domenica 16 settembre 2007
mercoledì 12 settembre 2007
intervista a ildeboscio
Come nasce il progetto 'il Deboscio'? Per scherzo, da un gruppo di amici? Chi c'è dietro al Deboscio?
Non è che nasca per scherzo. Parte da me e David. Nasce come stato d'animo e poi come sito.
Il Deboscio è il disincanto, per dirla con me. Quanto di più lontano ci sia dall'entusiasmo banale da liceone, ah, comunque ci chiamiamo Davide, David, David e Riccardo. Siamo dunque, in 4.
Chi è che vi sta sulle palle? Su chi ironizzate?
Personaggi geograficamente milanesi ma accomunati da uno squallore comune: la povertà intesa come categoria dello spirito.
Perchè il successo è andato anche oltre Milano?
Forse perchè in Italia Milano e le sue non-dinamiche sono guardate con interesse. Non capisco perchè, poi.
Cosa volete fare da grandi?
Musica, produzioni video, società immobiliare, un film.
Le vostre t-shirt hanno avuto grande successo. Lancerete una linea per l'inverno? Avete in mente di creare una linea di abbigliamento?
Sì l'idea c'è ma non abbiamo voglia. Il Deboscio è lasciare tutto al momento sbagliato.
La t-shirt di Abatantuono è forse quella che ha fatto più scalpore. Lui cosa dice, non vi ha chiesto i diritti? Gliene avete regalata una?
Abbiamo chiesto se potevamo pagargli i diritti ma lui non ci ha mai dato una risposta. Comunque non la produciamo più. Ormai erano tre anni che era in giro e l'hanno copiata tutti. Oggi la fanno un po' tutti in giro. La trovi anche sulle bancarelle. E allora non ha più senso.
Ho visto che una vostra nuova maglietta riproduce l'immagine di Gesù. Vi siete ispirati alla linea di Teenage Millionaire?
Sì, indubbiamente. ma la loro a me non piace per un cazzo. In effetti non mi piace quel tipo di grafica post tutto. Poi la parole homeboy mi fa incazzare. Sono per una blasfemia più fertile, sono per l'helvetica bold dritto, quando ci vuole. O per il verdana bold leggibile, ma soprattutto per il franklin gothic black. Sono per gli anni '90. Minimale insomma. Che cazzo, sono magliette.
http://www.bella.li/int05-01.php
Non è che nasca per scherzo. Parte da me e David. Nasce come stato d'animo e poi come sito.
Il Deboscio è il disincanto, per dirla con me. Quanto di più lontano ci sia dall'entusiasmo banale da liceone, ah, comunque ci chiamiamo Davide, David, David e Riccardo. Siamo dunque, in 4.
Chi è che vi sta sulle palle? Su chi ironizzate?
Personaggi geograficamente milanesi ma accomunati da uno squallore comune: la povertà intesa come categoria dello spirito.
Perchè il successo è andato anche oltre Milano?
Forse perchè in Italia Milano e le sue non-dinamiche sono guardate con interesse. Non capisco perchè, poi.
Cosa volete fare da grandi?
Musica, produzioni video, società immobiliare, un film.
Le vostre t-shirt hanno avuto grande successo. Lancerete una linea per l'inverno? Avete in mente di creare una linea di abbigliamento?
Sì l'idea c'è ma non abbiamo voglia. Il Deboscio è lasciare tutto al momento sbagliato.
La t-shirt di Abatantuono è forse quella che ha fatto più scalpore. Lui cosa dice, non vi ha chiesto i diritti? Gliene avete regalata una?
Abbiamo chiesto se potevamo pagargli i diritti ma lui non ci ha mai dato una risposta. Comunque non la produciamo più. Ormai erano tre anni che era in giro e l'hanno copiata tutti. Oggi la fanno un po' tutti in giro. La trovi anche sulle bancarelle. E allora non ha più senso.
