venerdì 21 gennaio 2005

Tango Bond

Alla fine tutto si riduce nella bipartizione azioni/obbligazioni.
Uno si sposa e sta tranquillo, con la sua obbligazione, però il rendimento alla fine è sempre lo stesso, poco attraente; oppure si mette sul mercato ogni giorno, e a volte va bene, a volte va male.
Come nel matrimonio, anche sul lavoro si può scegliere di fare il lavoratore dipendente, e avere il proprio rendimento fisso, oppure fare il libero professionista, soggetto agli sbalzi di umore del mercato (il fatto che attualmente vi siano lavoratori dipendenti, con retribuzioni basse come appunto dipendenti, ma esposti alle variazioni di domanda in quanto interinali, è un'aberrazione inaugurata dal disastroso governo D'Alema e poi proseguita dai governi successivi).
All'interno delle stesse società di consulenza, ci sono le società di tecnologia, come Accenture, dove mettono nella stiva dei programmatori, li frustano a dovere, fanno quel margine dato e tirano avanti in maniera lineare, oppure ci sono quelle che fanno strategia, tipo McKinsey, che a seconda dei periodi fanno i bilioni oppure outplacement.
Anche la religione si presta alla bipartizione: chi è senza fede vive alla giornata, ha in mano le azioni della sua vita e ogni tanto ne riscuote i dividendi in termini di instant satisfactions, mentre le religioni ricordano delle obbligazioni senza cedola, dove il rimborso di capitale è tutto alla scadenza (della vita).

4 commenti:

Anonimo ha detto...

...decisamente sono un azionista!
fabio

Anonimo ha detto...

Geniale. Però chissà se la precarizzazione del lavoro dipendente è davvero un'aberrazione e non magari uno sviluppo naturale. In fondo, anche il matrimonio evolve verso il precariato: i coniugi non sono forse diventati anch'essi degli interinali dopo l'introduzione del divorzio?

Ciao,

delf.splinder

E-doardo ha detto...

Il problema dell'interinale è che non puo' scegliere: rischia come avesse in mano delle azioni, ma il rendimento è quello delle obbligazioni.
La precarizzazione del lavoro dipendente avviene in contesti desindacalizzati (operatori call center, società del basso terziario, new/next economy, esselunga), dove il padrone, astutamente, ha tenuto fuori il sindacato facendo credere al lavoratore che lui è diverso, un free-rider.
Singolarmente analogo, il problema si ripropone per gli uomini nei confronti delle donne (perché, come già detto, la donna è l'azienda che sceglie e l'uomo il lavoratore che cerca di distinguersi nel mondo del lavoro /discoteca), e anche in questo caso, la mancanza di un sindacato degli uomini si fa sentire, come magistralmente spiegava questo brano.

nick tambone ha detto...

E che dire poi, di quelle società del terziario che rappresentano l'emulazione fallita di accenture e mckinsey?
Inoltre il problema della precarietà si sta allargando a realtà non direttamente connesse con l'interinale.
Un caso clamoroso: http://noicomworkers.splinder.com/

Per quanto riguarda le religioni: credo che abbiano il loro cedolino, anche se modesto. Pagano sotto forma di anestetico, aiuto per tirare avanti. L'aveva già detto un barbuto che ora non ricordo.
E poi il merchandising di padre pio non è un business remunerativo?

ciao
nick

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