
Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post
venerdì 9 agosto 2013
giovedì 27 giugno 2013
il colpo alle poste di torino
Giuliano Guerzoni lo credevano sulla Costa Azzurra francese, a Montecarlo o addirittura a San Salvador. In qualsiasi posto dove si possa spendere il tempo tra donne, gioco e lusso. Giuliano Guerzoni, 36 anni, di Strevi, un piccolo comune in provincia di Alessandria, l' autista delle Poste sparito il 27 giugno dopo il clamoroso furto di otto miliardi in contanti e assegni e ricercato per peculato, non ha invece mai raggiunto quei paradisi esotici. E' finito sepolto in una buca profonda quasi un metro, sotto un albero di nocciole, nella campagna di Bussoleno, in Val di Susa. Con lui, in quella tomba artigianale, carabinieri e polizia ieri pomeriggio hanno trovato anche Enrico Ughini, 40 anni, ex postino, misteriosamente sparito da Felizzano, un altro centro dell' Alessandrino alla fine di maggio e sospettato dalla Squadra Mobile di essere stato il complice di Guerzoni nel colpo miliardario. Entrambi trafitti da due pallottole sparate al torace e poi sepolti uno sopra all'altro in quella buca sotto l' albero di nocciole, vittime quasi certamente di una lite per la spartizione del bottino. In un boschetto della località Petronilla, a solo un chilometro dall' abitazione di Domenico Cante, "lo scambista", ovvero l' uomo incaricato di ritirare i sacchi postali dai diversi uffici che aveva accompagnato Guerzoni nel turno del pomeriggio del 26 giugno, il giorno del "colpaccio". Anche Cante era sospettato del furto e dopo due interrogatori era stato denunciato a piede libero per peculato. Subito dopo la scoperta dei due cadaveri Cante è stato interrogato a lungo dalla polizia che ha anche minuziosamente perquisito la sua abitazione di Bussoleno. Probabilmente Guerzoni e Ughini sono stati uccisi lo stesso giorno del furto. L' autista indossava ancora la divisa delle Poste che portava il 26 giugno. A scoprire i cadaveri poco dopo le 13 di ieri è stato un contadino della zona. L' uomo che stava raggiungendo la sua piantagioni di peri, passando accanto al boschetto di nocciole ha notato la terra smossa. Ha telefonato ai carabinieri della Compagnia di Susa che poco dopo estraevano da quel campo i due cadaveri. Non è stato difficile identificare quei corpi sporchi di fango e trapassati dai proiettili. Nelle tasche Guerzoni e il suo amico avevano le carte d' identità. Il ritrovamento dei due cadaveri ha dato un' immediata e tragica svolta all' inchiesta su quello che sino a ieri era considerato "un colpo perfetto". A scoprire la mattina del 27 giugno che i dieci sacchi ritirati dai diversi uffici postali nel pomeriggio del giorno prima erano stati sostituiti con altri colmi di carta straccia e di ritagli di giornali e libri era stato il cassiere della sede centrale delle Poste di Torino che avrebbe dovuto ritirare gli otto miliardi. Gli investigatori della Squadra Mobile avevano immediatamente rintracciato i trenta dipendenti che avevano lavorato nei tre turni di quel mercoledì ma i loro sospetti si erano immediatamente addensati su Giuliano Guerzoni e Domenico Cante, rispettivamente autista e "scambista" del turno del pomeriggio. Cante, il giorno dopo, si era regolarmente presentato al lavoro. Guerzoni invece era sparito. Nella mansarda che abitava a Strevi la polizia aveva trovato una sveglia trafitta da un pugnale e attaccata al muro. L' addio di un travet ad una vita scandita dal cartellino. In uno dei sacchi pieni di carta avevano anche scovato l' ultima sua busta paga. Cante, sospettato di essere il complice, era stato colto da un attacco cardiaco durante il primo interrogatorio ed era finito in ospedale. Dimesso aveva ripetuto di essere innocente, di non essersi accorto dello scambio. Salvatore Mulas, il capo della Squadra Mobile, e i suoi uomini avevano però ricostruito la dinamica del "colpaccio". Guerzoni aveva preparato dieci sacchi falsi, completi di sigilli e cartellini e li aveva sostituiti dopo aver ritirato l' ultimo di quelli veri dagli uffici postali periferici. Era stato però tradito da una sorpresa. All' ultimo ufficio gli era stato consegnato un pacco doppio. Lui e il complice avevano dovuto disfarlo e avevano dimenticato due "assicurate". Un particolare che li aveva traditi. E la Squadra Mobile aveva già individuato il "terzo uomo", Ughini, che aveva aiutato Guerzoni a scaricare il bottino prima di riportare il furgone al deposito. Ieri pomeriggio il colpo di scena e il ritrovamento dei due ricercati che tutti credevano all' estero a godersi i miliardi. Miliardi che sono davvero spariti.
Ivan Cella
Erano gli ultimi due latitanti del gran colpo alle Poste di Torino.
Un piano quasi perfetto che, il 26 giugno dell' anno scorso, fruttò due miliardi e mezzo di lire in contanti, mai più trovati, e costò la vita a due degli "uomini d' oro", Giuliano Guerzoni ed Enrico Ughini, assassinati con ogni probabilità dai complici. Si erano rifugiati in Albania: arrestati una prima volta, avevano approfittato della rivolta di marzo per evadere dal carcere di Tirana e sparire nuovamente. Ma la classica fuga in Sudamerica, questa volta, è stata fatale a Ivan Cella, 42 anni, ex gestore di una birreria a Susa ed esperto di armi, accusato di quel duplice delitto insieme al postino Domenico Cante (in carcere), e alla sua fidanzata ventitreenne Cristina Quaglia, ricercata per favoreggiamento. Li hanno presi venerdì 22, a Cochabamba, in Bolivia, una città di 200 mila abitanti a oltre 2500 metri d' altitudine, trecento chilometri a sud est da La Paz. Espulsi dal paese giovedì, sono stati imbarcati su un volo per Santa Cruz e di lì, ieri, hanno raggiunto Miami per poi imbarcarsi per l' Italia. Erano arrivati su quel pianoro della cordigliera a fine marzo, dopo una fuga senza fine attraverso l' Albania in fiamme e gli aeroporti di Istanbul, Amsterdam, San Paolo do Brasil e Santa Cruz: fino a Cochabamba. Fino a otto giorni fa, quando un reparto della polizia guidata dal comandante regionale Angel Moncada, affiancato da due sottufficiali dei carabinieri, ha bussato alla porta di una casetta ad un piano, nel rione periferico di Sarco, che Cella e la sua donna avevano preso in affitto da una signora per 200 dollari al mese. I due latitanti hanno ancora tentato il tutto per tutto, mostrando passaporti falsi intestati ad Alberto Filosi e Patrizia Baselico. Ma è stato inutile. Da tempo, infatti, da circa due mesi, la Procura di Torino e gli investigatori li avevano localizzati tramite l' Interpol. Dopo l' arresto, con l' accusa ufficiale di "falso ideologico e sostituzione di identità", Ivan Cella e Cristina Quaglia sono stati brevemente interrogati in presenza del console onorario italiano a Cochabamba, Carlo Schiavi.
