venerdì 20 giugno 2008

Risposta: ammaniti
Data: Thu, 13 Jul 2000 19:43:11 +0200
A:
Da quando ho letto che tra poco esce la PS2 non tocco più la
PS1. Mi fa orrore e schifo. Mi sembra vecchia, con una grafica
vecchia e nauseante. Voglio la PS2, perché è bello spendere,
perché se non spendi non sei un uomo, perché se non c'è il DVD
che razza di console è? Ci voglio vedere i film e giocare
contemporaneamente e la voglio portatile, che sia pure telefonino,
che vada in Internet, che funzioni ad infrarossi, con una
telecamera che mi spii dovunque, voglio spendere un milione,
due, spero che non troverò mai copie masterizzate, la voglio usare
per scaldarci i panini, per friggerci i sofficini, per fa’ godere la mia
donna, voglio che... Voglio che... Voglio Morire.

giovedì 19 giugno 2008

coefficienti istat

Coefficienti Istat per tradurre valori monetari dei periodi sottoindicati,
al 1861, in valori del 2008
Anni Coefficienti
1861 8.513,9146
1862 8.462,3152
1863 8.715,8677
1864 8.962,0154
1865 9.114,1123
1866 9.019,9096
1867 8.803,7957
1868 8.462,3152
1869 8.411,3373
1870 8.291,4608
1871 8.043,0991
1872 7.116,6259
1873 6.712,8942
1874 6.555,3146
1875 7.655,0548
1876 7.234,6218
1877 6.953,5956
1878 7.219,6587
1879 7.310,3770
1880 7.051,9293
1881 7.539,3197
1882 7.722,7987
1883 7.978,7543
1884 8.136,8415
1885 7.960,5587
1886 7.969,6461
1887 7.987,8833
1888 7.888,5989
1889 7.757,1222
1890 7.490,7833
1891 7.514,9731
1892 7.580,2497
1893 7.748,5128
1894 7.783,0658
1895 7.826,6928
1896 7.861,9482
1897 7.879,6953
1898 7.826,6928
1899 7.951,4920
1900 7.915,4308
1901 7.906,4666
1902 7.960,5587
1903 7.731,3511
1904 7.638,3042
1905 7.629,9563
1906 7.490,7833
1907 7.153,0840
1908 7.227,1325
1909 7.434,9414
1910 7.234,6218
1911 7.059,0597
1912 6.995,4008
1913 6.981,4100
1914 6.981,4100
1915 6.524,6822
1916 5.213,8984
1917 3.686,0665
1918 2.643,4722
1919 2.604,0321
1920 1.981,6662
1921 1.675,0024
1922 1.685,1098
1923 1.694,9284
1924 1.637,2913
1925 1.457,4969
1926 1.351,1535
1927 1.477,8599
1928 1.594,6574
1929 1.569,5616
1930 1.620,9450
1931 1.794,2457
1932 1.842,5468
1933 1.958,3198
1934 2.064,8950
1935 2.035,9901
1936 1.893,0070
1937 1.729,3560
1938 1.606,0294
1939 1.538,0943
1940 1.317,9932
1941 1.139,0782
1942 985,5181
1943 587,6608
1944 132,2387
1945 67,1419
1946 56,8908
1947 35,1045
1948 33,1550
1949 32,6761
1950 33,1208
1951 30,1886
1952 28,9583
1953 28,4052
1954 27,6615
1955 26,9062
1956 25,6309
1957 25,1453
1958 23,9956
1959 24,0964
1960 23,4731
1961 22,8064
1962 21,6997
1963 20,1827
1964 19,0530
1965 18,2597
1966 17,9014
1967 17,5504
1968 17,3295
1969 16,8563
1970 16,0407
1971 15,2768
1972 14,4641
1973 13,1051
1974 10,9717
1975 9,3641
1976 8,0364
1977 6,8048
1978 6,0515
1979 5,2286
1980 4,3160
1981 3,6361
1982 3,1253
1983 2,7179
1984 2,4579
1985 2,2632
1986 2,1331
1987 2,0390
1988 1,9427
1989 1,8223
1990 1,7175
1991 1,6140
1992 1,5312
1993 1,4695
1994 1,4139
1995 1,3420
1996 1,2916
1997 1,2696
1998 1,2472
1999 1,2278
2000 1,1971
2001 1,1659
2002 1,1383
2003 1,1109
2004 1,0893
2005 1,0710
2006 1,0501
2007 1,0323
2008 1,0000

