ontologicamente le comunanze con le borsette sono molteplici
mercoledì 17 aprile 2013
lunedì 15 aprile 2013
Il Gabibbo Presidente della Repubblica
nino manfredi da vecchio
quando ero piccolo la sera facevano spesso i film di manfredi e soprattutto quelli di un certo periodo, credo inizio anni '80, in cui lui era già abbastanza vecchio e recitava sempre più o meno la stessa parte, e cioè quella del tipo che finge di voler essere moderno e non ci riesce (ad esserlo, e nemmno a fingerlo).
ci sono almeno 4 o 5 film così: quello dove incontra la figlia della vecchia amante, quello che incontra una puttana a venezia, quello che fa l'architetto e anche secondo ponzio pilato (o "ponzio pilato II").
(si noti che è sempre la donna che gli mostra un'altra vita, e che allo stesso tempo la rende grottesca. in fondo è come se fosse un piccolo animale, che fa allegria guardarlo ma col quale non si può davvero parlare)
quest'ultimo film ha avuto una piccola notorietà per via della scenetta di erode (figlio), che sono sicuro sia copiata da qualche parte, dove erode spiega che alla fin fine betlemme era un paesucolo di quattro case e quindi quanti bambini poteva starci? considerando che bisognava ammazzare solo i maschi, e solo in fasce, in tutto potevano essere tre o quattro. e ma la chiami una strage?
ma ciò che mi ha segnato di questi film, e in particolare di s.p.p., è stata l'aria di manfredi, la faccia di chi si è cacato definitivamente il cazzo, senza rimedio. ai tempi quella stanchezza, quello scetticismo mi sembravano un segno di intelligenza, come anche il comico amore per una tradizione che si capisce vuota. manfredi non riusciva a credere, in lui era morta la capacità di credere (nella giovinezza, nel futuro, nella libertà, in giesucristo) e questo mi sembrava molto più nobile del nichilismo adolescenziale di tanti altri personaggi.
e ad accrescerne il pregio c'era la convinzione, rivelatasi poi errata, che quella condizione fosse rara. pensavo che la maggior parte delle persone vivesse in qualche illusione, mentre mi sono accorto che è il contrario, e del resto manfredi era un attore popolare. avrei dovuto capire che incarnava un tipo comune.
ora, dopo tanti anni vedo che la gente appena appena sveglia è come manfredi, mi vedo circondato da idioti e da manfredi e non so cosa sia peggio.
venerdì 12 aprile 2013
casaleggio su twitter
Ecologia. Spegnere internet di notte.
Rinnovare Paese con progetto a 30 anni.
Sincronizzare mutui.
Innovazione. Aggiungere tasto invio anche
su pianoforte.
Patrimoniale lungimirante su ultimi che
saranno primi.
Innovare elezioni. Introdurre
retrocessioni.
Ribadire linea M5S a forze politiche: o
contro di noi o contro di noi.
Chiarire rapporti con partiti. Occhiolini
solo due per volta.
Basta incertezze. Installare GPS su
liocorni.
Ascoltare popolo di Internet. Presidente
della Repubblica Sasha Grey.
Caccia, introdurre meritocrazia. Cinghiali
armati.
Minacciare indiani di smettere comprare
rose.
Promuovere donazione organi. Introdurre
carta fedeltà.
Facilitare accesso al credito. Al limite
complicare uscita.
Sì all'eolico, anche come passatempo.
Contrastare terremoti. Vietare per legge
placche tettoniche.
Ricerca scientifica. Verificare coccodrillo
come fa.
Viabilità solidale. Ganasce a carrozzelle
abusive.
Pene più severe per chi sbaglia numero di
telefono.
Risanare debito pubblico ripassando
ostinatamente dal via.
No privilegi. Polizia municipale
autorizzata a staccare pellicola protettiva iPad.
Dichiarazioni d'amore solo su modelli
prestampati. Verifiche dei vigili.
Combattere aumento carburanti. Accettare
solo banconote dieci euro.
Ammortizzatori sociali. Tacche batteria in
base a reddito
Favorire importazioni. Accettare caramelle
anche da sconosciuti.
Pari opportunità. Femminicidio anche su
uomini.
Far arrivare famiglie a fine mese, anche in
ritardo.
