È sempre facile essere gentili con le persone di cui non ci importa nulla
Oscar Wilde
martedì 7 giugno 2011
una settimana a berlino da stronzi
1) prima di partire vedere il cielo sopra berlino, especially la scena in cui colombo va in postdammer platz e poi vedere come è venuta adesso
2) cenare da borchardt, Französische Str. 47, 10117 Berlino, Germania 030 81886262
3) andare a ballare al panorama bar (door selection pesantissima)
3a) documentarsi sul buttafuori del panorama bar x superare la door selection pesantissima
4) oukan
5) il kitschissimo museo della ddr
6) vedere il sito dei palazzi da visitare
7) la piscina sullo sprea
COME MUOVERSI
Il mezzo principale è la metropolitana.
Esistono due tipi di Metro: la S-Bahn (che viaggia sopra il livello delle strade) e la U-Bahn (che invece è sotterranea). Appena arrivi in città procurati una mappa della metro (la distribuiscono gratuitamente presso l'entrata di tutte le fermate), sarà fondamentale, te ne renderai conto! Un biglietto semplice costa 2.10 euro e dura due ore. Il consiglio che posso darti è: prendete dei biglietti giornalieri (5.80 euro) o per più giornate (Berlin Welcome Card che ha validità per 48 o 72 ore dalla prima timbratura. Fossi in voi prenderei questa), io ho preso quello settimanale (costava 25euro) e ho risparmiato parecchio. La metro in generale effettua corse fino all'una di notte. Poi riapre alle 4.30. In pratica c'è un buco di 3 ore e mezza e se vi dovete muovere durante quell'orario potrete prendere un taxi. L'unica cosa da sapere sui taxi è che si può chiedere una speciale corsa a prezzo bloccato: salite sul taxi e prima di mettersi in moto dite all'autista "kurzstrecke" (corsa breve) lui bloccherà il tassametro a 3€ . ATTENZIONE: Questo sistema è valido solo per le corse di 2 km o per un tragitto di 5 minuti. Quindi se dovete fare brevi spostamenti è conveniente. Credo sia un sistema inventato per trascinarsi sbronzi come delle merde da un locale all'altro del centro. Altrimenti oh, pazienza, tanto i taxi in generale costano un po' meno rispetto all'italia.
CLUB e/o DISCO: Il primo posto sulla lista che mi ero preparato prima di partire era il Panorama Bar: è il più importante club europeo per gli amanti della minimal techno, l'ambiente è piuttosto trasgressivo (il solo locale che a berlino osa più del berghain è il kitkatclub, ma nn ci sono stato), l'ingresso costa 10 euro ed è vicinissimo alla stazione della S-Bahn di Ostbahnhof. E' aperto solo due notti a settimana, il venerdì e il sabato (la serata migliore è quella di venerdì perchè apre solo il Panorama Bar, un locale più piccolo all'interno dell'immensa struttura). Se volete andare in discoteca beh, il Berghain è IL POSTO DEFINITIVO. Un posto che ci è stato consigliato da un nostro amico, un dj tedesco, è il Bassy Club. Di fronte alla fermata Senefelder Platz (su Schönhauser Allee) c'è questo locale fichissimo, sulla porta di ingresso c'è scritto Lonely cowboys club, Members Only! L'ambientazione oscilla tra il rock '50-60, il country e la disco anni '70 e la musica, eccellente, non si discosta da questa impostazione. Se siete nei pressi di Mitte, fatevi un giretto anche al Tacheles (o Zapata Cafè), potrebbe piacervi. E' uno degli ultimi centri sociali di berlino, ospitato all'interno di un vecchio grande magazzino degli anni 20. Nel giardino a cui si accede dallo Zapata Cafè ci sono diversi bar e varia gente che sta li a bivaccare, la parte più fica è all'interno dei diversi piani dell'imponente struttura a cui potrete accedere dalle scale. Dentro ci sono diversi artisti a cui è stato riservato uno spazio espositivo e all'ultimo piano c'è un bar carino.