lunedì 16 giugno 2008

quand'è che diventate famosi?

lustando, scende il gruppo prima dei baustelle
un tizio gli fa: - ma quand'è che diventate famosi?
il bassista: - adesso.

piramide di maslow

piramide di maslow

sabato 14 giugno 2008

L'amore è l'infinito abbassato al livello dei barboncini.
Louis-Ferdinand Céline

venerdì 13 giugno 2008

fabri fibra, in italia

giovedì 12 giugno 2008

letture corsare

sabato 19 giugno ore 19, alba caffé akash: reading & dj set ildeboscio, frangetta
domenica 22 giugno ore 17.30, alba cortile municipio: dj set tommaso labranca e fabrizio zuffanti

info click here

una settimana da stronzo a londra

CAPRICE
http://www.le-caprice.co.uk/
il pianista che suona, i tizi con il gessato, camerieri terroni.
45 euro
metro piccadilly circus

WOLSELEY
http://www.thewolseley.com/
bello da vedere, volte & lampadari, profluvi di fica & ferro, all'ingresso niente negri ma un bianco con la tuba.
55 euro
metro piccadilly circus

IVY
http://www.the-ivy.co.uk/
va bene x gli sposati, però costa meno di quanto uno si aspetti.
metro leicester square

YAUATCHA
http://en.wikipedia.org/wiki/Yauatcha
dim sum a nastro.
aquarioso, bianco & colorato, asiatiche con le tette grosse.
metro oxford circus

SKETCH
http://www.sketch.uk.com/
il cristiano ronaldo dei ristoranti londinesi.
tarro, pieno di italiani, il cesso disegnato come un uovo, cucina leggerissima, selezione musicale piacevole.
è comunque il migliore
metro oxford circus

COSA FARE A LONDRA:
Fidanzarsi con Tamara Ecclestone, diventare amico di Kate Moss e Jeremy Clarckson, ondare un fondo hedge e spararsi 100 milioni in tre anni, il tutto usando solo ed esclusivamente la metro.
 

mercoledì 11 giugno 2008

le luci della centrale elettrica, la lotta armata al bar

Le luci della centrale elettrica, per combattere l'acne

martedì 10 giugno 2008

la disoccupazione

mettendo i piedi sul tavolo e ordinando un crodino e scuotendo la testa e dandoti ragione

ricontattalo, torna da lui, fai gesti di amore definitivo. portalo a bere e dopo che ti ha trombato e vuole lasciarti come un cane al bordo della strada tu urlagli: DI NUOVO!! E IO STUPIDA CHE HO ANCHE FATTO L'AMORE CON TE
e piangi a dirotto

quaresma

domenica 8 giugno 2008

being dino risi

berlusconi l' ho conosciuto qualche anno fa, a cena in un palazzo di via Giulia. Alla fine del pranzo, Confalonieri si mise al piano e lui iniziò il suo repertorio di canzoni francesi, la migliore fu La vie en rose, mi pare che cantasse mica male, ricordava un certo Tino Rossi, uno coi capelli leccati che aveva un certo seguito negli anni Quaranta e Cinquanta. Alla fine, per scherzo, andai e gli diedi 10 mila lire, "per l' orchestra". Lui non fece una piega, ringraziò, spezzò in due la banconota e ne diede un pezzo all' amico Fedele».