Minaccia nucleare. Sganciare 10 saggi su
Corea per paralizzare paese.
Rispondere a Corea del Nord. Ricucire
subito colli su giacche.
Attacco nucleare Corea. Valuteremo di bomba
in bomba.
Passaggio graduale all'ora legale. Un
minuto a settimana.
Unità nazionale. Servizi segreti deviati
per legge all'altezza di Barberino del Mugello.
Semplificazione. Accorciare alfabeto.
Lotterie di Stato solidali. Tutti versano 5
euro, chi vince riprende 5 euro.
Ecologia e partecipazione. Scrivere
"Basta Riscaldamento Climatico" su vetri appannati Panda.
Sviluppo open source. Favorire dialetti
anche nei linguaggi di programmazione.
Vivibilità carceri. Criminali massimo due
arresti.
Valorizzare eccellenze. Quotare in borsa la
SIP.
Rinnovamento politica. No tabula rasa,
almeno ciuffetto.
Favorire turismo, lanciare sonde con
ricette Masterchef.
No redditometro, sì a verifiche GdF degli
spicci tra cuscini divano.
basta digital divide. Se Apple mela,
Windows pera.
Nuove calotte polari per oceani on the
rocks.
Si a cittadinanza italiana per immigrati
figli di cittadini italiani.
Salute, sviluppare app per pap test su
iphone.
Piano urbanistico. Riassegnazione numeri
civici in base a merito.
Arrestare desertificazione agevolando
scioglimento ghiacciai.
Incentivi per settore agricolo. Favorire
coltivazioni caffè già macinato.
Trasporto pubblico e meritocrazia. Posto
riservato solo a donne anziane incinte.
Rinnovare PA, autocertificare gioia di
vivere.
centri benessere a portata di tutti.
Sostituire Spa con Srl.
No alta velocità. Autovelox nascosti in
finti cassonetti dietro angoli.
Riorganizzare Pubblica Amministrazione,
orologio atomico per sincronizzare pause caffè.
Conoscenze creative commons da paesi
asiatici. Non più segreti sulla salsa di soia
Introdurre reato di fastidiosità.
Semplificazione: chiamare direttamente
"Gesùrrezione".
Sicurezza. Catene a bordo anche sugli aerei
fino a marzo.
Pari opportunità. Auto blu solo a
parlamentari maschi. Rosa femminucce.
Fare chiarezza. Se Windows chiede di
riavviare, farsi spiegare perché.
Stimolare iniziative imprenditoriali. Uova
di Pasqua da montare.
Tramonti italiani grande risorsa.
Subappaltare a Belgio.
Referendum acqua pubblica. Coprire spesa
privatizzando lo Jonio.
Lavori socialmente utili. Anziani
fotovoltaici.
Equità. Tassare botte di culo.
Promuovere investimenti dall'estero. Ogni
investimento due marò in regalo.
Autonomia energetica. Dinamo in ogni
cyclette.
Avvicinare ora legale a cittadini. Spostare
lancette da 2 a 11.30.
Ok chiedere proposte a due gruppi
ristretti. Ma no Matia Bazar no Jalisse. #napolitano
giovedì 11 aprile 2013
le slovacche
Durante la mia permanenza in Germania ho conosciuto due slovacche. Entrambe erano belle ragazze e per fortuna, perché la mia idea della Slovacchia come posto così così ma che produce femmine bellissime è un punto fermo.
Una si chiamava Zuzka, come a dire Susi in italiano, ed era una bellezza particolare. Per esempio la china del naso non scendeva regolare, ma aveva un'ammaccatura a metà. Però chi se ne importa del naso, non io almeno, in genere. La prima cosa che saltava all'occhio erano le sopracciglia che le davano un'espressione un po' ammiccante e un po' interrogativa; lei poi se le pitturava con un colore a forte contrasto con i capelli ossigenati, anzi pitturava proprio la pelle sotto le sopracciglia, e ne accentuava quella forma bizzarra. Parlava molto e con una voce stridula che se lei non fosse stata così bella avrei definito fastidiosa, invece anche quella era particolare. Studiava le culture anglosassoni, era fissata con la storia degli Stati Uniti e Malcolm X nello specifico, e forse per quello ma forse no si vestiva come una ragazza del Bronx negli anni ottanta-novanta. Di corporatura esile e piuttosto piatta davanti, aveva una propensione per maglie kitsch trasparenti o dalle ampie scollature (si poteva spesso leggere una frase in latino a proposito di raccogliere le rose, dal significato simile a carpe diem, tatuata sul fianco ad altezza seno), per i leggings usati come pantaloni perché poteva permetterseli, e come bonus un giubbottino di un'università americana inesistente. Come ho già detto, parlava a raffica cambiando argomento repentinamente ma senza scendere troppo in profondità, le piaceva lo stile del ghetto e in più indulgeva alla duckface, che un osservatore distratto o una femmina gelosa avrebbe potuto pensare che era stupida. Ma invece no.