Ho visto che una vostra nuova maglietta riproduce l'immagine di Gesù. Vi siete ispirati alla linea di Teenage Millionaire?
Sì, indubbiamente. ma la loro a me non piace per un cazzo. In effetti non mi piace quel tipo di grafica post tutto. Poi la parole homeboy mi fa incazzare. Sono per una blasfemia più fertile, sono per l'helvetica bold dritto, quando ci vuole. O per il verdana bold leggibile, ma soprattutto per il franklin gothic black. Sono per gli anni '90. Minimale insomma. Che cazzo, sono magliette.
http://www.bella.li/int05-01.php
martedì 11 settembre 2007
giovedì 6 settembre 2007
«Gigi con Luciano nel paradiso degli artisti
ROMA (6 settembre) - Folla davanti alla chiesa degli Artisti di piazza del Popolo per l'addio a Gigi Sabani, stroncato da un infarto martedì sera. La cerimonia funebre è iniziata con mezz'ora di anticipo sul previsto. Accompagnato dall'applauso di alcune centinaia di persone e dal grido «Se n'è annato er mejo», il feretro è stato portato nella chiesa poco dopo le dieci. «Gigi sarebbe contento di vedere che al suo funerale c'è tanta gente. Le persone non l'hanno mai dimenticato», dice Mara Venier. Tra i primi ad arrivare Gianni Minoli, il maestro Mazza, il musicista Demo Morselli. Tante le corone, tra queste, quella del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e del sindaco Walter Veltroni.
Pippo Baudo: «Con Luciano nel paradiso degli artisti». «Mi auguro e mi illudo che ci sia un paradiso degli artisti dove potrai incontrare colleghi che se ne sono andati prima di te, proprio stamattina si è aggiunto un altro artista, un grande tenore, Luciano Pavarotti, che ha lasciato un grande vuoto dietro a sé».Queste le applaudite parole di Pippo Baudo nel salutare il collega e amico Gigi. Dopo l'omaggio al tenore, il ricordo di Baudo è tornato a Sabani «che rimarrà nei nostri cuori per la sua classe e soprattutto per il suo sorriso anche se vittima di un meccanismo perverso che lo ha coinvolto». Prima dell'omelia altri due amici di Sabani hanno salutato «l'uomo allegro e divertente scomparso, ingiustamente, troppo presto». Tra i banchi accanto ai familiari, personaggi dello spettacolo come Ela Weber, Carmen Russo, Enzo Paolo Turchi, Massimo Lopez, Valerio Merola, Giancarlo Magalli, Pippo Baudo, Manuela Aureli, Tiberio Timperi. Presenti anche la vicesindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia, gli assessori comunali e provinciali alla Cultura, Silvio di Francia e Vincenzo Vita, e il leader de La Destra, Francesco Storace.
La sorella: auguro a tutti un fratello come il mio. «Era grande, era bravo, ho sempre augurato a tutti gli esseri umani di avere un fratello come il mio - ha detto commossa la sorella di Sbani, Isabella, che ha parlato dall'altare dopo l'omelia. Mi è morto tra le braccia in 5 minuti: è stata un'ingiustizia». Isabella ha ringraziato tutti gli amici presenti in chiesa, «volti noti che, quando Gigi ne ha avuto bisogno, lo hanno chiamato, aiutato. Altri non lo hanno fatto, non so perché, anzi si che lo so: perché mio fratello era il più bravo di tutti». Un fragoroso applauso ha accompagnato queste parole. Isabella, infine, ha parlato delle sofferenze lavorative di Gigi «che soffriva perché non gli avevano dato la conduzione di un programma. Adesso lo farà in paradiso insieme a Pavarotti e a tanti altri artisti che sono con lui».
L'amico sacerdote: ora imiterà la voce del Padre Eterno. «Ha imitato tante voci: ora continua a imitare la voce del Padre Eterno - ha detto padre Santino Spartà, amico di Gigi Sabani, quando è arrivato in chiesa - Non gli dico addio, ma arrivederci: con lui ci rivedremo per ridere ancora insieme».