Da trent' anni vivo come in albergo, senza pesare su nessuno. Ho perfino imparato a dialogare con l'acqua e con i suoi rumori: sono felice delle mie giornate, non mi sono mai sentito solo. Qui, è vietato affittare a chi ha bambini o cani, una meraviglia. Al di là degli acciacchi, finalmente parlo per ore con i miei figli Claudio e Marco: pensando che stessi per morire, hanno inaugurato l'abitudine di passarmi a trovare ogni mattina, passeggiamo insieme e forse non sanno che questa è ormai la mia vera e unica ragione di vita.

Mi laureai in medicina, volevo specializzarmi in psichiatria. Dopo sei mesi al manicomio di Voghera, lasciai perdere. Avevo voglia di non far niente, di essere ricco e di girare il mondo. Ci sono riuscito. Ma ero contento quando un film non si faceva. L’idea di alzarmi presto la mattina per andare a girare era una tortura.

I vecchi sono cattivi, sono come i bambini, hanno le invidie. E come i bambini vedono i difetti, vedono tutto. Sono invecchiato all’improvviso, mentre passeggiavo in viale Buozzi. Scende una ragazza da una Harley Davidson, si toglie il casco, scuote i capelli, mi guarda e sorride. Ero paralizzato, innamorato perso. Lì ho realizzato che avevo 86 anni.

Mi sto sciogliendo, piano piano. Se fosse stato per me, sarei morto volentieri nel Duemila, una bella data da incidere sulla lapide. Quando sarò al lumicino, voglio essere portato a finire in quel di Waterloo, in Belgio. Sono stato a vedere la tristissima pianura dove l'Imperatore fu sconfitto, non è un granché. Ma la prego di immaginare che bella figura farei, io ateo non pentito: Dino Risi, nato a Milano, morto a Waterloo.

martedì 20 maggio 2008

mgmt time to pretend



let's make some music, make some money, find some models for wives.
I'll move to Paris, shoot some heroin, and fuck with the stars.
you man the island and the cocaine and the elegant cars.
this is our decision, to live fast and die young.
we've got the vision, now let's have some fun.
yeah, it's overwhelming, but what else can we do.
get jobs in offices, and wake up for the morning commute.
forget about our mothers and our friends
we're fated to pretend
there's really nothing, nothing we can do
the models will have children, we'll get a divorce
we'll find some more models, everyting must run it's course.
we'll choke on our vomit and that will be the end
we were fated to pretend

giovedì 15 maggio 2008

le foto del giorno

e poi ho ucciso 30 draghi

stia un passo indietro lei, che non conta un cazzo

leonardo  materazzi

venerdì 9 maggio 2008

un giorno con sgarbi

Siamo a Milano, nell’ingresso di un super albergo. Siamo in due: uno per fare foto e uno per scrivere. Detta così pare una barzelletta sui carabinieri. E che sia uno scherzo lo sospettiamo anche noi: siamo qui da un’ora, senza certezze, incaricati con preavviso e istruzioni minimali di seguire una giornata-tipo della maggiore rockstar italiana: Vittorio Sgarbi, una performance itinerante di 16 ore senza pause con assolo in Accademia, jam session in Asses-sorato, freestyling in tv, interludio a Piacenza, ritorno a Milano con andante maestoso, seguito da intermezzo romantico e gran finale con brio in un turbine di donne, soldi, privilegi. Non abbiamo un vero appuntamento. Anzi, dopo 75 minuti di attesa qualche dubbio ci viene... La receptionist ci dice: «Io un po’ lo conosco. Secondo me non avete molte possibilità». Stiamo per andarcene. Ma di colpo, appare. I famosi occhiali ci squadrano. «Voi due sareste quelli del giornale?». Facciamo per presentarci. Che idea scema: «Andiamo!», comanda imperioso. E parte. Lo seguiamo senza sapere cosa ci aspetta: un tour de force non da poco anche per due soggetti fisicamente in forma (rispetto alla media giornalistica) e ben più giovani del 55enne Assessore alla Cultura di Milano. Di fatto, lo strapotere fisico del pallido Casanova (che, c’è da scommettere, non ha mai fatto sport in vita sua) ha del sovrumano. Il suo passo è quello di una marcia trionfale fino a notte fonda, senza mai fermarsi, sbracciando, vociando, corteggiando, telefonando, comiziando, sclerando. Senza mangiare e bere o quasi. Stimolanti? La sua unica droga sia la sua grandeur. Il primo impegno in agenda è un sopralluogo alla Scala.