E poi aveva questo modo di fare da gattona. Per esempio io ad un certo punto, abbastanza sul tardi devo dire, ero diventato suo amico. Non avevo neanche mai pensato a lei come conquista perché mi sembrava troppo in là, ed ecco che comincia a trattarmi bene, a cercarmi, più di una volta mi saluta con dei baci sulle labbra, mi invita a casa sua e mi apre la porta indossando solo quel giacchettino, che era appena uscita dalla doccia, ma tenendolo socchiuso a mano senza curarsi di tirare su la zip. Io a quel punto arrivavo a momenti di sovraccarico in cui sentivo la fusione nucleare e la luce blu delle supergiganti dentro di me, e a quel punto la scelta era tra il diventare una supernova e prenderla con la forza di mille soli e trascendere strozzandola o mordendole la faccia a sangue nel mentre, oppure pensare a mia nonna morta. Non l'ho mai presa, con la forza di mille o di quattro soli che sia, però non l'ha presa nessuno e questo basta al mio equilibrio interiore. C'era anche un nostro giovane amico, tra l'altro un bel ragazzo, in cui intuivo la stessa luce blu della fusione nucleare, probabilmente aveva sbirciato anche lui nelle ampie scollature ed era stato salutato con dei baci sulle labbra; lui ci metteva più impegno di me, ma niente.
Una notte Zuzka fece dei sogni bagnati a proposito di un altro amico, un inglese che a me non sembrava una gran bellezza con la sua faccia da inglese, e da quel momento aveva cominciato a nutrire interesse verso di lui. Interesse che culminò forse in un bacio ed in una notte abbracciata all'inglese, il quale quando si liberò un letto verso l'alba vi migrò per dormire alle larghe. Ancora non riesco a credere che questa vamp dai modi così invitanti se ne sia tornata al suo paese senza aver ricevuto gli onori che si meritava.
L'altra slovacca si chiamava Anna, come a dire Anna in italiano, ed era all'opposto. Bella ma semplice che più non si poteva: bionda naturale tendente al rame, un viso molto regolare e truccato poco o niente, abbigliamento a volte fin troppo sobrio. Era leggermente sovrappeso, ma lo celava facilmente con quei vestiti accollati, tanto che io me ne accorsi dopo almeno tre mesi. Anzi, mi dispiace dire anche sovrappeso: diciamo che aveva più carne dell'altra attaccata alle ossa, e anche un paio di mammelle ragguardevoli di cui si vergognava. Parlava poco e a bassa voce, le sue frasi cominciavano piano e poi il volume si abbassava e finivano in niente, spesso in gesti che la gente doveva interpretare. Si animava a volte quando beveva, lei lo sapeva e beveva per animarsi. Quando era animata non si capiva un cazzo comunque di quello che voleva dire. Però anche lei non era affatto stupida.
Era estremamente sensibile: una volta per combinazione sia lei che l'altra indossavano qualcosa di leopardato; io e un altro italiano facemmo notare che in Italia era una caratteristica delle tardone: ebbene Zuzka ne rise, Anna andò in camera sua a piangere.
Per mesi si impuntò che io ero cattivo con lei, se ne lamentò con un sacco di persone che poi venivano a sgridarmi, nonostante io le dedicassi molte attenzioni. Poi non so che accadde, ne parlammo, e da dopo Natale andò meglio. A febbraio ero diventato il suo migliore amico, anche perché nel frattempo si era convinta che tutti gli altri la detestassero per qualche motivo. A me questa cosa faceva tenerezza, assieme al fatto che non le piacesse particolarmente quello che faceva nella vita, che cercasse solo di stare a galla, che ritenesse il sesso sopravvalutato e anzi che i genitali e la copula la disgustassero un poco. Per molti versi eravamo molto simili, ma non entrerò nello specifico.