E don Santino ha ripetuto il concetto anche durante la messa: «Hai imitato molte voci della gente dello spettacolo. Io spero tanto che tu adesso continuerai a imitare una voce ineffabile e misericordiosa: la voce del Padre Eterno. E chissà quante risate potrete farvi nel regno dell'eternità. Una volta ti ho chiesto se pregavi Dio - ha proseguito il sacerdote - e tu mi hai risposto: Credo in Dio fermamente e prego però alla mia maniera. Ho pregato in un periodo brutto della mia vita. La preghiera migliore è parlare con Dio, secondo me, senza retorica. Non sono venuto a dirti addio, ma arrivederci in un regno al di sopra dello spazio e del tempo».
Il ricordo degli amici. «Mi ha insegnato tante cose, ho lavorato con lui. Sorrideva sempre, anche quando le cose andavano storte» ha detto la showgirl Ela Weber. Christian De Sica: «Pavarotti non l'ho conosciuto, ma Gigi sì: una persona meravigliosa e un grande artista». Mara Venier: «Gigi sarebbe contento di vedere che al suo funerale c'è tanta gente. Le persone non l'hanno mai dimenticato». Tullio Solenghi: «Si perde un altro grande, questa è la vita. Ha aiutato la comicità italiana: una persona genuina e dai sani valori, quei valori che si stanno un po' perdendo». Sandro Curzi: «Abbiamo mangiato un piatto di pasta alle vongole una settimana fa, la notizia della sua morte mi ha sconvolto. Aveva superato con grande fierezza brutti momenti nella sua vita e aveva grandi idee». Silvio Di Francia, assessore capitolino alla Cultura: «Un grande artista dello spettacolo. Una persona elegante e non invasiva, amata dal popolo, come si vede oggi».
Un cartello: Gigi, è solo un'imitazione, vero?. Questa la scritta, su un cartello di piccolissime dimensioni, sostenuto da Giuseppe, un signore che ha partecipato alle esequie di Gigi Sabani: «Mi ricordo delle belle risate in famiglia - ha detto - Un personaggio di cui si sentirà la mancanza».
Il malore. Il re degli imitatori si è spento a casa della sorella al Prenestino a Roma, dove si trovava a cena. Colto da malore, è stato chiamato il 118 ma i soccorsi sono stati inutili. A ottobre avrebbe compiuto 55 anni.
La salma cremata a Porta a Porta. La salma di Gigi Sabani, al termine del funerale, è stata trasportata negli studi di Porta a Porta, dove tra qualche giorno verrà cremata, nel corso di una puntata commemorativa del talk-show di Bruno Vespa.
Pippo Baudo: «Con Luciano nel paradiso degli artisti». «Mi auguro e mi illudo che ci sia un paradiso degli artisti dove potrai incontrare colleghi che se ne sono andati prima di te, proprio stamattina si è aggiunto un altro artista, un grande tenore, Luciano Pavarotti, che ha lasciato un grande vuoto dietro a sé».Queste le applaudite parole di Pippo Baudo nel salutare il collega e amico Gigi. Dopo l'omaggio al tenore, il ricordo di Baudo è tornato a Sabani «che rimarrà nei nostri cuori per la sua classe e soprattutto per il suo sorriso anche se vittima di un meccanismo perverso che lo ha coinvolto». Prima dell'omelia altri due amici di Sabani hanno salutato «l'uomo allegro e divertente scomparso, ingiustamente, troppo presto». Tra i banchi accanto ai familiari, personaggi dello spettacolo come Ela Weber, Carmen Russo, Enzo Paolo Turchi, Massimo Lopez, Valerio Merola, Giancarlo Magalli, Pippo Baudo, Manuela Aureli, Tiberio Timperi. Presenti anche la vicesindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia, gli assessori comunali e provinciali alla Cultura, Silvio di Francia e Vincenzo Vita, e il leader de La Destra, Francesco Storace.