"Ho trovato i due - racconta il console - in buone condizioni, anche se la ragazza appariva magra e patita. Mi hanno spiegato da dove erano arrivati e che erano stati arrestati perché in possesso di passaporti falsi, che avevano comprato in Albania. 'Siamo venuti qui a Cochabamba in cerca di un lavoro, per vivere qui' , hanno detto".
Segno che non avevano più il bottino? "Non saprei, ma di sicuro avevano una buona disponibilità economica perché, quando ho chiesto loro se avessero bisogno di denaro per comprarsi da mangiare in carcere, dove il cibo scarseggia davvero, mi hanno risposto: 'No, da questo punto di vista non abbiamo problemi' . E, alla domanda di un poliziotto che chiedeva se volessero tornare in Italia, hanno risposto di sì". All' uscita dal carcere, i due sono stati avvicinati per qualche istante dai cronisti locali. "Siete mafiosi?", è stata la domanda. "No, e non abbiamo ammazzato nessuno", ha risposto Ivan Cella. Ora il birraio di Susa raggiungerà in carcere l' amico Domenico Cante, l' altro principale accusato dell' omicidio di Guerzoni e Ughini e del colpo miliardario. Fu proprio Cante, assieme alle due vittime poi trovate uccise a colpi di pistola, quindici giorni dopo, in un boschetto della Val di Susa, a sostituire a bordo di un furgone delle Poste durante il giro di ritiri e consegne i sacchi del denaro con altri contenenti carta straccia. Dopo la scoperta dei cadaveri Cante venne fermato per omicidio mentre Ivan Cella, raggiunto dalla stessa accusa ma solo indagato, ne approfittò e fuggì con la fidanzata. Tre settimane più tardi, a fine luglio, venne trovata la sua "Croma" bianca abbandonata nel parcheggio di un noleggio auto davanti all' aeroporto di Nizza, in Costa Azzurra.
Intercettando le telefonate, spesso in codice, ad amici e parenti, gli inquirenti riuscirono a rintracciare i due a Tirana: erano nascosti in un alloggetto in un quartiere popolare e Cella, per sbarcare il lunario o per non dare l' idea di avere con sè troppi soldi, si era rimesso a fare il suo mestiere, l' elettricista. A metà dicembre i due vennero arrestati. Ma le pratiche di estradizione dall' Albania andarono per le lunghe finchè, tre mesi più tardi, scoppiò la rivolta. Il carcere di Tirana venne preso d' assalto e tutti i detenuti, compresi Ivan Cella e Cristina Quaglia, scapparono.
Poi, quasi ricalcando la trama di un romanzo, i due fuggiaschi hanno viaggiato per mezzo mondo nel tentativo, vano, di far perdere le loro tracce per sempre.
Domenico Cante
Domenico Cante, 48 anni, muore nel carcere delle Vallette. Alla lettura della sentenza di primo grado, aveva sventolato una delle sue manone per richiamare l’attenzione: "Non uscirò vivo dal carcere. Morirò molto prima di aver scontato tutti questi anni". Più di 28. Se non una vita, almeno mezza. C’è chi si rassegna, chi no. Domenico Cante apparteneva a quest’ultima categoria di detenuti. Un infarto se l’è portato via l’altra notte, dopo una vana corsa verso il pronto soccorso del Mauriziano.
Il terzo infarto della sua esistenza che aveva svoltato improvvisamente nell’estate 1996, dopo l’inconsueto e geniale colpo alle Poste, che lo vide prima gregario, poi protagonista per aver liquidato in una roulotte, insieme al complice e amico di sempre Ivan Cella, i due ideatori e primi esecutori della sostituzione "in corsa d’opera" del denaro versato per l’Ici con sacchi di carta straccia.
Giuliano Guerzoni e Enrico Ughini sembravano spariti verso un’altra vita, quella sognata nelle loro nebbie padane di provincia, dorata come il sole e le donne sudamericane. E invece erano finiti sotto pochi centimetri di terra, a settecento metri in linea d’aria dalla casa dell’autista del furgone, in Valsusa.
Cante è morto a 48 anni d’età, a pochi giorni dall’aver dato con successo un esame di idoneità per avvicinarsi al diploma di geometra. Non si può dire che cercasse la morte per quanto, cardiopatico e diabetico, fosse diventato anche bulimico. Divorava la fame e il bisogno di tutti i detenuti, per lui assoluto, di respirare aria pura, magari pure quella inquinata, diversa comunque dall’aria stagnante della vita quotidiana dietro le sbarre. E divorava istanze di differimento pena o arresti domiciliari, codici e avvocati.
All’ultimo legale, Mauro Carena, aveva appena dato l’incarico di preparare la richiesta di revisione del processo. Eppure aveva confessato, a ruota di Cella di cui si era descritto come l’eterno succube: "Sì, ho ammesso anch’io dopo di lui, ma non è andata come avevamo raccontato in procura all’inizio del processo in Corte d’assise. Io non ho ucciso".
L’avvocato non dice molto di più. Solo un accenno al bottino (2 miliardi e 52 milioni di lire in contanti, un po’ poco per definire il quartetto gli uomini d’oro del colpo alle Poste). "Un bottino che è sparito. - chiosa il legale -. Posso solo aggiungere qualcosa che mi ha colpito nelle parole di Cante: "Avvocato, quei soldi non li più rivisti, non li ho, ma lei sarà pagato". Come se qualcun altro fosse in grado di provvedere al posto suo".