MOSTRA FOTOGRAFICA
Al museo della fotografia di Berlino (alla stessa fermata S-Bahn del giardino zoologico ovvero Zoologischer Garten) è ospitata al piano terra la Fondazione Helmut Newton che fa un po' cagare. Al secondo piano soprattutto cambiano le mostre e un giovane intellettuale si interessa sempre di fotografia, potrebbe essere l'occasione buona per farci un giro con la pipa e un qualsiasi giornale sotto il braccio. VOLKSBUEHNE e BABYLON KINO Ovvero due posti che spaccano culi. Il Volksbuhne (teatro del popolo) è un teatro degli anni 20, dentro ci fanno spettacoli e concerti ogni giorno della settimana. Scendete alla fermata di Rosa-Luxemburg Platz, ve lo troverete davanti. E' un posto di un'eleganza incredibile, i due Foyer laterali (Roter Salon e Gruener Salon) ospitano dj set e altre iniziative, potete andare a vederci dei concerti o semplicemente farvi una birra. Questo è il sito, voi appena siete a berlino cercate i flyers per vedere la programmazione. Di fronte al volksbuhene c'è un alto posto surreale: il cinema BAbylon. MUSEI: Non so quanto tempo avrete a disposizione: se voleste farvi un giro per musei al centro di berlino, c'è un'isoletta sullo Spree (da non confondersi con Speer ) che si chiama Museuminsel ovvero, non lo direste mai, isola dei musei. Ce ne sono 5 dedicati a vari periodi storici e c'è anche la pinacoteca nazionale. Il museo più stupefacente tra questi è sicuramente il PergamonMuseum. Rimarrete annichiliti dall'altare di Pergamon e dall'Ishtar Gate, il cancello di Babilonia, e da innumerevoli altre robe che solo la grande ambizione e il cattivo gusto teutonico potevano concepire.
QUARTIERI CARINI
- Kreuzberg (quartiere turco) fermata U-Bahn: Gorlitzer Straße. I migliori kebap del mondo.
- Mitte (super centro) strada carina con gallerie d'arte: August Straße
- Prenzlauerberg (quartiere un po' fighetto ma ok). fermata S-Bahn: Eberswalder Straße.
Meritano di essere girati un po' tutti. Sono pieni di locali dove fare aperitivi o cene o pranzi in posti ok senza spendere un occhio della testa. Il quartiere ghè, per concludere, si chiama Schöneberg, anche questo pieno di locali, le vie di riferimento sono Fuggerstrasse e Motzstrasse.
MERCATINI
La domenica c'è un mega mercato dell'usato nei pressi di Tiergarten (giardino monumentale), puoi comprare cimeli nazisti, cibo di cazzo e sedie plastiche orgoglio italico. Al momento non mi viene in mente altro, oddio ci sarebbe il Planetarium, il museo della scienza e il Club der Visionaire dove strafarsi di acidi su una chiatta nel fiume di melma a suon di techno raffinata, poi un must è il bellissimo giardino botanico (il piou vasto d'europa) ma ora devo mettermi a lavorare quindi casomai approfondisco in settimana.
2) cenare da borchardt, Französische Str. 47, 10117 Berlino, Germania 030 81886262
3) andare a ballare al panorama bar (door selection pesantissima)
3a) documentarsi sul buttafuori del panorama bar x superare la door selection pesantissima
4) oukan
5) il kitschissimo museo della ddr
6) vedere il sito dei palazzi da visitare
7) la piscina sullo sprea
COME MUOVERSI
Il mezzo principale è la metropolitana.
Esistono due tipi di Metro: la S-Bahn (che viaggia sopra il livello delle strade) e la U-Bahn (che invece è sotterranea). Appena arrivi in città procurati una mappa della metro (la distribuiscono gratuitamente presso l'entrata di tutte le fermate), sarà fondamentale, te ne renderai conto! Un biglietto semplice costa 2.10 euro e dura due ore. Il consiglio che posso darti è: prendete dei biglietti giornalieri (5.80 euro) o per più giornate (Berlin Welcome Card che ha validità per 48 o 72 ore dalla prima timbratura. Fossi in voi prenderei questa), io ho preso quello settimanale (costava 25euro) e ho risparmiato parecchio. La metro in generale effettua corse fino all'una di notte. Poi riapre alle 4.30. In pratica c'è un buco di 3 ore e mezza e se vi dovete muovere durante quell'orario potrete prendere un taxi. L'unica cosa da sapere sui taxi è che si può chiedere una speciale corsa a prezzo bloccato: salite sul taxi e prima di mettersi in moto dite all'autista "kurzstrecke" (corsa breve) lui bloccherà il tassametro a 3€ . ATTENZIONE: Questo sistema è valido solo per le corse di 2 km o per un tragitto di 5 minuti. Quindi se dovete fare brevi spostamenti è conveniente. Credo sia un sistema inventato per trascinarsi sbronzi come delle merde da un locale all'altro del centro. Altrimenti oh, pazienza, tanto i taxi in generale costano un po' meno rispetto all'italia.