Alle 11.15 entriamo. Durante questa giornata tipo, Sgarbi mi aprirà le porte di altri posti dove normalmente non sarei ammesso e senza mai parlarmi o quasi: per tutto il tempo, per tacito accordo, gli faremo da ombra, con discrezione dovuta anche al timore di dargli sui nervi ed essere cacciati. Ridurremo l’interazione al minimo, nessuna domanda, nessuna osservazione; solo muta, sbigottita testimonianza. Che poi, parlargli non è facile. Mentre discute con l’ingegnere della Scala di pareri della Procura, della Commissione provinciale di vigilanza, dell’Asl e dei tecnici, ha il Prefetto in linea su un telefono e una delle segretarie nell’altro. Non parla quasi mai con una persona sola. Mentre il sopralluogo-lampo alla Scala (un problema di agibilità di certi sedili) ha termine, proclama nel telefonino: «Queste cose non le puoi dire a me, perché io sono il vento, sono in continuo movimento». Detto da un altro, è ridicolo. Detto da lui, pure. Se non che, è vero. Alle 11.45 entriamo all’Accademia di Brera, dove è ospite il fotografo Joel Peter Witkin. Sala piena di gente. Tante sventolone. Eh, l’arte. Sgarbi saluta Witkin, si alza e inizia a parlare sotto la diapositiva di una tipa col sedere di fuori. «Di Witkin dicono: artista discusso. Discusso è il termine più eccitante che esista, chi non è discusso è uno stronzo». Scaldata la platea, si addentra in una digressione sull’arte e la morte, perché se non lo sapete, Witkin ritrae cadaveri. «Per qualcuno è profanazione e abuso. Ma intanto il cadavere passa da uno stato di vita a un altro, da natura viva a natura morta. Uomini che furono senza identità da vivi e vengono abbandonati per strada, sono opere d’arte da morti: diventano vivi». Anche gli studenti che storcevano il naso alla sua entrata ascoltano con interesse. Qualche fanciulla lo fotografa. A fine discorso, è attorniato da una quantità di persone adoranti o questuanti. «Io mi occupo di...», «Volevo sottoporle...», «Potrei parlarle di...?».

È quello che succederà per tutta la giornata: inaspettatamente lui ascolta tutti, e non distrattamente come fanno i politici. Altra ipotesi: la sua droga sono le persone, l’essere cercato. Se poi si tratta di femmine, be’. «E perché mi hai sempre nascosto questa tua amica?». «No, ti sei sposata? Con un cornuto. Cioè, no, il cornuto sono io, tu mi tradisci con tuo marito». «Tu qui? Non sei in Irlanda? Che schifo, ditemi se una può andare a uomini in Irlanda». Mentre le interpellate arrossiscono, lui prende a braccetto, sposta, proclama, gigioneggia. Le battute semiaggressive a voce sempre alta e tonante sono lo stile del maschio dominante che segnala a maschi e femmine del branco la propria preminenza. L’unico vero modo di scontrarsi con Sgarbi è mettere in discussione questo aspetto: una volta stabilito che lui è il re leone, potete dirgli di tutto; è molto più paziente e affabile di quanto sembri. Certo, non andatelo a dire a chi lo vota. All’una e mezza, eccoci nel suo ufficio di Assessore alla Cultura del Comune di Milano. Un casino fantastico. Statue, dipinti, foto, calendari di spasimanti, regali, fiori, riviste e libri, libri, libri. Lui dopo la colazione salta anche il pranzo e inizia a vedere rappresentanti di enti vari: gente per cui Sgarbi è, si intuisce, una potenziale minaccia. Molti sembrano prendere oboli secolari per l’antico prestigio di cui si sono investiti, e temono che Sgarbi non abbia «la sensibilità per capire la loro importanza». Quando invece appare David Zard, storico promoter di concerti rock e altro, si illumina. «Oh, tu sì che mi piaci, Zard. Tutti ’sti creativi mi hanno rotto i coglioni. Tutto questo mondo di idioti che “creano dei contenuti”. C’è troppa creatività al mondo».