Hanno confessato gli "uomini d'oro", autori del furto miliardario alle poste di Torino e della brutale eliminazione dei due loro complici. Ieri alla seconda udienza del processo che si svolge davanti ai giudici della Corte di Assise e' dapprima crollato Ivan Cella, gia' titolare di una birreria a Susa, poi e' stata la volta di Domenico Cante, uno dei tre postini che idearono il colpo, messo a segno il 26 giugno del '96. Finora contro i due protagonisti di una vicenda degna di un film di Jean Luis Trintignant c'erano solo indizi. Cella e Cante avevano sempre negato ogni accusa. Ieri mattina la svolta clamorosa: "Ammetto le mie responsabilita", ha esordito l'ex barista dopo aver chiesto alla Corte di rendere quella che in termine giuridico si definisce una "dichiarazione spontanea". Poi, parlando lentamente e a voce bassa, ha raccontato le fasi del furto e dell'omicidio a colpi di pistola di Giuliano Guerzoni ed Enrico Ughini, il primo dipendente e il secondo baby - pensionato delle poste, chiamando in causa anche Cante. "Temevamo che potessero essere dannosi", ha spiegato. Un omicidio, a quanto sembra, premeditato: "La buca in cui li seppellimmo l'avevamo gia' scavata verso il 20 maggio", ha infatti detto Cella. L'uomo scappo' poi in Albania, dopo che il 13 luglio del '96, in un bosco della valle di Susa, furono trovati i due cadaveri. Cante, invece, venne arrestato quello stesso giorno. La decisione di confessare e' maturata nell'ex barista dopo la prima udienza e dopo un colloquio con la sua compagna, Cristina Quaglia, imputata di favoreggiamento. I due, tra l'altro, hanno annunciato il loro matrimonio. Vistosi ormai incastrato, Cante, davanti ai giudici, ha deciso di fare la stessa scelta. E cosi', dopo avere chiesto una breve pausa dell'udienza per parlare con i difensori, ha fornito la sua verita'. Una versione dei fatti diversa in molti punti da quella del complice: infatti Cante ha cercato di alleggerire le sue responsabilita' nell'omicidio, lasciando intendere che lui non l'aveva premeditato e che maturo' nel corso di una discussione. Secondo Cante, il bottino del colpo era da dividere in tre parti: a Ivan Cella doveva toccarne una piccola, perche' aveva avuto il compito di procurare soltanto i documenti per fare espatriare Guerzoli e Ughini. "Ma ci fu una discussione - ha ancora detto Cante -, qualcuno sparo' per primo e io sparai perche' ebbi paura". Che fine ha fatto il bottino (circa 5 miliardi solo in minima parte recuperati)? Se e' vera la versione fornita da Cella, si e' perso. L'ex barista ha infatti raccontato: "Ho investito i soldi in alcune finanziarie albanesi", proprio quelle poi finite miseramente. Cella fu arrestato a Tirana nel dicembre del '96. A marzo evase approfittando dei tumulti che scossero il paese balcanico dopo il crac delle finanziarie. A fine agosto gli inquirenti lo ritrovarono in Bolivia. Cristina Quaglia, sua compagna, lo segui'. Cella ha detto sempre che lo fece solo "perche' credeva che io fossi innocente", e oggi i giudici hanno deciso di scarcerarla.
mercoledì 23 gennaio 2013
corona preso a lisbona
chissà se quando l'hanno arrestato si è complimentato con le forze dell'ordine come fanno i capoclan scissionisti. antonio tabucchi si rivolta nella tomba. pronto l'instant book: SOSTIENE CORONA.
Sostiene Corona di averlo conosciuto in un giorno d'inverno. Una magnifica giornata d'inverno, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Corona stesse in metropolitana, non sapeva che fare, il direttore del carcere era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Corona, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'inverno, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Corona, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Corona è impossibile dirlo.
mercoledì 5 dicembre 2012
notizie dal terzo mondo
Misseri:«Ho ucciso Sarah con la corda»
e il suo legale rimette il mandato
Fico, ultimatum a Balotelli: «Se ami nostro figlio, sposami»
Zichichi: «Sogno una Sicilia piena di centrali nucleari»
Napoli penultima per qualità della vita
Polemica letteraria tra De Luca e Lanzetta: il golfo, il caffè e Posillipo
Fico, ultimatum a Balotelli: «Se ami nostro figlio, sposami»
Zichichi: «Sogno una Sicilia piena di centrali nucleari»
Napoli penultima per qualità della vita
Polemica letteraria tra De Luca e Lanzetta: il golfo, il caffè e Posillipo
mercoledì 28 novembre 2012
Biagio
Biagio c'ha il look e i modi a metà tra un tronista e un giovinotto di una società multilevel.
Biagio c'ha dei musicisti che sembrano pescati tra i nerd di Maial college.
Biagio c'ha il pubblico che sono all'85% donne. E cesse. E gli uomini sono cesse pure loro.
Biagio ha alcune belle canzoncine da accompagnare con la chitarrina acustica. Pertanto live le arrangia chiassose con un pastis rock che manco una garage band di Borat.
Biagio c'ha un palco con una scenografia che sembra studiata apposta per farti capire che il budget è basso. E le idee di più. Biagio c'ha il coraggio di gridare che "bisogna dire la veritààààà".
E preambolare la medesima con 10 minuti di saggezza. 'Ché "questi politici bisogna mandarli tutti a casa, ricordatevene alle elezioni".
Sì, ora m' 'o segno.
A parte questo, il concerto non è proprio un granchè.
Biagio c'ha dei musicisti che sembrano pescati tra i nerd di Maial college.
Biagio c'ha il pubblico che sono all'85% donne. E cesse. E gli uomini sono cesse pure loro.
Biagio ha alcune belle canzoncine da accompagnare con la chitarrina acustica. Pertanto live le arrangia chiassose con un pastis rock che manco una garage band di Borat.
Biagio c'ha un palco con una scenografia che sembra studiata apposta per farti capire che il budget è basso. E le idee di più. Biagio c'ha il coraggio di gridare che "bisogna dire la veritààààà".
E preambolare la medesima con 10 minuti di saggezza. 'Ché "questi politici bisogna mandarli tutti a casa, ricordatevene alle elezioni".
Sì, ora m' 'o segno.
A parte questo, il concerto non è proprio un granchè.
venerdì 23 novembre 2012
il solito impagabile massimo
“Quando ero presidente del Consiglio avevo una maggioranza ingovernabile, composta da squilibrati degni di attenzione psichiatrica che mi chiedevano di uscire dalla Nato e di dichiarare guerra agli Stati Uniti. Questo ci ha limitato molto."