CLUB e/o DISCO: Il primo posto sulla lista che mi ero preparato prima di partire era il Panorama Bar: è il più importante club europeo per gli amanti della minimal techno, l'ambiente è piuttosto trasgressivo (il solo locale che a berlino osa più del berghain è il kitkatclub, ma nn ci sono stato), l'ingresso costa 10 euro ed è vicinissimo alla stazione della S-Bahn di Ostbahnhof. E' aperto solo due notti a settimana, il venerdì e il sabato (la serata migliore è quella di venerdì perchè apre solo il Panorama Bar, un locale più piccolo all'interno dell'immensa struttura). Se volete andare in discoteca beh, il Berghain è IL POSTO DEFINITIVO. Un posto che ci è stato consigliato da un nostro amico, un dj tedesco, è il Bassy Club. Di fronte alla fermata Senefelder Platz (su Schönhauser Allee) c'è questo locale fichissimo, sulla porta di ingresso c'è scritto Lonely cowboys club, Members Only! L'ambientazione oscilla tra il rock '50-60, il country e la disco anni '70 e la musica, eccellente, non si discosta da questa impostazione. Se siete nei pressi di Mitte, fatevi un giretto anche al Tacheles (o Zapata Cafè), potrebbe piacervi. E' uno degli ultimi centri sociali di berlino, ospitato all'interno di un vecchio grande magazzino degli anni 20. Nel giardino a cui si accede dallo Zapata Cafè ci sono diversi bar e varia gente che sta li a bivaccare, la parte più fica è all'interno dei diversi piani dell'imponente struttura a cui potrete accedere dalle scale. Dentro ci sono diversi artisti a cui è stato riservato uno spazio espositivo e all'ultimo piano c'è un bar carino.
MOSTRA FOTOGRAFICA
Al museo della fotografia di Berlino (alla stessa fermata S-Bahn del giardino zoologico ovvero Zoologischer Garten) è ospitata al piano terra la Fondazione Helmut Newton che fa un po' cagare. Al secondo piano soprattutto cambiano le mostre e un giovane intellettuale si interessa sempre di fotografia, potrebbe essere l'occasione buona per farci un giro con la pipa e un qualsiasi giornale sotto il braccio. VOLKSBUEHNE e BABYLON KINO Ovvero due posti che spaccano culi. Il Volksbuhne (teatro del popolo) è un teatro degli anni 20, dentro ci fanno spettacoli e concerti ogni giorno della settimana. Scendete alla fermata di Rosa-Luxemburg Platz, ve lo troverete davanti. E' un posto di un'eleganza incredibile, i due Foyer laterali (Roter Salon e Gruener Salon) ospitano dj set e altre iniziative, potete andare a vederci dei concerti o semplicemente farvi una birra. Questo è il sito, voi appena siete a berlino cercate i flyers per vedere la programmazione. Di fronte al volksbuhene c'è un alto posto surreale: il cinema BAbylon. MUSEI: Non so quanto tempo avrete a disposizione: se voleste farvi un giro per musei al centro di berlino, c'è un'isoletta sullo Spree (da non confondersi con Speer ) che si chiama Museuminsel ovvero, non lo direste mai, isola dei musei. Ce ne sono 5 dedicati a vari periodi storici e c'è anche la pinacoteca nazionale. Il museo più stupefacente tra questi è sicuramente il PergamonMuseum. Rimarrete annichiliti dall'altare di Pergamon e dall'Ishtar Gate, il cancello di Babilonia, e da innumerevoli altre robe che solo la grande ambizione e il cattivo gusto teutonico potevano concepire.
QUARTIERI CARINI
- Kreuzberg (quartiere turco) fermata U-Bahn: Gorlitzer Straße. I migliori kebap del mondo.
- Mitte (super centro) strada carina con gallerie d'arte: August Straße
- Prenzlauerberg (quartiere un po' fighetto ma ok). fermata S-Bahn: Eberswalder Straße.
Meritano di essere girati un po' tutti. Sono pieni di locali dove fare aperitivi o cene o pranzi in posti ok senza spendere un occhio della testa. Il quartiere ghè, per concludere, si chiama Schöneberg, anche questo pieno di locali, le vie di riferimento sono Fuggerstrasse e Motzstrasse.
MERCATINI
La domenica c'è un mega mercato dell'usato nei pressi di Tiergarten (giardino monumentale), puoi comprare cimeli nazisti, cibo di cazzo e sedie plastiche orgoglio italico. Al momento non mi viene in mente altro, oddio ci sarebbe il Planetarium, il museo della scienza e il Club der Visionaire dove strafarsi di acidi su una chiatta nel fiume di melma a suon di techno raffinata, poi un must è il bellissimo giardino botanico (il piou vasto d'europa) ma ora devo mettermi a lavorare quindi casomai approfondisco in settimana.
lunedì 6 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
meme: entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel suo controverso libro Il gene egoista.
giovedì 2 giugno 2011
lindia gurjarasthra
l'india non è per niente un bel paese
Ho studiato archeologia, e ho vinto il bando di concorso perchè nessuno voleva andare a scavare questa civiltà di cui non si sa ancora praticamente nulla e quello che si sà e per lo più un invenzione del governo.