Via via l’ufficio si popola di gente di ogni tipo: collaboratori, mogli di ambasciatori, mercanti d’arte, una troupe di RaiDue per un intervento alla trasmissione Confronti. «Qual è l’argomento? Lapo? E che devo dire di Lapo?». Sfoglia il giornale un minuto, poi parte: «Nel mondo si è perso il contegno. Io ne sono un esempio. Io mi sono guadagnato confini del contegno molto remoti, a me sono perdonate molte cose “perché sono Sgarbi”. In parte succede ad altri, come Berlusconi, pensate alle sue foto con cinque ragazze. Sì, era a casa, ma era una situazione in cui Prodi non si sarebbe trovato. A Berlusconi è concesso qualcosa in più, “perché si sa che si comporta come un ragazzo”, però dovrebbe sempre tener conto che potrebbe esserci un fotografo e… Perché apri la porta? Chi è il coglione che apre la porta? La testa di cazzo che è uscito dalla stanza...». Bang, si alza e corre fuori dall’ufficio elencando tutte le parolacce del mondo. Eccolo, lo Sgarbi furioso: grida perché tutto il palazzo senta il ruggito del leone. Poi rientra e riprende come niente fosse. «Lapo Elkann non ha fatto nulla di male, ma se vuoi evitare poi che qualcuno mostri ad altri quello che fai, non farlo. Perché il problema sei tu: se respingi quei valori, se sei un rivoluzionario, non dovresti preoccuparti di essere fotografato. La differenza con me è che qualunque cosa io faccia, è ciò che voglio fare. Non devo nasconderlo». Fine della registrazione. Si alza e dice: «Sono le 17, ora che si fa? Ah, già. Andiamo a Piacenza, forza».