Massimo D'Alema
http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTIxMTIyMTg1NTQyLnhtbCI7fQ==
venerdì 31 agosto 2012
accanimento terapeutico
se si è normali, si chiama "eutanasia", e non si può;
se si è cardinali, si chiama "ha rifiutato l'accanimento terapeutico", e si può
se si è cardinali, si chiama "ha rifiutato l'accanimento terapeutico", e si può
martedì 17 luglio 2012
san hollande
invece di abolire il 100% di auto blu, doveva imporre i bidet e l'uso della doccia, che d'estate i francesi si sentono lontano cento metri.
venerdì 29 giugno 2012
mercoledì 30 maggio 2012
prove tecniche di colpo di stato
Con la proposta di sospendere per tre anni il gioco del calcio, Mario Monti ha gettato la maschera palesando il vero scopo del suo governo, instaurare in Italia un’oligarchia illuminata di paternalismo ottocentesco.
L’abolizione del calcio, come già per il fascismo lo fu il
delitto Matteotti, è lo spartiacque per passare all’introduzione di leggi
montissime, in cui rientra anche la copertura assicurativa obbligatoria del
rischio di calamità naturali: l’obiettivo è la fine di quell’italietta pasticciona
e sudata sempre pronta ad arrangiarsi, rimboccarsi le maniche e fare più danni
di prima.
Tra i prossimi passi non è difficile ipotizzare la
chiusura di lettere e filosofia, l’abolizione del bacio al crocifisso e l’iva
al 40% sulle Hogan.
Ovviamente non sono mancate le anime semplici pronte a far
notare che non si può rinunciare all’indotto generato dal calcio, che poi sono
le stesse che likano gli esponenti del movimento cinque stelle e le loro
interrogazioni sulle connessioni tra terremoto e ricerche di gas naturale, che
se c’è il terremoto a L’Aquila Padre Fanzaga su Radio Maria fa notare che lo ha
mandato Dio e che è rimasta in piedi solo la statua della Madonna in un
cortiletto, mentre se la statua della Madonna mette sotto il parroco di
Rovereto allora?
L’argomento ovviamente è risibile, da una moratoria sul
calcio il PIL non potrebbe che trarne vantaggi, si pensi solo all’incremento di
produttività degli impiegati liberati dalle interminabili discussioni davanti
alla macchinetta del caffè su Ibrahimovic che non incide nelle partite decisive
e dagli onerosi calcoli del fantacalcio.
A fronte dell’affermarsi dell’antipolitica grillina,
che ricorda la definizione di Gobetti di una nazione che rinuncia per
pigrizia alla lotta politica facendo così nascere il fascismo, Monti vuole
contrapporre una generazione nuova, che invece di caricare i celerini e fare
sfide di cinghiamattanza nei parcheggi degli autogrill passa le domeniche in
biblioteca a formarsi sull’analisi fondamentale, generazione che nei dossier segretissimi
di questo progetto eugenetico ha già un nome in codice: gli hedge fund
kids.
mercoledì 9 maggio 2012
1 a 1, de benedetti
Jobs. «Con lui feci la più grande stupidaggine della mia vita. Ero in California, dove lavoravano 300 ingegneri della Olivetti. Ero con Elserino Piol, che mi disse: "Ci sono due ragazzi in un garage che stanno facendo progetti, passiamo un attimo...". Vidi ‘sti due, erano Wozniak e Jobs, che trafficavano con delle piastre elettroniche. Steve Jobs mi chiese se ero disposto a mettere un milione di dollari di allora, 1980, per avere il 20% dell'azienda. Io dissi a Piol: "Ma non stiamo a perdere tempo con questi due ragazzi, abbiamo cose più serie da fare". Da mangiarsi le mani. Anzi, le mani non bastano...».
Cuccia. «Le banche, e in particolare Mediobanca, e in particolare Cuccia, non credevano nella telefonia mobile. Cuccia era rimasto all'hardware, per lui l'elettronica manco a parlarne. Quando gli parlai dell'idea di entrare nella telefonia mobile, lui rispose: "Ma lei pensa di fare concorrenza alla Stet! Lei è pazzo!" Dissi: "E' possibile, e io lo faccio". E Cuccia: "I suoi soldi se li va a trovare da un'altra parte, perché noi non glieli diamo". Infatti li andammo a trovare per il mondo».
La crisi. «Le cose peggioreranno ancora. La crisi si aggraverà e sarà molto lunga. L'Italia ne uscirà, perché poi i Paesi ne escono sempre: si tratta di vedere quanto impoverita uscirà l'Italia da questa crisi. Io penso fortemente impoverita».
lunedì 26 marzo 2012
gigi d'alessio, il fonzie della camorra
Andrea Scanzi per Il Fatto
berlusconi-dalessio
"Ecco come nasce una canzone". Gigi D'Alessio scende le scale della sua villa all'Olgiata, verso lo studio personale. Fiancheggia piscina e il giardino "Amorilandia". Maxi tivù, felpe disegnate dal figlio, ‘filippini' solerti ("Gli ho insegnato io a cucinare, mangiare è la cosa più bella della vita"). La statua gigante di Elvis ("Regalo della Bertè, non sapeva dove infilarla").
Loredana Berte Gigi DAlessio
TATANGELO DALESSIO AND BANKERS FANS
Postazioni computer tramite cui monitorare quanto le radio lo trasmettono ("MonteCarlo e Capital non mi considerano"). E la maglia dell'Argentina '86. "Me l'ha data Diego. A Napoli ci sono tre divinità: San Gennaro, Maradona e D'Alessio". L'intervista impossibile va avanti da cinque ore. Cominciata alle 13, finirà dopo le 19. Da una parte un giornale che lo ha ironicamente chiamato "Fonzie Gomorra", dall'altra un 45enne sicuro di sé ma autoironico e piacevole. Nel mezzo, terrorizzata, l'addetta stampa: l'idea è sua.
GIGGI DALESSIO DAVIDE ROSSI
Gigi D'Alessio riceve messaggi (Cassano, Galliani), macina aneddoti e vendite. "Allegri mi mandò un sms nell'intervallo di Lecce-Milan. Dice che gli porto fortuna. Il Milan era sotto 3-0. Tornai a casa. Il Milan vinse 4-3". Al piano, con dovizia gentile, mostra la genesi dei brani. Ritmica, melodia, testo. "Per spiegare tutto, devo cercare i giornali a me più teoricamente più distanti. Voi".
Teoricamente?
"A volte penso di essere più comunista io di tanti altri".
napoli-berlusconi-lettieri-dalessio
Poi però vota Berlusconi.
