muccino piccolo ha perso la zeppola, forse l’unico aspetto simpatico della sua public persona Io in un film voglio vedere pistole, cavalli, macchine della polizia, serial killer, vampiri, budella. Non necessariamente tutto insieme. In un film voglio vedere cose che non vedrò nella mia vita e che i miei genitori non hanno visto nelle loro; in un buon film il problema dovrebbe essere, ad esempio, salvare il mondo dall’attacco delle tarantole giganti, non rimandare la presa di coscienza della propria mediocrità.

venerdì 8 settembre 2006

l'heideggeriana equivalenza (nullità, irrilevanza) delle possibilità che ognuno incontra nella propria vita

mercoledì 6 settembre 2006

ciao, tutto beneeeeeeeeeee????? Vacanzeeeeeeeeeeeeeee?????????????

martedì 5 settembre 2006

La gente è stufa - by ildeboscio

giovedì 31 agosto 2006

Adri_night

mercoledì 30 agosto 2006

Una domànda veloce, mio càro - carissimo - Sperelli, una domanda dettàta da uno a tua scelta dei cinque sensi illeggìttimi, una domanda che è anche una giustificazione per questo mio saluto, per questo abbraccio: tu ti consideri un dandy?

Insigne amico mio,
il mio stato d´animo di fronte a tali domande, poste pubblicamente, oscilla tra il divertito e l´estenuato - dacché considero a volte il dandismo come una malattia ossessiva, e dunque mi dico che, se lo fossi, preferirei comunque non esserlo; altre volte guardo al dandy con tale trepidante ammirazione che mi parrebbe una presunzione l´accostarmi ad un siffatto spirito artistico.
In questo sito sono raccolte analisi letterarie e biografiche, immagini e testi trascritti con grande pazienza ed apparente devozione; coloro che giudicano il mio lavoro degno di nota, dovrebbero anche sapere che il miglior biografo di Cristo è sempre Giuda (parallelamente, il magnifico dandy Des Esseintes venne creato da un uomo che odiava il dandismo), e che quindi l´autore non è necessariamente un dandy. Viceversa, trovando mancanze o superficialità nei miei scritti, si dovrebbe supporre che l´interesse per il vivere in maniera dandistica da parte dell´autore tralasci l´applicazione allo studio della materia - e da qui le eventuali mancanze.
Insomma, viste le considerazioni di cui sopra, credo stia più a te che non agli altri il definirmi - se è questo che ti sta a cuore!
Da parte mia, ti farò una confidenza: vivo e scrivo con lo stesso animoso e costante disinteresse. Mi interessa più il gioco, che la vincita.
E mi auguro che presto vorrai venirmi a trovare.
A presto
Andrea Sperelli


http://www.noveporte.it/dandy/posta/index.php?mode=show_post&id=1148025717

domenica 27 agosto 2006

l'emporio del pensiero debole nella località adriatica, da un lato cosmogonia estiva della libido nazionalpopolare, dall'altro una nashville formato riviera

domenica 6 agosto 2006

6-26

Algarve

Algarve

Algarve

venerdì 4 agosto 2006

La Letteratura

Cose come il fantastico mondo di Amelie sono anche carine, ma sono parziali, sbilenche, asettiche: i cuscini sono sempre a posto, Amelie non va mai al cesso.
Chi va al cesso spesso è Benigni, che però è ancora più falso, con lui la merda profuma.
Del resto risulta essere irrimediabilmente volgare tutto ciò che è umano, perché l'uomo ha vergogna della sua condizione, sa di essere ridicolo, e che ovunque arriva l'umano, là è il ridicolo.
L'emozione particolare dell'umidità femminile, o la forza vitale dell'erezione maschile, a scriverne è un po' sempre come parlare con la bocca piena, o vomitare ubriachi sulle scarpe di uno sconosciuto: se le cose sono come sono non è colpa nostra, però l'interlocutore ne è sempre un po' urtato (e vale anche in questo preciso momento per questo specifico brano).