Nonostante alcuni dubbi sul reale valore scientifico della spedizione e i problemi politici e culturali che travagliano il subcontinente indiano, sono partita con grandi speranze per raggiungere quell'interessante seppur problematica regione chiamata Gujarat al confine col Pakistan.
Il sito era musealizzato ed era il luogo voe alloggiavamo, a cento chilometri dalla città più vicina, Ahmdabad.
Chilometri di piatto nulla, villaggi minuscoli che vendevano tutti le stesse cose (orrende noccioline arancioni, cose luminose di plastiche e radio) vegetariani TUTTI perchè estremisti indù. C'erano solo tre tipi di vegetali, lenticchie cavolo e patate.
I membri della spedizione erano una manciata di disperati , quasi tutte belle che non conoscevano il direttore per fama (io mi ero trasferita da poco) e che avevano accettato questa missione suicida pensando che fosse una figata pazzesca. C'erano anche un paio di ragazzi molto giovani che erano l'unica scorta dato che ci era proibito girare da sole anche per il sito, come per altro era proibito stare in una stanza con un uomo, senza nessun'altra donna.
Alloggiavamo in queste 4 casette costruite negli anni 50 dai primi che avevano scavato quel sito, sopraelevate per non farle inondare nel periodo dei monsoni. L'acqua proveniva dal pozzo del sito e vi erano delle pompe che riempivano le cisterne poste sui tetti delle casette. Il sito era corredato da un micro museo, dove andavano a morire gli archeologi indiani che avevano sgarrato (quello che avevo conosciuto io aveva sposato una donna di una casta inferiore, cosa legalmente permessa ma vista malissimo).
Io e un paio d'altre ragazze piu grandi e piu avvezze alla vita fummo messe a occuparci della logistica, mentre le altre ragazze partite per una meta esotica alla ricerca d'avventura semplicemente impazzivano. Io non sono impazzita solo perchè per il cagotto eterno mi davano l'oppio, altrimenti non ce l'avrei MAI fatta.
qualche aneddoto, giornata tipo:
sveglia alle 3.30 del mattino, salivo sul tetto per controllare che le cisterne fossero piene, altrimenti svegliare gli operai affinchè le riempissero. Poi fotocamera in spalla e attrezzatura mi occupavo dei rilievi fotografici e non con la luce dell'alba di tutte le sezioni delle trincee e dei rilievi geoarcheologici. Tornavo al sito mentre gli altri si svegliavano, prendevo le provviste e le consegnavo alle donne che si occupavano di cucinarci il cibo sapendo che ne avrebbero rubato dal 20 al 30%. Il pranzo consisteva nel tradizionale DAL con riso. Non potevamo ovviamente mangiare nulla di crudo, perchè l'amuchina non uccide l'ameba e quindi dovevamo stare attenti anche a sbucciare, altrimenti cuocere, cuocere tutto.
Lavorare sullo scavo a volte come socia della geoarcheologa a volte no, tipo jolly, poi cercare di tornare alle case evitando i cobra che cercavano il calore che era rimasto sull'asfalto della stradina, cenare con cose provenienti dalla città che erano: Pasta, cheddar, riso, a volte salsa di pomodoro, e uova uova come se piovessero. Siccome non potevamo bere l'acqua del pozzo bevevamo quella in bottiglia, solo che non è sorgiva è disinfettata chimicamente, e non aveva nessun minerale. Fortunatamente qualcuno ha pensato al polase.
Alla sera fotografavo i materiali trovati nella giornata fino a quando ce n'era e organizzavo il traffico di alcool, illegale in gujarat, insieme ad altre ragazze con un giovane ragazzo di Mumbai spedito nel culo dell'india perchè si drogava.
Eravamo i primi occidentali che vedevano, e facevano pagare il biglietto per guardarci sopratutto sul treno che da Gundi ci portava alla grande città che solo i piu fortunati della zona riuscivano a vedere (e dove non abbiamo MAI incontrato un occidentale) Dopo i primi giorni abbiamo preso l'abitudine di coprirci il capo perchè ce li trovavamo appiccicati ai capelli, sopratutto le bionde. Solo una volta ho temuto per la mia virtù, altrimenti gli indiani di lì sono così piccoli e sottonutriti che mi bastava una manata per scollarmeli di dosso.
Ammetto che sono partita fricchettona convinta delle meraviglie dell'incontrare una cultura così nuova e diversa e sicura che avrei trovato contatto con una parte profonda di me, che in effetti ho trovato e che agli indiani darebbe volentieri fuoco.