"Di politica capisco poco. Casini mi adora, Rutelli mi chiama ‘Gigetto', Fini mi chiede di tenerlo sotto braccio così fa bella figura. A Bossi ho regalato una chitarra. I Ciampi - e Papa Wojtyla - l'incontro più bello. E la signora Bertinotti. E Orlando. E Santoro: in privato mi ha detto che mi stima. Dovevo salire su una torre per far scendere dei disoccupati, all'interno del suo programma".
Ha suonato per Lettieri.
"Mio fratello Pietro aveva un tumore. La malattia che si è portata via i miei genitori. Mi è rimasta solo la sorella. Chiamai Berlusconi per avere i suoi medici. Era a un "G" non so cosa in Tunisia, mi aiutò in ogni modo. Poi, il mercoledì delle elezioni 2011, a mezzanotte mi telefona. Ero a casa con Anna (Tatangelo, NdA): ‘Gigi, sto nella merda', aiutami'. Avrei suonato per lui anche mentre faceva il bidet. Un amico. Purtroppo Pietro, dopo un anno e mezzo di cure, è morto lo stesso".
GIGGINO L'ULTRA SEMBRA PASSATO UN SECOLO
E a Milano?
"Rimasi in hotel fino alle 20. La Lega mi insultava, la sinistra mi minacciava. Sai che c'è, mi son detto? Andate tutti ‘affanculo. E son tornato a Napoli".
4 par37 nino dangelo
De Magistris le piace?
"Si vende bene, è simpatico, bravo e vero, ma ha fatto poco. Gli avrei regalato Sanremo se avessi vinto, ma credo si vergogni a incontrarmi".
Saviano ha scritto che, mentre i boss decidevano chi ammazzare, ascoltavano la sua musica. E lei ha lavorato con Luigi Giuliano, ora collaboratore di giustizia.
"Era il '92. Il mio collaboratore, Vincenzo D'Agostino, ritenne di sottoporre una canzone a Giuliano. Lui la lesse e impose di cambiare una parola. La cambiai. Fine del nostro unico incontro".
Avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Anno 2001.
"La mia fedina penale è pulitissima. Non c'era niente, durante l'incontro coi giudici il mio avvocato dormiva. In una intercettazione si diceva che dovevo ritirare i soldi. Sembravo un corriere, ma si parlava solo della paga per la mia esibizione a un matrimonio".
italiani berlusconi dalessio 02
Quindi ha suonato per la camorra?
"Dal ‘92 al '96 facevo fino a 13 matrimoni al giorno. A Napoli le donne si sposano per scegliersi il cantante. Per la comunione di mia figlia chiamai Dalla, per mio figlio vorrei Pazzini. Ho suonato anche per qualche boss. Come Carosone, Cocciante, D'Angelo. Spesso non mi pagavano: un bacio e via. Alla camorra ho regalato un mucchio di canzoni: ero obbligato. Se dicevo ‘no' chi mi proteggeva? Anche i giornalisti ci vanno. E al mattino ricevono il cachemire"
Napoli è un microcosmo?
"Novantanove volte su 100 finisci scugnizzo. Vengo dai quartieri popolari, cresciuto dalla nonna. Quando entravo in casa, battevo forte i piedi per far scappare i topi. E niente doccia. Scendevi per strada e ti fottevano la cartella. Poi la bicicletta. Poi il motorino. Alla quarta diventavi scugnizzo. Alla delinquenza ho preferito la musica: dieci anni di conservatorio".
ricucci dalessio
Coi matrimoni quando ha chiuso?
"Nel 1996, concerto a Napoli. Attaccavo i manifesti di notte, camuffato: a Caianiello non mi conosceva già più nessuno, ma in città impazzivano. Affittai lo stadio e feci 40mila paganti. Lì è cambiato tutto. E nel 2000 mi sono trasferito a Roma. Senza più manager: ti fottono".
APICELLA CANTA CON BERLUSCONI
Mariano Apicella lo conosce?
"Quello bravo era il padre, il figlio lasciamo perdere. Da Costanzo dissi per scherzo che le canzoni a Berlusconi era meglio se le scrivevo io. Devo a un povero posteggiatore la scelta della carriera solista. Mi chiamò per la comunione della figlia, aveva 2 milioni e 500mila lire in pezzi da mille. Tutti i suoi risparmi. Mi vergognai e cantai gratis".
Ha picchiato dei fotografi.
"Erano appostati qua fuori, stavo da poco con Anna. Mi avvicino. Uno dei due, detto Er Millelire, si rivolge all'altro, detto Foggia: ‘Anvedi ‘sto napoletano der cazzo'. Non ci ho visto più e l'ho colpito. Gli si è aperta la fronte, sangue ovunque. Colpa dell'anello col rosario: vede, questo qua".
La sua villa è lussuosissima.
"Dovevo invitarla al ristorante, così non scoprivate quanto sono ricco? Mica ho sgozzato i bambini e venduto gli organi. Finirò di pagarla tra 20 anni col mutuo. Non amo ostentare, ma il Rolex me lo sono fatto. E pure la Mercedes. Qualcuno penserà che i soldi me li ha dati la camorra, ma quanto cazzo è potente ‘sta camorra? Mi riempie i teatri pure in Australia?".
mal09 dalessio giov malago
yc32 gigi dalessio
A Sanremo, nella cover di Mia Martini, ha cantato malino.
"La mia musica fa cacare? Okay. Vi invito a un concerto: venite quando tenete la colite, così vi stimolo. E ‘cantare male' è soggettivo: Vasco emoziona, ma tecnicamente non è un granché".
Lei è un neomelodico.
"Il neomelodico non esiste. E' una parola usata da un giornalista che amava Nino D'Angelo: il melodico era lui, i neomelodici tutti gli altri. Dire che sono il principe dei neomelodici è come dire che sono il primo degli stronzi. Non ho niente in comune con chi dedica le canzoni ai boss. Sarebbe come affermare che un giornalista del Fatto è uguale a uno di Bricabrac".
yc50 gigi dalessio albertina carraro
Scrive solo d'amore.
"Non so fare altro. La parola più forte che ho usato è "carcere". Sono un cantautore napoletano, mi esprimo in due lingue: l'italiano è quasi una lingua straniera".
Ha regalato alla figlia di Gaber, Dalia, la Lambretta che Giorgio usò per La ballata del Cerutti.
"Dalia, che cura i miei rapporti stampa, era a tavola con me e il capo dell'azienda. Io: "Dalia, quest'uomo ti regalerà la Lambretta di tuo padre". Non era previsto, l'aveva appena pagata 15mila euro all'asta, ma a quel punto non poteva rifiutarsi".