Dopo che Zuzka le parlò di quel sogno si interessò anche lei all'inglese, ma al contempo provò risentimento verso di lui perché non ci aveva mai provato quando ne avrebbe avuto l'occasione. Anche quando l'inglese, evento raro o unico, manifestò interesse per lei con un sms ammiccante, lei si arrabbiò perché era già avvenuto il supposto bacio con quell'altra: non voleva essere la seconda scelta. Non ho mai capito se io le piacessi o no, perché nonostante l'imperterrito corteggiamento parallelo all'amicizia a cui la sottoposi il suo primo problema con me era che anche io avevo avuto un'altra prima scelta; il piacere o non piacere veniva dopo. Comunque penso di no.
Ad oggi Anna aspetta di essere la prima scelta di qualcuno; a differenza di Zuzka rimarrà più a lungo in Germania, e così l'inglese.
Io le amai un po' tutte e due. Anzi tutti e tre, contando l'inglese, che invero era uno dei miei migliori amici e quando non c'era domandavo sempre dove fosse fino a quando gli altri cominciarono a dire che lo amavo, e io non smentii mai.
Una volta io ed Anna uscimmo con lui a bere e poi ci fermammo a dormire a casa sua, ubriachi. Mentre Anna era in bagno lui si cambiò per la notte e io gli vidi il pene, questo mi pone davanti alle slovacche nella classifica. Seconda Zuzka che forse l'ha baciato e forse no, terza Anna ma solo per ora.
Una si chiamava Zuzka, come a dire Susi in italiano, ed era una bellezza particolare. Per esempio la china del naso non scendeva regolare, ma aveva un'ammaccatura a metà. Però chi se ne importa del naso, non io almeno, in genere. La prima cosa che saltava all'occhio erano le sopracciglia che le davano un'espressione un po' ammiccante e un po' interrogativa; lei poi se le pitturava con un colore a forte contrasto con i capelli ossigenati, anzi pitturava proprio la pelle sotto le sopracciglia, e ne accentuava quella forma bizzarra. Parlava molto e con una voce stridula che se lei non fosse stata così bella avrei definito fastidiosa, invece anche quella era particolare. Studiava le culture anglosassoni, era fissata con la storia degli Stati Uniti e Malcolm X nello specifico, e forse per quello ma forse no si vestiva come una ragazza del Bronx negli anni ottanta-novanta. Di corporatura esile e piuttosto piatta davanti, aveva una propensione per maglie kitsch trasparenti o dalle ampie scollature (si poteva spesso leggere una frase in latino a proposito di raccogliere le rose, dal significato simile a carpe diem, tatuata sul fianco ad altezza seno), per i leggings usati come pantaloni perché poteva permetterseli, e come bonus un giubbottino di un'università americana inesistente. Come ho già detto, parlava a raffica cambiando argomento repentinamente ma senza scendere troppo in profondità, le piaceva lo stile del ghetto e in più indulgeva alla duckface, che un osservatore distratto o una femmina gelosa avrebbe potuto pensare che era stupida. Ma invece no.
E poi aveva questo modo di fare da gattona. Per esempio io ad un certo punto, abbastanza sul tardi devo dire, ero diventato suo amico. Non avevo neanche mai pensato a lei come conquista perché mi sembrava troppo in là, ed ecco che comincia a trattarmi bene, a cercarmi, più di una volta mi saluta con dei baci sulle labbra, mi invita a casa sua e mi apre la porta indossando solo quel giacchettino, che era appena uscita dalla doccia, ma tenendolo socchiuso a mano senza curarsi di tirare su la zip. Io a quel punto arrivavo a momenti di sovraccarico in cui sentivo la fusione nucleare e la luce blu delle supergiganti dentro di me, e a quel punto la scelta era tra il diventare una supernova e prenderla con la forza di mille soli e trascendere strozzandola o mordendole la faccia a sangue nel mentre, oppure pensare a mia nonna morta. Non l'ho mai presa, con la forza di mille o di quattro soli che sia, però non l'ha presa nessuno e questo basta al mio equilibrio interiore. C'era anche un nostro giovane amico, tra l'altro un bel ragazzo, in cui intuivo la stessa luce blu della fusione nucleare, probabilmente aveva sbirciato anche lui nelle ampie scollature ed era stato salutato con dei baci sulle labbra; lui ci metteva più impegno di me, ma niente.