Ho perso la mia verginità relativista quando una donna adulta ci è venuta incontro il primo giorno con un abito confezionato per una ragazza della squadra che era stata lì per qualche giorno un anno prima circa per i rilievi preliminari. La ragazza vede che manca all'appello una figlia e gli chiede che fine avesse fatto. Questa sorride e ci dice che è morta, toccandosi la gola. Penso "ah, che cultura meravigliosa, l'accettazione della morteh, la reicarnazioneh!" e invece approfondendo ho scoperto che la zoccola sorrideva perchè la figlia si era suicidata impiccandosi nella cucina, non si voleva sposare con l'uomo che la famiglia aveva scelto, violento e vecchio, e la madre era contenta così c'era una dote in meno da pagare. I suicidi nella faccenda della reincarnazione non fanno una bellissima fine, in ogni caso.
C'era un unico Paria, erano tutti della casta dei guerrieri (d'altro canto, accoppiandosi in campagna tra famiglie). Ci siamo rifiutati di far pulire la nostra merda, compreso il collettore (abitato dall'iguana) a un povero 80enne. Così facendo però abbiamo scompigliato i loro modi e le loro usanze, perchè non ci rispettavano e cercavano di fotterci, però fingevano di rispettarci e ci leccavano al culo, solo che toccando la nostra merda eravamo pari dei paria, e non potevano mostrarcelo perchè volevano comunque i nostri soldi, non sapevano che pesci pigliare.
Mangiavamo carne una volta alla settimana quando venivamo invitati in un palazzo bellissimo del politico locale, che un tempo era appartenuto ad un maharaja, dove un cuoco nepalese cucinava per noi della carne e del pesce, un banchetto spettacolare. Li ci toglievamo le scarpe camminando su un letto di petali e potevamo bere legalmente della birra, orrenda ma in confronto al colluttorio che ci spacciavano per whisky sembrava nettare per gli dei.
Alle casette il bagno era una turca e la doccia era un secchio in cui mettevi dell'acqua che aveva appeso un secchiello piu piccolo con cui ti versavi l'acqua in testa. Al palazzo del Maharaja ci siamo fiondati al bagno nella speranza di rivedere una doccia, e invece sempre gli stessi secchielli, solo placcati d'oro.
Una mia amica bianchissima, con gli occhi verdi e i capelli neri è stata acclamata come avatar di Parvati e gli hanno offerto belle mucche per sposarla, ma lei non ha accettato.
Crawfish Pie
Ho studiato archeologia, e ho vinto il bando di concorso perchè nessuno voleva andare a scavare questa civiltà di cui non si sa ancora praticamente nulla e quello che si sà e per lo più un invenzione del governo.
Nonostante alcuni dubbi sul reale valore scientifico della spedizione e i problemi politici e culturali che travagliano il subcontinente indiano, sono partita con grandi speranze per raggiungere quell'interessante seppur problematica regione chiamata Gujarat al confine col Pakistan.
Il sito era musealizzato ed era il luogo voe alloggiavamo, a cento chilometri dalla città più vicina, Ahmdabad.
Chilometri di piatto nulla, villaggi minuscoli che vendevano tutti le stesse cose (orrende noccioline arancioni, cose luminose di plastiche e radio) vegetariani TUTTI perchè estremisti indù. C'erano solo tre tipi di vegetali, lenticchie cavolo e patate.
I membri della spedizione erano una manciata di disperati , quasi tutte belle che non conoscevano il direttore per fama (io mi ero trasferita da poco) e che avevano accettato questa missione suicida pensando che fosse una figata pazzesca. C'erano anche un paio di ragazzi molto giovani che erano l'unica scorta dato che ci era proibito girare da sole anche per il sito, come per altro era proibito stare in una stanza con un uomo, senza nessun'altra donna.
Alloggiavamo in queste 4 casette costruite negli anni 50 dai primi che avevano scavato quel sito, sopraelevate per non farle inondare nel periodo dei monsoni. L'acqua proveniva dal pozzo del sito e vi erano delle pompe che riempivano le cisterne poste sui tetti delle casette. Il sito era corredato da un micro museo, dove andavano a morire gli archeologi indiani che avevano sgarrato (quello che avevo conosciuto io aveva sposato una donna di una casta inferiore, cosa legalmente permessa ma vista malissimo).