2mar26 Gigi dalessio Lele Mora
Nella sua sala c'è il pianoforte di Carosone.
"E' del 1974, per Renato ero l'unico che poteva suonarlo. Ricordo sua moglie ai funerali: ‘Gigi, la favola è finita'. Mogol rivede in me le capacità di Battisti, Dalla era un amico, Fossati parla benissimo di me. All'estero duetto con Liza Minnelli. Però io sono quello della camorra".
"Il più grande pregiudicato camorrista mai esistito nella storia della musica leggera italiana": così Nonciclopedia.
"Molti mi augurano la morte, ma a chi scrive queste cose dico solo: ‘Perché?'. Se sostenessero che lei è gay e se lo fa mettere in quel posto da chiunque, sarebbe felice? Io mi sento così. E mi rode".
ra26 dalessio loren
E' vera la storia su Umberto Bindi?
"Lessi che gli avevano pignorato tutto, anche il pianoforte. Ne fui colpito, così gliene mandai uno. Mi ringraziò, commosso. Quattro giorni dopo morì".
Cosa cantò per Clinton?
"Malafemmina: ‘Mister President, this is Bad Woman'. Era il periodo di quella lì, ci stava bene".
ISABELLA FERRARI MARCO TRAVAGLIO
Il Fatto lo legge?
"No, ma mi sta simpatico Travaglio. Noi napoletani siamo esigenti. Siani è un amico, ma non rido mai. Travaglio mi fa ridere. Non per ciò che dice: per lo sguardo, per i silenzi. E' il Troisi del nord".
Di quella canzone nata in un'ora, che ha salvato sul desktop col nome "Il Fatto", che ne farà?
"Ci lavorerò, è buona. Poi ve la regalo e i proventi li diamo in beneficenza".
"Ecco come nasce una canzone". Gigi D'Alessio scende le scale della sua villa all'Olgiata, verso lo studio personale. Fiancheggia piscina e il giardino "Amorilandia". Maxi tivù, felpe disegnate dal figlio, ‘filippini' solerti ("Gli ho insegnato io a cucinare, mangiare è la cosa più bella della vita"). La statua gigante di Elvis ("Regalo della Bertè, non sapeva dove infilarla").
Postazioni computer tramite cui monitorare quanto le radio lo trasmettono ("MonteCarlo e Capital non mi considerano"). E la maglia dell'Argentina '86. "Me l'ha data Diego. A Napoli ci sono tre divinità: San Gennaro, Maradona e D'Alessio". L'intervista impossibile va avanti da cinque ore. Cominciata alle 13, finirà dopo le 19. Da una parte un giornale che lo ha ironicamente chiamato "Fonzie Gomorra", dall'altra un 45enne sicuro di sé ma autoironico e piacevole. Nel mezzo, terrorizzata, l'addetta stampa: l'idea è sua.
Gigi D'Alessio riceve messaggi (Cassano, Galliani), macina aneddoti e vendite. "Allegri mi mandò un sms nell'intervallo di Lecce-Milan. Dice che gli porto fortuna. Il Milan era sotto 3-0. Tornai a casa. Il Milan vinse 4-3". Al piano, con dovizia gentile, mostra la genesi dei brani. Ritmica, melodia, testo. "Per spiegare tutto, devo cercare i giornali a me più teoricamente più distanti. Voi".
Teoricamente?
"A volte penso di essere più comunista io di tanti altri".
Poi però vota Berlusconi.
"Di politica capisco poco. Casini mi adora, Rutelli mi chiama ‘Gigetto', Fini mi chiede di tenerlo sotto braccio così fa bella figura. A Bossi ho regalato una chitarra. I Ciampi - e Papa Wojtyla - l'incontro più bello. E la signora Bertinotti. E Orlando. E Santoro: in privato mi ha detto che mi stima. Dovevo salire su una torre per far scendere dei disoccupati, all'interno del suo programma".
Ha suonato per Lettieri.
"Mio fratello Pietro aveva un tumore. La malattia che si è portata via i miei genitori. Mi è rimasta solo la sorella. Chiamai Berlusconi per avere i suoi medici. Era a un "G" non so cosa in Tunisia, mi aiutò in ogni modo. Poi, il mercoledì delle elezioni 2011, a mezzanotte mi telefona. Ero a casa con Anna (Tatangelo, NdA): ‘Gigi, sto nella merda', aiutami'. Avrei suonato per lui anche mentre faceva il bidet. Un amico. Purtroppo Pietro, dopo un anno e mezzo di cure, è morto lo stesso".
E a Milano?
"Rimasi in hotel fino alle 20. La Lega mi insultava, la sinistra mi minacciava. Sai che c'è, mi son detto? Andate tutti ‘affanculo. E son tornato a Napoli".
De Magistris le piace?
"Si vende bene, è simpatico, bravo e vero, ma ha fatto poco. Gli avrei regalato Sanremo se avessi vinto, ma credo si vergogni a incontrarmi".
Saviano ha scritto che, mentre i boss decidevano chi ammazzare, ascoltavano la sua musica. E lei ha lavorato con Luigi Giuliano, ora collaboratore di giustizia.
"Era il '92. Il mio collaboratore, Vincenzo D'Agostino, ritenne di sottoporre una canzone a Giuliano. Lui la lesse e impose di cambiare una parola. La cambiai. Fine del nostro unico incontro".
Avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Anno 2001.
"La mia fedina penale è pulitissima. Non c'era niente, durante l'incontro coi giudici il mio avvocato dormiva. In una intercettazione si diceva che dovevo ritirare i soldi. Sembravo un corriere, ma si parlava solo della paga per la mia esibizione a un matrimonio".
Quindi ha suonato per la camorra?
"Dal ‘92 al '96 facevo fino a 13 matrimoni al giorno. A Napoli le donne si sposano per scegliersi il cantante. Per la comunione di mia figlia chiamai Dalla, per mio figlio vorrei Pazzini. Ho suonato anche per qualche boss. Come Carosone, Cocciante, D'Angelo. Spesso non mi pagavano: un bacio e via. Alla camorra ho regalato un mucchio di canzoni: ero obbligato. Se dicevo ‘no' chi mi proteggeva? Anche i giornalisti ci vanno. E al mattino ricevono il cachemire"
Napoli è un microcosmo?
