domenica 15 maggio 2005

Il diario di Vanessa D. - 15 maggio

Invece di andare a scuola, oggi sono andata a trovare Daniele, a Motta di Costigliole, con lo scooter.
Quando sono arrivata, sulle scale sentivo odore di piscio di gatto e di fiori lasciati ad appassire, ho udito una porta aprirsi e ho scalato gli scalini a due a due, perché non volevo ritardare niente. Aveva lasciato la porta aperta e sono entrata chiamandolo piano; ho sentito dei rumori in cucina e mi sono diretta verso la stanza, lui mi è venuto incontro fermandomi con un bacio sulle labbra veloce ma bello, che mi ha fatto ricordare il suo sapore di fragola.
«Vai di là, arrivo fra un attimo», ha detto indicandomi la prima stanza a destra.
Mi ha afferrato le spalle e mi ha fatta voltare, mi ha scrutata attentamente e ha esclamato: «Come cazzo ti sei vestita?!».
«Vaffanculo, Daniele», ho risposto ancora una volta ferita.
Il telefono ha squillato e lui è uscito dalla stanza per rispondere; non sentivo bene ciò che diceva, solo parole smorzate e risate soffocate. A un certo punto ho sentito: «Aspettami lì. Vado a vederla e poi te lo dico».
Allora ha affacciato la testa dalla porta e mi ha guardata, è ritornato al telefono e ha detto: «Sta in piedi vicino al letto con le mani in tasca. Ora me la scopo e poi ti dico. Ciao».
È ritornato con il volto sorridente e io ho risposto con un sorriso nervoso.
Senza dire niente ha abbassato la persiana e ha chiuso a chiave la porta della sua camera; mi ha guardata per un istante e si è abbassato i pantaloni, rimanendo in mutande.
«Be'? Cosa fai ancora vestita? Spogliati, no?», ha detto con una smorfia sul viso.
Rideva mentre mi spogliavo e, una volta rimasta completamente nuda, mi ha detto inclinando un poco la testa: «Be'... non sei poi così male. Ho fatto un accordo con una bella figa». Non ho sorriso questa volta, ero nervosa, guardavo le mie braccia bianche e candide che splendevano per i raggi che filtravano appena dalla finestra. Ha cominciato a baciarmi sul collo ed è sceso man mano più giù, sui seni e poi sul Segreto, dove già il Lete aveva cominciato a scorrere.
«Perché non te la depili?», ha sussurrato.
«No», ho detto con lo stesso volume di voce, «mi piace più così».
Abbassando la testa potevo notare la sua eccitazione e allora gli ho chiesto se voleva cominciare.
«Come ti andrebbe di farlo?», ha chiesto senza indugiare.
«Non so, dimmi tu... non l'ho mai fatto», ho risposto con un pizzico di vergogna.
Mi sono sdraiata sul suo letto sfatto e dalle lenzuola fredde, Daniele si è messo sopra di me, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha detto: «Mettiti sopra».
«Non mi farò male stando sopra?», ho chiesto con un tono quasi di rimprovero.
«Non importa», ha esclamato senza guardarmi.
Mi sono arrampicata su di lui e ho lasciato che la sua asta centrasse il centro del mio corpo. Ho provato un po' di dolore, ma niente di terribile. Sentirlo dentro di me non ha provocato quello sconvolgimento che mi ero aspettata, anzi. Il suo sesso dentro provocava solo bruciore e fastidio, ma è stato doveroso per me rimanere incastrata a lui a quel modo.
Non un gemito dalle mie labbra, tese in un sorriso. Fargli comprendere il mio dolore sarebbe stato esprimere quei sentimenti che lui non vuole conoscere. Vuole servirsi del mio corpo, non vuole conoscere la mia luce.
«Dai, piccola, non ti farò male», ha detto
«No, tranquillo, non ho paura. Ma non potresti metterti tu sopra?», ho chiesto con un sorriso lieve. Con un sospiro ha acconsentito e si è buttato sopra di me.
«Senti qualcosa?», mi ha chiesto mentre cominciava a muoversi piano.
«No», ho risposto credendo che si riferisse al dolore.
«Come no? Sarà il preservativo?».
«Non so», ho continuato, «non sento nessun male».
Mi ha guardata disgustato e ha detto: «Tu, cazzo, non sei vergine!».
Non ho risposto subito e l'ho guardato stupefatta: «Come no? Scusa, che significa?».
«Con chi l'hai fatto, eh?», ha chiesto mentre si alzava frettolosamente dal letto e riprendeva i vestiti sparsi sul pavimento.
«Con nessuno, giuro!», ho detto forte.
«Per oggi abbiamo finito». '!
Il resto è inutile raccontarlo, diario. Sono andata viasenza nemmeno il coraggio di piangere o di urlare, solo con una tristezza infinita che mi stringe il cuore e lo divora piano piano.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

motta di costigliole.
tutto il resto neanche l'ho letto.
ancora rido. Z

Anonimo ha detto...

Ma 'sta brutta copia dei deliri del trentenne che si nasconde dietro lo pseudonimo di melissap di chi e' ?

Anonimo ha detto...

Ma quanto è zoccola tua cugina!

Anonimo ha detto...

stupendo.
conny.

Anonimo ha detto...

senit ricopione, questo è il libro di melissa, lo hai soolo rikopiato x farti pubblicità! secondo me tu l hai ricopiato xkè nn 6 capace di skrivere così bene!!! ahahah c ho preso eh?
6 1 sfigato!!!!!

Anonimo ha detto...

Vieni a Govone, chè qui ci si tromba sbarbate e non.

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