La sorella: auguro a tutti un fratello come il mio. «Era grande, era bravo, ho sempre augurato a tutti gli esseri umani di avere un fratello come il mio - ha detto commossa la sorella di Sbani, Isabella, che ha parlato dall'altare dopo l'omelia. Mi è morto tra le braccia in 5 minuti: è stata un'ingiustizia». Isabella ha ringraziato tutti gli amici presenti in chiesa, «volti noti che, quando Gigi ne ha avuto bisogno, lo hanno chiamato, aiutato. Altri non lo hanno fatto, non so perché, anzi si che lo so: perché mio fratello era il più bravo di tutti». Un fragoroso applauso ha accompagnato queste parole. Isabella, infine, ha parlato delle sofferenze lavorative di Gigi «che soffriva perché non gli avevano dato la conduzione di un programma. Adesso lo farà in paradiso insieme a Pavarotti e a tanti altri artisti che sono con lui».
L'amico sacerdote: ora imiterà la voce del Padre Eterno. «Ha imitato tante voci: ora continua a imitare la voce del Padre Eterno - ha detto padre Santino Spartà, amico di Gigi Sabani, quando è arrivato in chiesa - Non gli dico addio, ma arrivederci: con lui ci rivedremo per ridere ancora insieme».
E don Santino ha ripetuto il concetto anche durante la messa: «Hai imitato molte voci della gente dello spettacolo. Io spero tanto che tu adesso continuerai a imitare una voce ineffabile e misericordiosa: la voce del Padre Eterno. E chissà quante risate potrete farvi nel regno dell'eternità. Una volta ti ho chiesto se pregavi Dio - ha proseguito il sacerdote - e tu mi hai risposto: Credo in Dio fermamente e prego però alla mia maniera. Ho pregato in un periodo brutto della mia vita. La preghiera migliore è parlare con Dio, secondo me, senza retorica. Non sono venuto a dirti addio, ma arrivederci in un regno al di sopra dello spazio e del tempo».
Il ricordo degli amici. «Mi ha insegnato tante cose, ho lavorato con lui. Sorrideva sempre, anche quando le cose andavano storte» ha detto la showgirl Ela Weber. Christian De Sica: «Pavarotti non l'ho conosciuto, ma Gigi sì: una persona meravigliosa e un grande artista». Mara Venier: «Gigi sarebbe contento di vedere che al suo funerale c'è tanta gente. Le persone non l'hanno mai dimenticato». Tullio Solenghi: «Si perde un altro grande, questa è la vita. Ha aiutato la comicità italiana: una persona genuina e dai sani valori, quei valori che si stanno un po' perdendo». Sandro Curzi: «Abbiamo mangiato un piatto di pasta alle vongole una settimana fa, la notizia della sua morte mi ha sconvolto. Aveva superato con grande fierezza brutti momenti nella sua vita e aveva grandi idee». Silvio Di Francia, assessore capitolino alla Cultura: «Un grande artista dello spettacolo. Una persona elegante e non invasiva, amata dal popolo, come si vede oggi».
Un cartello: Gigi, è solo un'imitazione, vero?. Questa la scritta, su un cartello di piccolissime dimensioni, sostenuto da Giuseppe, un signore che ha partecipato alle esequie di Gigi Sabani: «Mi ricordo delle belle risate in famiglia - ha detto - Un personaggio di cui si sentirà la mancanza».
Il malore. Il re degli imitatori si è spento a casa della sorella al Prenestino a Roma, dove si trovava a cena. Colto da malore, è stato chiamato il 118 ma i soccorsi sono stati inutili. A ottobre avrebbe compiuto 55 anni.