"Novantanove volte su 100 finisci scugnizzo. Vengo dai quartieri popolari, cresciuto dalla nonna. Quando entravo in casa, battevo forte i piedi per far scappare i topi. E niente doccia. Scendevi per strada e ti fottevano la cartella. Poi la bicicletta. Poi il motorino. Alla quarta diventavi scugnizzo. Alla delinquenza ho preferito la musica: dieci anni di conservatorio".
Coi matrimoni quando ha chiuso?
"Nel 1996, concerto a Napoli. Attaccavo i manifesti di notte, camuffato: a Caianiello non mi conosceva già più nessuno, ma in città impazzivano. Affittai lo stadio e feci 40mila paganti. Lì è cambiato tutto. E nel 2000 mi sono trasferito a Roma. Senza più manager: ti fottono".
Mariano Apicella lo conosce?
"Quello bravo era il padre, il figlio lasciamo perdere. Da Costanzo dissi per scherzo che le canzoni a Berlusconi era meglio se le scrivevo io. Devo a un povero posteggiatore la scelta della carriera solista. Mi chiamò per la comunione della figlia, aveva 2 milioni e 500mila lire in pezzi da mille. Tutti i suoi risparmi. Mi vergognai e cantai gratis".
Ha picchiato dei fotografi.
"Erano appostati qua fuori, stavo da poco con Anna. Mi avvicino. Uno dei due, detto Er Millelire, si rivolge all'altro, detto Foggia: ‘Anvedi ‘sto napoletano der cazzo'. Non ci ho visto più e l'ho colpito. Gli si è aperta la fronte, sangue ovunque. Colpa dell'anello col rosario: vede, questo qua".
La sua villa è lussuosissima.
"Dovevo invitarla al ristorante, così non scoprivate quanto sono ricco? Mica ho sgozzato i bambini e venduto gli organi. Finirò di pagarla tra 20 anni col mutuo. Non amo ostentare, ma il Rolex me lo sono fatto. E pure la Mercedes. Qualcuno penserà che i soldi me li ha dati la camorra, ma quanto cazzo è potente ‘sta camorra? Mi riempie i teatri pure in Australia?".
A Sanremo, nella cover di Mia Martini, ha cantato malino.
"La mia musica fa cacare? Okay. Vi invito a un concerto: venite quando tenete la colite, così vi stimolo. E ‘cantare male' è soggettivo: Vasco emoziona, ma tecnicamente non è un granché".
Lei è un neomelodico.
"Il neomelodico non esiste. E' una parola usata da un giornalista che amava Nino D'Angelo: il melodico era lui, i neomelodici tutti gli altri. Dire che sono il principe dei neomelodici è come dire che sono il primo degli stronzi. Non ho niente in comune con chi dedica le canzoni ai boss. Sarebbe come affermare che un giornalista del Fatto è uguale a uno di Bricabrac".
Scrive solo d'amore.
"Non so fare altro. La parola più forte che ho usato è "carcere". Sono un cantautore napoletano, mi esprimo in due lingue: l'italiano è quasi una lingua straniera".
Ha regalato alla figlia di Gaber, Dalia, la Lambretta che Giorgio usò per La ballata del Cerutti.
"Dalia, che cura i miei rapporti stampa, era a tavola con me e il capo dell'azienda. Io: "Dalia, quest'uomo ti regalerà la Lambretta di tuo padre". Non era previsto, l'aveva appena pagata 15mila euro all'asta, ma a quel punto non poteva rifiutarsi".
Nella sua sala c'è il pianoforte di Carosone.
"E' del 1974, per Renato ero l'unico che poteva suonarlo. Ricordo sua moglie ai funerali: ‘Gigi, la favola è finita'. Mogol rivede in me le capacità di Battisti, Dalla era un amico, Fossati parla benissimo di me. All'estero duetto con Liza Minnelli. Però io sono quello della camorra".
"Il più grande pregiudicato camorrista mai esistito nella storia della musica leggera italiana": così Nonciclopedia.
"Molti mi augurano la morte, ma a chi scrive queste cose dico solo: ‘Perché?'. Se sostenessero che lei è gay e se lo fa mettere in quel posto da chiunque, sarebbe felice? Io mi sento così. E mi rode".
E' vera la storia su Umberto Bindi?
"Lessi che gli avevano pignorato tutto, anche il pianoforte. Ne fui colpito, così gliene mandai uno. Mi ringraziò, commosso. Quattro giorni dopo morì".
Cosa cantò per Clinton?
"Malafemmina: ‘Mister President, this is Bad Woman'. Era il periodo di quella lì, ci stava bene".
Il Fatto lo legge?
"No, ma mi sta simpatico Travaglio. Noi napoletani siamo esigenti. Siani è un amico, ma non rido mai. Travaglio mi fa ridere. Non per ciò che dice: per lo sguardo, per i silenzi. E' il Troisi del nord".
Di quella canzone nata in un'ora, che ha salvato sul desktop col nome "Il Fatto", che ne farà?
"Ci lavorerò, è buona. Poi ve la regalo e i proventi li diamo in beneficenza".
martedì 28 febbraio 2012
travaglio che livello
Siamo proprio al livello zero
x travaglio film oscar = bel film
e invece è un'idea scontatissima
quasi + vecchia ancora dell'epoca che racconta
MARCO TRAVAGLIO
FRANCESCO PICCOLO
THE ARTIST LOCANDINA
PIER LUIGI BERSANI
SUSANNA CAMUSSO
x travaglio film oscar = bel film
e invece è un'idea scontatissima
quasi + vecchia ancora dell'epoca che racconta
Marco Travaglio per il "Fatto quotidiano"
Ho capito perché piace tanto "The Artist", sia a mia zia sia (probabilmente) a Jonathan Franzen. Vale a dire sia al ceto medio riflessivo di sinistra, sia agli intellettuali più sostanziosi che lo rappresentano. "The Artist" può essere sintetizzato in questo modo: vi racconto una storia, dice il regista, alla maniera antica, i film come si facevano una volta, che erano muti. E però la storia riguarda proprio la fine della maniera antica: il momento del passaggio dal muto al sonoro.