Una notte Zuzka fece dei sogni bagnati a proposito di un altro amico, un inglese che a me non sembrava una gran bellezza con la sua faccia da inglese, e da quel momento aveva cominciato a nutrire interesse verso di lui. Interesse che culminò forse in un bacio ed in una notte abbracciata all'inglese, il quale quando si liberò un letto verso l'alba vi migrò per dormire alle larghe. Ancora non riesco a credere che questa vamp dai modi così invitanti se ne sia tornata al suo paese senza aver ricevuto gli onori che si meritava.
L'altra slovacca si chiamava Anna, come a dire Anna in italiano, ed era all'opposto. Bella ma semplice che più non si poteva: bionda naturale tendente al rame, un viso molto regolare e truccato poco o niente, abbigliamento a volte fin troppo sobrio. Era leggermente sovrappeso, ma lo celava facilmente con quei vestiti accollati, tanto che io me ne accorsi dopo almeno tre mesi. Anzi, mi dispiace dire anche sovrappeso: diciamo che aveva più carne dell'altra attaccata alle ossa, e anche un paio di mammelle ragguardevoli di cui si vergognava. Parlava poco e a bassa voce, le sue frasi cominciavano piano e poi il volume si abbassava e finivano in niente, spesso in gesti che la gente doveva interpretare. Si animava a volte quando beveva, lei lo sapeva e beveva per animarsi. Quando era animata non si capiva un cazzo comunque di quello che voleva dire. Però anche lei non era affatto stupida.
Era estremamente sensibile: una volta per combinazione sia lei che l'altra indossavano qualcosa di leopardato; io e un altro italiano facemmo notare che in Italia era una caratteristica delle tardone: ebbene Zuzka ne rise, Anna andò in camera sua a piangere.
Per mesi si impuntò che io ero cattivo con lei, se ne lamentò con un sacco di persone che poi venivano a sgridarmi, nonostante io le dedicassi molte attenzioni. Poi non so che accadde, ne parlammo, e da dopo Natale andò meglio. A febbraio ero diventato il suo migliore amico, anche perché nel frattempo si era convinta che tutti gli altri la detestassero per qualche motivo. A me questa cosa faceva tenerezza, assieme al fatto che non le piacesse particolarmente quello che faceva nella vita, che cercasse solo di stare a galla, che ritenesse il sesso sopravvalutato e anzi che i genitali e la copula la disgustassero un poco. Per molti versi eravamo molto simili, ma non entrerò nello specifico.
Dopo che Zuzka le parlò di quel sogno si interessò anche lei all'inglese, ma al contempo provò risentimento verso di lui perché non ci aveva mai provato quando ne avrebbe avuto l'occasione. Anche quando l'inglese, evento raro o unico, manifestò interesse per lei con un sms ammiccante, lei si arrabbiò perché era già avvenuto il supposto bacio con quell'altra: non voleva essere la seconda scelta. Non ho mai capito se io le piacessi o no, perché nonostante l'imperterrito corteggiamento parallelo all'amicizia a cui la sottoposi il suo primo problema con me era che anche io avevo avuto un'altra prima scelta; il piacere o non piacere veniva dopo. Comunque penso di no.
Ad oggi Anna aspetta di essere la prima scelta di qualcuno; a differenza di Zuzka rimarrà più a lungo in Germania, e così l'inglese.
Io le amai un po' tutte e due. Anzi tutti e tre, contando l'inglese, che invero era uno dei miei migliori amici e quando non c'era domandavo sempre dove fosse fino a quando gli altri cominciarono a dire che lo amavo, e io non smentii mai.