La letteratura dovrebbe essere verità, ma quando la verità diventa letteratura, ecco che non è più verità, come in Lisbon Story Wim Wenders teorizzava che un'immagine ripresa in quanto scelta, e quindi già vista, diventasse per questo automaticamente disonesta.
Un esempio è questo brano di Andrea Pazienza:
Intanto di non essere un genio. Perchè sì, lo confesso, da ragazzo ci speravo. Invece no, sono un fesso qualsiasi. [...] Ora che vivo in campagna come un cretino non sono più depresso e quindi saluto volentieri gli amici che mi sono rimasti qua e là nelle città. Le amiche soprattutto. Di me, volendo, si può dire tutto il male che si vuole, però tante di quelle cose non sono vere. Capisco viceversa la delusione di qualcuno quando si è accorto che il fumettaro per cui tifava altri non era che il fesso di cui sopra. Ora, naturalmente, che sono fesso me lo posso dire io da solo, perchè sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri.

Sì, sembra essere una cosa onesta, e sincera, e bella, ma in realtà è solo un topos letterario basato (e stra-abusato) sull'estremo abbassamento-innalzamento dell'umana condizione, il "sono un genio ma nessuno lo sa" di Bukowski, il re del mondo che sopravvive nella mansarda o nel retro della tabaccheria di Pessoa, ecc. ecc. perché tutti ci sentiamo comunque degni di vivere e di sentirci amati.

La letteratura invece non dovrebbe essere niente di tutto questo, ma permettere di volare sopra le nuvole, e guardare il sole esattamente com'è.
I 90 anni sono una gioia o un peso?
Una noia. Mi vergogno d’averli. La vita non mi diverte più. Mi sarei ammazzato nel 2000. Avevo anche deciso la località: Waterloo. Ma te lo vedi il titolo «Dino Risi suicida a 90 anni»? Ridicolo. Mi dà noia persino il cuore a batteria. A letto appoggio l’orecchio sul cuscino e non sento più tic toc, solo sciuf sciuf, il soffio del pacemaker.

Meglio il residence dell’ospedale.
Mi costa 3.500 euro al mese ma pigio un bottone e arriva l’idraulico. Spero di non fare la fine di Tognazzi. Era in clinica per problemi cardiaci. Non si rassegnava al ruolo di malato, voleva tornare a casa. Il primario, un vecchio medico col bastone, entrò in stanza e gli rivolse un discorso spaventoso: «Lei starà qui fino a quando non glielo dico io. Si ricordi che non è più il Tognazzi che faceva ridere la gente e si scopava le più belle donne del mondo. Lei ora è diventato un poveraccio come tutti». Dopo due ore Ugo morì.

Perché dal 1990 non gira più un film?
Non so come ho fatto a girarne 50. Stare 14 ore sul set è una tortura. Devi continuamente dare risposte: non lo sopporto. Sono invecchiato all’improvviso, mentre passeggiavo in viale Buozzi. Scende una ragazza da una Harley Davidson, si toglie il casco, scuote i capelli, mi guarda e sorride. Ero paralizzato, innamorato perso. Lì ho realizzato che avevo 86 anni. Non bisognerebbe invecchiare. È un errore. Vittorio Gassman diceva: «La morte è un’indecenza».

giovedì 3 agosto 2006

linguaggi

la persona è tipo un tetris, e tutto dipende dal suo grado di inseribilità / appartenenza alla società.
diciamo che ci sono questa serie di linguaggi, che sono il linguaggio del corpo (bellezza, salute, ecc.), i vari linguaggi dell'intelligenza (declinabile nelle varie attività, tipo contabilità, informatica, letteratura), che + li conosci + sei dentro la società, se ne conosci qualcuno sei dentro solo il gruppo che conosce quel linguaggio, per cui si è felici con gli amici del tuning e ci si sente a disagio quando si esce con i medici, che a loro volta si amano e si accoppiano tra loro e credono che il mondo non vada troppo oltre il loro orizzonte.
dire che si è al di fuori / al di sopra di tutto, ovviamente è anch'esso un linguaggio,perchè anche la negazione nichilista punta a riconoscersi in quel gruppo nichilista che disconosce (con i consueti rimandi alla teoria delle elites e alle negazione come via alla sovrapposizione / sostituzione).
perchè alla fine la riconoscibilità comanda, quindi quando briatore dice che se entra in un ristorante con il codazzo di fiche ed amici e vede uno che cena da solo e dice "quello è uno sfigato", ovviamente ha ragione lui.