Saliamo in macchina in cinque. La star, il duo di RS, il prezioso autista Graziano, dipendente comunale diventato per forza di cose consigliere e segretario part-time, e una quinta persona: Caterina. Una fan. È giornalista anche lei, ma la realtà è che ama Sgarbi. Platonicamente. «Davvero, non ci sei mai stata?». «No, perché finirebbe». A dire la verità lui più che altro pare tollerarla seraficamente. Ogni tanto la insulta, ma fa parte del suo voler bene. «Le donne stanno attorno a lui perché da lui si impara», mi spiega Caterina. Dopo di che manda un sms a Lapo. A Piacenza bisogna sostenere un candidato sindaco. Accolta da una folla festante, la star entra in un salone e inizia a inveire contro il sindaco in carica. Onestamente il discorso non è granché: forse è stanco (in tutte queste ore ha mangiato solo un gelato), forse ha altro per la mente, forse non è un politico vero e proprio: attacca a testa bassa ma ha la razionalità di una squadra di calcio scozzese. Però, proprio come un club scozzese, il suo impeto strappa l’ovazione dei tifosi. Finito il comizio afferra una bella femmina locale e la trascina quasi di peso a vedere la mostra di Enrico Robusti (niente male, ma io non ne capisco nulla, sia chiaro), aperta a pochi passi. Uscito dalla mostra, allunga il passo e semina il duo di RS. Lo ripeschiamo poco dopo, dietro una colonna, a chiacchierare con la piacente piacentina. Pochi minuti dopo, eccolo ripartire sparato verso l’auto. Della dama, non v’è più traccia. In viaggio, legge giornali e telefona, telefona, telefona. «Ma che cretinate dici? Sono calmo. È che tu sei una rompicoglioni superiore alle mie capacità di sopportazione». Mette il vivavoce e ci fa ascoltare una donna dall’accento sardo che gli mormora che «sta facendo l’antipatico». Lui va avanti 10 minuti a spiegarle che lo sta annoiando. Alle 21 siamo nelle gallerie di Palazzo Reale: davanti a visitatori attoniti, irrompe seguito da un codazzo che ricorda Alberto Sordi nei panni del primario Guido Tersilli. C’è da incontrare lo sponsor della mostra Camera con vista, ovvero venti persone eleganti che Sgarbi prende al volo e trascina da una sala all’altra in una cavalcata selvaggia. «Qui c’è un Balla, quelli sono i calzini di D’Annunzio, qui c’è un Sironi. In questa sala purtroppo ci sono cacate della transavanguardia. Lì c’è una che piscia. Questo è Cattelan: una enorme forma di formaggio. E ora, venite nella sala delle Cariatidi». Con gesto punk, sposta un pannello, scavalca un cordolo e improvvisamente siamo in un’enorme vetustissima sala in pieno centro di Milano, ovviamente mai vista da chi vi scrive. Tanta bella gente mangia a lume di candela. «Ma che posto è?», chiedo a Caterina. «Oh, qui si fanno eventi». Ah. Mentre contemplo la sala lo perdo di vista di nuovo. Dove cercare? Ma è evidente: dove ci sono due gnocche. «Adesso vado a un’inaugurazione, poi c’è la mostra di un fotografo sadico, domani sera sono a Cremona, venerdì presento il libro di Ratzinger in Duomo, può essere divertente. Ecco il numero dell’autista. Quando avete finito qui andiamo e ci facciamo aprire la mostra». Si volta verso di noi e tuona: «Presto, che ci aspettano al Padiglione d’Arte Contemporanea». Ci aspettano? Mica tanto: l’appuntamento era alle 19, arriviamo alle 22.22. «Non c’è più nessuno? Sono dei cornuti». Si sente solo. Che fare? Chiama la fidanzata. L’attrice Sabrina Colle: ha appena finito le prove di uno spettacolo, arriva stanca. Ma paziente. Lui le mostra le pirotecniche opere di Serafini. «Guarda, Cibina: una donna-carota!». E ora che si fa? Si va a vedere la mostra di Witkin, il “fotografo sadico”. Recuperiamo il gallerista e ci muoviamo a piedi (a passo di carica ovviamente) verso la mostra. Il codazzo si è modificato nel corso della giornata: ora ne fanno parte giovani cool e chic, genere “faccio cose e vedo gente”. Metà li tirerei sotto con un trattore, ma è tutta invidia. Invece il proprietario (scusate: l’owner) della galleria è un giovane molto simpatico, che porge le opere a Sgarbi («Uhiii guarda che bella foto Cibina, questo si infila un chiodo nel naso») e gli dà del tu per tutta la serata. Di colpo lui lo fissa. «Ma tu chi sei, non ho capito». Intanto si è fatta l’una di notte. Ora di cena, finalmente.