Una volta io ed Anna uscimmo con lui a bere e poi ci fermammo a dormire a casa sua, ubriachi. Mentre Anna era in bagno lui si cambiò per la notte e io gli vidi il pene, questo mi pone davanti alle slovacche nella classifica. Seconda Zuzka che forse l'ha baciato e forse no, terza Anna ma solo per ora.
mercoledì 10 aprile 2013
ristoranti per il salone del mobile a milano
A pranzo:
Chick’n quick -Via Ascanio Sforza, 77
Yoshi – Via Parini, 7
Joia/Joia bistrot – Via Panfilo Castaldi, 18
Classici:
Emilia e Carlo – Via Giuseppe Sacchi, 8
Amaltea – Via Pepe, 38
Ratanà – Via De Castilia, 28
Moderni:
Ad Maiora – Via Altaguardia, 16
Erba brusca – Alzaia Naviglio Pavese, 286
Innocenti evasioni – Via Priv della Bindellina
Jolly:
Ristorante Macelleria Motta - Strada Padana Superiore, 90 – Bellinzago Lombardo
Un posto a Milano - Via Cuccagna 2 – angolo Via Muratori– Milano
Chick’n quick -Via Ascanio Sforza, 77
Yoshi – Via Parini, 7
Joia/Joia bistrot – Via Panfilo Castaldi, 18
Classici:
Emilia e Carlo – Via Giuseppe Sacchi, 8
Amaltea – Via Pepe, 38
Ratanà – Via De Castilia, 28
Moderni:
Ad Maiora – Via Altaguardia, 16
Erba brusca – Alzaia Naviglio Pavese, 286
Innocenti evasioni – Via Priv della Bindellina
Jolly:
Ristorante Macelleria Motta - Strada Padana Superiore, 90 – Bellinzago Lombardo
Un posto a Milano - Via Cuccagna 2 – angolo Via Muratori– Milano
martedì 9 aprile 2013
lunedì 8 aprile 2013
alessandro gori e il suo rapporto con gli editori
FIOR FIORI DI EDITORI MI DICONO NOI TI SI PUBBLICA MA TU TOGLI QUESTO TOGLI QUELLO E IO GLI RISPONDO CON UNA FRASE VOI TOGLIERESTE ALLA NOTTE IL CADUCO CANDOR DELL'ACACIA E LORO ZITTI E A CAPO BASSO.
A ME SE GLI EDITORI NON MI CAGANO NON ME NE FREGA UN CAZZO E NE VADO FIERO MI BASTA CHE I MIEI LIBRI PIACIONO AI MIEI GENITORI E PENSO CHE IMMANI SCRITTORI SIANO INVIDIOSI SI AVETE LETTO BENE INVIDIOSI E ROSICONI PERCHE AVRANNO PURE I CONTRATTI CON LAMURSIA O SONZOGNO MA NON RIUSCIRANNO MAI A PIACERE AI MIEI GENITORI FACCIO UN NOME SOLO AMMANNITI.
HO SCRITTO AMMANITI MA INTENDEVO DIRE PESSOA LI SCAMBIO SEMPRE PERCHE LI HO VISTI AD AREZZO.
A ME SE GLI EDITORI NON MI CAGANO NON ME NE FREGA UN CAZZO E NE VADO FIERO MI BASTA CHE I MIEI LIBRI PIACIONO AI MIEI GENITORI E PENSO CHE IMMANI SCRITTORI SIANO INVIDIOSI SI AVETE LETTO BENE INVIDIOSI E ROSICONI PERCHE AVRANNO PURE I CONTRATTI CON LAMURSIA O SONZOGNO MA NON RIUSCIRANNO MAI A PIACERE AI MIEI GENITORI FACCIO UN NOME SOLO AMMANNITI.
HO SCRITTO AMMANITI MA INTENDEVO DIRE PESSOA LI SCAMBIO SEMPRE PERCHE LI HO VISTI AD AREZZO.
sabato 6 aprile 2013
m5s secondo schopenhauer
Quando persone colte disputano davanti ad ascoltatori incolti, e non si dispone di alcun argumentum ad rem e nemmeno di uno ad hominem, allora se ne fa uno ad auditores.
A ridere la gente è subito pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte.
L'avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai principi della scienza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto.
ARTHUR SCHOPENHAUER, L'arte di ottenere sempre ragione, stratagemma n. 28
A ridere la gente è subito pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte.
L'avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai principi della scienza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto.
ARTHUR SCHOPENHAUER, L'arte di ottenere sempre ragione, stratagemma n. 28
venerdì 5 aprile 2013
il remake di drive è già uscito
e dovrebbe rispondere alla lista di requisiti dei film di ultraviolenza che piacciono agli hipster
mercoledì 3 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
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