Io e un paio d'altre ragazze piu grandi e piu avvezze alla vita fummo messe a occuparci della logistica, mentre le altre ragazze partite per una meta esotica alla ricerca d'avventura semplicemente impazzivano. Io non sono impazzita solo perchè per il cagotto eterno mi davano l'oppio, altrimenti non ce l'avrei MAI fatta.
qualche aneddoto, giornata tipo:
sveglia alle 3.30 del mattino, salivo sul tetto per controllare che le cisterne fossero piene, altrimenti svegliare gli operai affinchè le riempissero. Poi fotocamera in spalla e attrezzatura mi occupavo dei rilievi fotografici e non con la luce dell'alba di tutte le sezioni delle trincee e dei rilievi geoarcheologici. Tornavo al sito mentre gli altri si svegliavano, prendevo le provviste e le consegnavo alle donne che si occupavano di cucinarci il cibo sapendo che ne avrebbero rubato dal 20 al 30%. Il pranzo consisteva nel tradizionale DAL con riso. Non potevamo ovviamente mangiare nulla di crudo, perchè l'amuchina non uccide l'ameba e quindi dovevamo stare attenti anche a sbucciare, altrimenti cuocere, cuocere tutto.
Lavorare sullo scavo a volte come socia della geoarcheologa a volte no, tipo jolly, poi cercare di tornare alle case evitando i cobra che cercavano il calore che era rimasto sull'asfalto della stradina, cenare con cose provenienti dalla città che erano: Pasta, cheddar, riso, a volte salsa di pomodoro, e uova uova come se piovessero. Siccome non potevamo bere l'acqua del pozzo bevevamo quella in bottiglia, solo che non è sorgiva è disinfettata chimicamente, e non aveva nessun minerale. Fortunatamente qualcuno ha pensato al polase.
Alla sera fotografavo i materiali trovati nella giornata fino a quando ce n'era e organizzavo il traffico di alcool, illegale in gujarat, insieme ad altre ragazze con un giovane ragazzo di Mumbai spedito nel culo dell'india perchè si drogava.
Eravamo i primi occidentali che vedevano, e facevano pagare il biglietto per guardarci sopratutto sul treno che da Gundi ci portava alla grande città che solo i piu fortunati della zona riuscivano a vedere (e dove non abbiamo MAI incontrato un occidentale) Dopo i primi giorni abbiamo preso l'abitudine di coprirci il capo perchè ce li trovavamo appiccicati ai capelli, sopratutto le bionde. Solo una volta ho temuto per la mia virtù, altrimenti gli indiani di lì sono così piccoli e sottonutriti che mi bastava una manata per scollarmeli di dosso.
Ammetto che sono partita fricchettona convinta delle meraviglie dell'incontrare una cultura così nuova e diversa e sicura che avrei trovato contatto con una parte profonda di me, che in effetti ho trovato e che agli indiani darebbe volentieri fuoco.
Ho perso la mia verginità relativista quando una donna adulta ci è venuta incontro il primo giorno con un abito confezionato per una ragazza della squadra che era stata lì per qualche giorno un anno prima circa per i rilievi preliminari. La ragazza vede che manca all'appello una figlia e gli chiede che fine avesse fatto. Questa sorride e ci dice che è morta, toccandosi la gola. Penso "ah, che cultura meravigliosa, l'accettazione della morteh, la reicarnazioneh!" e invece approfondendo ho scoperto che la zoccola sorrideva perchè la figlia si era suicidata impiccandosi nella cucina, non si voleva sposare con l'uomo che la famiglia aveva scelto, violento e vecchio, e la madre era contenta così c'era una dote in meno da pagare. I suicidi nella faccenda della reincarnazione non fanno una bellissima fine, in ogni caso.
C'era un unico Paria, erano tutti della casta dei guerrieri (d'altro canto, accoppiandosi in campagna tra famiglie). Ci siamo rifiutati di far pulire la nostra merda, compreso il collettore (abitato dall'iguana) a un povero 80enne. Così facendo però abbiamo scompigliato i loro modi e le loro usanze, perchè non ci rispettavano e cercavano di fotterci, però fingevano di rispettarci e ci leccavano al culo, solo che toccando la nostra merda eravamo pari dei paria, e non potevano mostrarcelo perchè volevano comunque i nostri soldi, non sapevano che pesci pigliare.
Mangiavamo carne una volta alla settimana quando venivamo invitati in un palazzo bellissimo del politico locale, che un tempo era appartenuto ad un maharaja, dove un cuoco nepalese cucinava per noi della carne e del pesce, un banchetto spettacolare. Li ci toglievamo le scarpe camminando su un letto di petali e potevamo bere legalmente della birra, orrenda ma in confronto al colluttorio che ci spacciavano per whisky sembrava nettare per gli dei.
Alle casette il bagno era una turca e la doccia era un secchio in cui mettevi dell'acqua che aveva appeso un secchiello piu piccolo con cui ti versavi l'acqua in testa. Al palazzo del Maharaja ci siamo fiondati al bagno nella speranza di rivedere una doccia, e invece sempre gli stessi secchielli, solo placcati d'oro.