"Un grande divo del muto reagisce così all'avvento del sonoro: urla che il nuovo porterà solo danni. Una presa di posizione radicale e a dire la verità un po' stupida, molto velleitaria, e del tutto conservatrice". Così Francesco Piccolo, partito sceneggiatore di Moretti e finito sceneggiatore de "Gli sfiorati" e "Ovunque sei" ma soprattutto autore di inutili romanzi per Einaudi, stroncava ideologicamente il 12 febbraio, sull'inserto "La lettura" del Corriere, il film "The Artist", dipingendolo come il manifesto degli antiberlusconiani e dei difensori dell'articolo 18, noti passatisti polverosi e sorpassati: "Nella sostanza, mia zia ottantenne, Franzen, il ceto medio riflessivo e gli intellettuali che lo rappresentano passano tutta la vita a difendere il cibo come si faceva una volta, le piccole librerie di quartiere con l'odore dei vecchi libri, il telefono fisso.
Pier Luigi Bersani e Susanna Camusso difendono l'articolo 18... Il ceto medio riflessivo, su cui abbiamo fatto affidamento per la ricostruzione di un Paese civile e innovato, pensa che la soluzione sia semplice: opporsi alle tecnologie, non concedere al nemico (il progresso) nemmeno un centimetro del territorio (la conservazione del passato)...
Tutto bene, tranne per due cose: il fatto che il ceto medio riflessivo, gli intellettuali che lo rappresentano, mia zia e Franzen erano stati chiamati al mondo per spingerlo in avanti e non per tenere premuto il freno. E la seconda: ma noi tutti, qui, nel presente, allora, cosa ci stiamo a fare?". Cosa ci stia a fare "The Artist", ora lo sappiamo: domenica ha vinto cinque premi Oscar (nella giuria devono essersi infiltrati la Camusso, Landini e alcuni reduci dei Girotondi). Resta da scoprire cosa ci stia a fare Piccolo.
domenica 19 febbraio 2012
sanremale
i tedeschi hanno premiato il film dei taviani perché mostra gli italiani dove li vorrebbero vedere sempre, in galera
e che coraggio celentano a bere dal bicchiere di morandi
che poi questa attenzione rivolta a celentano è un po' la ricetta dei reality di seconda generazione, quelli in cui i famosi fanno tutt'altro, perché è sempre curioso vedere persone famose che cercano di fare cose x cui non sono portate, tipo vieri che balla o celentano che pensa
comunque sanremo potrà piacere o non piacere, ma gianni morandi ha dimostrato di essere un grande professionista, a tal punto che a fine serata cenava solo soletto in camerino
lunedì 16 gennaio 2012
skettino & costa concordia, una grande storia italiana
Skettino naviga troppo sottocosta x far salutare gli amici dal capocameriere
Poi tamarro fino in fondo tira giù l'ancora e fa un freno a mano da campioni mettendo in sicurezza la nave
Intanto i passeggeri, tra cui i partecipanti al reality dei parrucchieri, si godevano il meritato riposo, con marsupio e tutto
A questo punto, passiamo alle trascrizioni delle telefonate.
All’1.46 la terza telefonata, quella più concitata. In un crescendo di toni. “Parlo con il comandante?”, dice l’ufficiale della Capitaneria. Dopo qualche secondo di pausa. “Sì, sono il comandante. Si sono Schettino”.
“Allora, lei adesso torna a bordo, risale la bigaccina (scaletta, ndr.) e torna a prua e coordina i lavori”. Lui sta in silenzio. L’ufficiale insiste. “Lei mi deve dire quante persone ci sono, quanti passeggeri, donne e bambini e lì coordina i soccorsi”.
Lui: “Sono a bordo…. ma sono qui”. “Comandante questo è un ordine, adesso comando io, lei ha dichiarato l’abbandono della nave e va a coordinare i soccorsi a prua. Ci sono già dei cadaveri”, dice l’ufficiale da Livorno.
Schettino alla parola cadaveri chiede: “Quanti?”. Dall’altro capo: “Dovrebbe dirmelo lei. Cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono, e di cosa hanno bisogno”. “Va bene, sto andando”.
Ma a quel punto il comandante raggiunge il molo del Giglio e cerca di salire su un taxi.
Un piano perfetto: fuga in Sudamerica, il corpo mai trovato, passava pure come eroe, immolatosi per salvare + vite possibile.
Un piano perfetto, probabilmente fallito perché siamo in Italia: non avrà trovato il taxi perché erano in sciopero.
E il mare, con il tempo, restituirà tutto, hogan, marsupi...
E a chi dice, è andata ancora bene, è vero, pensa se Skettino aveva degli amici sui Navigli.
Il problema è che in Italia anche le tragedie sono ridicole.
sabato 12 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
+ spritz - spread
Il piano di Berlusconi per ridurre lo spread è chiaro e si articola in tre punti:
1) come già anticipato a Cannes con la dichiarazione che i ristoranti sono sempre pieni, parte del debito pubblico verrà convertito in ticket restaurants e buoni pizza (i buoni pizza per i tedeschi);
2) il resto del debito pubblico verrà comprato dalla Mafia a fini di riciclaggio;
3) per garantire il successo delle 2 operazioni succitate verrà inviato Jovanotti con i bonghi dalla Merkel a cantare cancella il debito! cancella il debito! fino a che non si convince
1) come già anticipato a Cannes con la dichiarazione che i ristoranti sono sempre pieni, parte del debito pubblico verrà convertito in ticket restaurants e buoni pizza (i buoni pizza per i tedeschi);
2) il resto del debito pubblico verrà comprato dalla Mafia a fini di riciclaggio;
3) per garantire il successo delle 2 operazioni succitate verrà inviato Jovanotti con i bonghi dalla Merkel a cantare cancella il debito! cancella il debito! fino a che non si convince
lunedì 7 novembre 2011
strong buy #dimissioni berlusconi
la defezione di gabriella carlucci è un colpo da cui nemmeno un titano come berlusconi può risollevarsi.
in questo momento è in corso un vertice ad arcore con i capi mediaset per decidere il da farsi.
giuliano ferrara, presente all'incontro, ha già dichiarato che berlusconi si dimetterà domani.
il gabibbo invece non rilascia dichiarazioni.
peraltro, protezione civile, polizia e militari impegnati nell'alluvione, luna oscurata dal cielo coperto, sciopero dei benzinai alle porte, questa sera è perfetta x un colpo di stato
in questo momento è in corso un vertice ad arcore con i capi mediaset per decidere il da farsi.
giuliano ferrara, presente all'incontro, ha già dichiarato che berlusconi si dimetterà domani.
il gabibbo invece non rilascia dichiarazioni.
peraltro, protezione civile, polizia e militari impegnati nell'alluvione, luna oscurata dal cielo coperto, sciopero dei benzinai alle porte, questa sera è perfetta x un colpo di stato
giovedì 3 novembre 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)