Al ristorante arriva un consigliere politico di Sgarbi. «Vittorio, quella mostra sull’arte omosessuale, alla gente normale non piacerà». È preoccupato. «Ah, io non so cosa sia la normalità. Culi liberi!», esulta Sgarbi. «Va a finire come la mostra sul Male, devi togliere le foto eccessive». Più il politico si preoccupa, più Sgarbi gongola. «Va bene, sarà una mostra educativa: metteremo un prete all’entrata». Qualcuno (be’, io) fa notare che sarebbe un boomerang, il Vaticano ha già dei problemi. «Allora sotto le opere scriveremo: “Che schifo!”. E daremo una scossa a chiunque ci si ferma troppo. La chiameremo Vade retro. Oppure Ecce omo». Qualcuno (be’, sempre io) propone: «O Culattoni raccomandati». «Mhm, non male». Il politico cerca di ridurlo a più miti consigli. Mai ridurre Sgarbi a più miti consigli: «Ci sono! La chiameremo FROCI! col punto esclamativo». «Ma sono foto volgari, cioè fanno schifo». «Vedi, io posso fare quella mostra perché io sono Sgarbi. Sono insospettabile di connivenza coi gay, con tutte le liti con Cecchi Paone sul matrimonio dei culi. Mi è consentito, la gente conosce il mio contegno». Di ottimo umore si butta sugli spaghetti e su una procace bruna. Cibina scuote la testa. «Non ti irrita quando fa così?». Mi sorride dolcemente. «Sai com’è lui, no? Se non tolleri certe cose non ti ci metti». Sgarbi paga per tutti (grazie): 12 persone, due biglietti da 500. All’uscita un ragazzo lo riconosce: «Io sono ignorante, ho la terza media, ma amo Caravaggio e le donne». Sgarbi si illumina: «Anch’io!». Sono le 2.30. Che si fa? Si va a dormire? Ma no, bisogna far vedere a Cibi un orecchio scolpito su un muro. «Graziano gira a destra, in via Serbelloni. È la cosa più bella di Milano. Cibina, scendi a vedere!». Cibi, distrutta, cede. «Ma tu lo sai quanto ti voglio bene, Cibi?».

Le tre di notte, rieccoci in albergo. Siamo in sei: Caterina la fan è sempre tra noi. C’è anche Graziano gli ricorda gli impegni di domani. Nota bene, lui domani è di riposo, ma una volta nell’orbita di Sgarbi fai parte dello show. Sgarbi apre la finestra dell’hotel. L’intero balcone accompagna l’interno della galleria Vittorio Emanuele. Lui prende il telefono e la percorre tutta vociando, sclerando, sbracciandosi nel silenzio surreale del salotto buono di Milano che non vedrò mai più né così vuoto, né da questa posizione. Rientra. «Ora tutti fuori, ho un articolo da scrivere per domani, devo mettermi a lavorare». Giusto. Dopo uno show così lungo, bisogna pur rilassarsi un po’. Mi stringe la mano, sorride e poi dice: «...Ma voi chi siete, che non ho mica ben capito?».

venerdì 11 aprile 2008

Se qualcosa esiste, ciò che l’ha portato ad esistere è il desiderio di esistere.
L’origine è il desiderio del desiderio, il desiderio è l’origine del desiderio.
Il nulla desidera la sua esistenza.
Il desiderio spinge al progresso.
Il progresso porta alla verità.
La verità porta al desiderio di non desiderare.
Di svanire.
Il nulla.
Il nulla desidera la sua esistenza.
Al termine del tempo, al culmine del progresso, scoperto il cuore pulsante del desiderio, c’è la verità: l’uomo arriva all’immortalità non attraverso mondi ultraterreni, ma attraverso sé e, liberato dalla paura/speranza della morte, vede il (non) volto di Dio.
Il senso della vita non è nell’esistenza / inesistenza di Dio, ma nel suo non esserne a conoscenza: l’uomo non può vivere senza una fede, ma la necessità della fede non significa la sua verità.
Oggi la nostra vita è ancora condizionata dai bisogni contingenti; la nostra vita è miserevole, animalesca, e come le vite di chi c’era prima ci appaiono selvagge e sporche, così appariranno le nostre vite a chi verrà dopo.
La vita è ingiusta perché la dimensione della vita non è l’uomo, che è solo un battito all’interno del respiro dell’universo nel pulsare del cuore del desiderio.

giovedì 10 aprile 2008

è + facile sentirsi superiori agli altri che esserlo veramente
è dura fare i fighi con la presbiacusia



dino risi però è anche uno stronzo perché doveva pensarci prima