Una mia amica bianchissima, con gli occhi verdi e i capelli neri è stata acclamata come avatar di Parvati e gli hanno offerto belle mucche per sposarla, ma lei non ha accettato.
Crawfish Pie
martedì 31 maggio 2011
sabato 28 maggio 2011
venerdì 27 maggio 2011
giovedì 26 maggio 2011
La coup des Dardennes
C’era grande attesa per il ritorno a Cannes dei fratelli Dardenne, che al Festival hanno partecipato numerose volte ottenendo i riconoscimenti più importanti, tra cui ben due Palme d’Oro per «Rosetta» nel 1999 e per «L’enfant» nel 2005. Anche quest’anno sono sulla Croisette con la loro ultima fatica, «La Coup des Dardennes», tradotto impropriamente in Italia come «La colpa dei Dardenne». E in effetti si tratta di un’opera più scritta e narrativamente articolata di altre dei due registi, che non rinunciano però neanche stavolta al loro sguardo lucido e al loro stile essenziale, scarno e rigoroso, concentrato sui personaggi e sui loro drammi.
La storia narra di una coppia di coniugi albanesi che vive in un misero appartamento alla periferia di Liegi. Lui, muratore in nero sottopagato, obnubilato dal peso del lavoro, non ha tempo di riflettere sulla condizione di totale emarginazione mentre lei, disoccupata, diviene la coscienza critica della coppia e vorrebbe cercare di penetrare una società che li sfrutta respingendoli.
Un giorno, in metropolitana, legge su Le Soir la critica entusiastica dell’ultimo film dei Dardenne, decide di convincere il marito a vederlo, per finalmente elevare la loro condizione sottoproletaria attraverso l’autocoscienza del loro stato, e per procurarsi i soldi dei biglietti non pesando sul bilancio familiare si prostituisce al capomastro del cantiere, all’insaputa del compagno, come già aveva fatto per ottenere il passaggio dagli scafisti ed entrare in Belgio.
Ottenuti i biglietti, come nel caso dell’immigrazione clandestina, lo scontro con la realtà è ancora una volta deludente: il film per i due è deprimente, incomprensibile, inconcludente, che senso ha andare al cinema a vedere film simili? Perché il sistema li promuove, a chi piacciono? Che senso ha lavorare per poi al sabato sera andare a vedere bidoni simili?
La donna piange nella notte, sola più che mai nella sua sconfitta, ma la caduta è ancora più rovinosa: poco dopo scopre di essere rimasta incinta, il capomastro le chiede di abortire altrimenti licenzierà il marito, che informato della vicenda cerca vendetta contro la causa di tutte le sue disgrazie, i maledetti Dardenne.
Intraprende un viaggio fino a Bruxelles per conoscere il recensore di Le Soir, e così si rende conto di come tutto il sistema di cultura capitalistica di sinistra si basi su una concezione fideistica: nessun recensore de Le Soir ha visto il film, il giornale si è limitato a pubblicare quanto giratogli dall’ufficio stampa, il successo dei Dardenne è alimentato dalla lobby radical-chic cui servono per autoalimentarsi, ma non esiste nessun valore sottostante.
Così Bruno intraprende l’ultimo viaggio per tornare a casa e conoscere i registi che sono causa della sua disgrazia: si presenta loro, racconta la sua storia, e l’ultima scena ritrae i due fratelli registi, con tanto di telecamera spalla, questa volta spenta, che parlano con Bruno in bar di quella periferia di Liegi che tante volte hanno ripreso, senza che si capisca se cercheranno di aiutarlo o utilizzeranno il prosieguo della sua storia per un ennesimo film, lasciando anche questa volta in sospeso la risoluzione dei conflitti.
http://yyellow.com/site/2011/05/18/la-coup-des-dardennes/
La storia narra di una coppia di coniugi albanesi che vive in un misero appartamento alla periferia di Liegi. Lui, muratore in nero sottopagato, obnubilato dal peso del lavoro, non ha tempo di riflettere sulla condizione di totale emarginazione mentre lei, disoccupata, diviene la coscienza critica della coppia e vorrebbe cercare di penetrare una società che li sfrutta respingendoli.
Un giorno, in metropolitana, legge su Le Soir la critica entusiastica dell’ultimo film dei Dardenne, decide di convincere il marito a vederlo, per finalmente elevare la loro condizione sottoproletaria attraverso l’autocoscienza del loro stato, e per procurarsi i soldi dei biglietti non pesando sul bilancio familiare si prostituisce al capomastro del cantiere, all’insaputa del compagno, come già aveva fatto per ottenere il passaggio dagli scafisti ed entrare in Belgio.
Ottenuti i biglietti, come nel caso dell’immigrazione clandestina, lo scontro con la realtà è ancora una volta deludente: il film per i due è deprimente, incomprensibile, inconcludente, che senso ha andare al cinema a vedere film simili? Perché il sistema li promuove, a chi piacciono? Che senso ha lavorare per poi al sabato sera andare a vedere bidoni simili?
La donna piange nella notte, sola più che mai nella sua sconfitta, ma la caduta è ancora più rovinosa: poco dopo scopre di essere rimasta incinta, il capomastro le chiede di abortire altrimenti licenzierà il marito, che informato della vicenda cerca vendetta contro la causa di tutte le sue disgrazie, i maledetti Dardenne.
Intraprende un viaggio fino a Bruxelles per conoscere il recensore di Le Soir, e così si rende conto di come tutto il sistema di cultura capitalistica di sinistra si basi su una concezione fideistica: nessun recensore de Le Soir ha visto il film, il giornale si è limitato a pubblicare quanto giratogli dall’ufficio stampa, il successo dei Dardenne è alimentato dalla lobby radical-chic cui servono per autoalimentarsi, ma non esiste nessun valore sottostante.
Così Bruno intraprende l’ultimo viaggio per tornare a casa e conoscere i registi che sono causa della sua disgrazia: si presenta loro, racconta la sua storia, e l’ultima scena ritrae i due fratelli registi, con tanto di telecamera spalla, questa volta spenta, che parlano con Bruno in bar di quella periferia di Liegi che tante volte hanno ripreso, senza che si capisca se cercheranno di aiutarlo o utilizzeranno il prosieguo della sua storia per un ennesimo film, lasciando anche questa volta in sospeso la risoluzione dei conflitti.
http://yyellow.com/site/2011/05/18/la-coup-des-dardennes/
mercoledì 25 maggio 2011
martedì 24 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
sabato 21 maggio 2011
venerdì 20 maggio 2011
Apple causes ‘religious’ reaction in brains of fans, say neuroscientists
In a recently screened BBC documentary, UK neuroscientists suggested that the brains of Apple devotees are stimulated by Apple imagery in the same way that the brains of religious people are stimulated by religious imagery.
People have often talked about “the cult of Apple”, and if a recent BBC TV documentary is to be believed, there could be something in it.
The program, Secrets of the Superbrands, looks at why technology megabrands such as Apple, Facebook and Twitter have become so popular and such a big part of many people’s lives.
In the first episode, presenter Alex Riley decided to take a look at Apple. He wanted to discover what it is about the company that makes people so emotional. Footage of the opening of the Cupertino company’s Covent Garden store in central London last year showed hordes of Apple devotees lining up outside overnight, while the staff whipped up customers (and themselves) into something of an evangelical frenzy. This religious-like fervor got Riley thinking – he decided to take a closer look at the inside of the head of an Apple fanatic to see what on earth was going on in there.
Riley contacted the editor of World of Apple, Alex Brooks, an Apple worshipper who claims to think about Apple 24 hours a day, which is possibly 23 hours too many for most regular people. A team of neuroscientists studied Brooks’ brain while undergoing an MRI scan, to see how it reacted to images of Apple products and (heaven forbid) non-Apple products.
According to the neuroscientists, the scan revealed that there were marked differences in Brooks’ reactions to the different products. Previously, the scientists had studied the brains of those of religious faith, and they found that, as Riley puts it: “The Apple products are triggering the same bits of brain as religious imagery triggers in a person of faith.”
“This suggests that the big tech brands have harnessed, or exploit, the brain areas that have evolved to process religion,” one of the scientists says. A meeting with the Bishop of Buckingham, who reads the Bible using his Apple iPad, appeared to back up this assertion. He pointed out how the Apple store in, for example, Covent Garden has a lot of religious imagery built into it, with its stone floors, abundance of arches, and little altars (on which the products are displayed). And of course, the documentary doesn’t fail to give Steve Jobs a mention, calling him “the Messiah”.
Secrets of the Superbrands also looks at the likes of Facebook, which has enjoyed phenomenal success in just a few years. “Like Apple, mobile phones and social networks offer an opportunity for us to express our basic human need to communicate. And it’s by tapping into our basic needs, like gossip, religion or sex that these brands are taking over our world at such lightning speed,” Riley says. He concludes: “That’s not to say that clever marketing and brilliant technical innovation aren’t also crucial, but it seems that if you’re not providing a service which is of potential interest to every one of the 6.9 billion human beings on the planet, the chances are you’re never going to become a technology superbrand.”
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