La salma cremata a Porta a Porta. La salma di Gigi Sabani, al termine del funerale, è stata trasportata negli studi di Porta a Porta, dove tra qualche giorno verrà cremata, nel corso di una puntata commemorativa del talk-show di Bruno Vespa.
martedì 4 settembre 2007
shoko tendo
作品紹介 メディア掲載 メディア掲載 日記 日記 書籍・グッズ販売 書籍・グッズ販売 お問い合わせ お問い合わせ. Copyright(C)2006 shoko-tendo.com All Rights Reserved.
Yakuza Moon: Memoirs of a Gangster's Daughter (Hardcover)
by Shoko Tendo (Author), Louise Heal (Translator)
Key Phrases: tattoo master, pachinko parlor, love hotel, Shoko Tendo, New Year

Shoko Tendo ha un tatuaggio che dal polso sale sul costato, su tutta la schiena, fino alla spalla sinistra raffigurante una cortigiana dell'era Muromachi con un coltello tra i denti.
取材とお墓参り
今日は午前中から昨日に引き続きマリクレールの取材と撮影。
撮影もかねて両親のお墓参りにも行って来ました。
すぐ近くに遠山の金さんのお墓もあるので、お参りして来ました。
うちの父は生前、金さんが大好きでよく観ていました。
金さんの墓前で、当時を懐かしく思い出しつつ、両手の手の平で包み込むように
お墓に触れてから、しっかりと両手を合わせました。
最近、よく思うのです。
この世の中には偶然というものはなくて全てが必然であるのだと。
小さい頃、私は自分が大人になって、こんなふうに東京で独りで暮らすようになるなんて想像したこともありませんでした。
そして金さんの墓前で手を合わせている自分の姿も・・・・・。
また色んな人たちとの出会いもそう。偶然なんかではなく、出会うべきして出会って
いるのだと思うのです。
そうして人との輪が広がり繋がっていく。本当に幸せなことです。
明日も朝から取材と撮影なので本日はこのへんで・・・・・・。
ひとつ、ひとつの出会いに感謝しつつ、おやすみなさい。

Shoko Tendo - the daughter of yakuza boss Hiroyasu Tendo - shows her tattoos, including a large one on her left shoulder of Jigoku Dayu, a famous courtesan from the Muromachi era.
Shoko Tendo è la figlia di un boss della yakuza giapponese.
Shoko Tendo viene ceduta agli uomini con i quali il padre era in qualche modo in debito.
A 19 anni è stata quasi uccisa in una di queste camere d'hotel.

天藤湘子blog - livedoor Blog(ブログ)天藤湘子blog. 天藤湘子ウェブサイトhttp://www.shoko-tendo.com/ .... Shoko. 天藤湘子(てんどうしょうこ) 作家・ライター 1968年、大阪生まれ
Yakuza Moon: Memoirs of a Gangster's Daughter (Hardcover)
by Shoko Tendo (Author), Louise Heal (Translator)
Key Phrases: tattoo master, pachinko parlor, love hotel, Shoko Tendo, New Year
Shoko Tendo ha un tatuaggio che dal polso sale sul costato, su tutta la schiena, fino alla spalla sinistra raffigurante una cortigiana dell'era Muromachi con un coltello tra i denti.
取材とお墓参り
今日は午前中から昨日に引き続きマリクレールの取材と撮影。
撮影もかねて両親のお墓参りにも行って来ました。
すぐ近くに遠山の金さんのお墓もあるので、お参りして来ました。
うちの父は生前、金さんが大好きでよく観ていました。
金さんの墓前で、当時を懐かしく思い出しつつ、両手の手の平で包み込むように
お墓に触れてから、しっかりと両手を合わせました。
最近、よく思うのです。
この世の中には偶然というものはなくて全てが必然であるのだと。
小さい頃、私は自分が大人になって、こんなふうに東京で独りで暮らすようになるなんて想像したこともありませんでした。
そして金さんの墓前で手を合わせている自分の姿も・・・・・。
また色んな人たちとの出会いもそう。偶然なんかではなく、出会うべきして出会って
いるのだと思うのです。
そうして人との輪が広がり繋がっていく。本当に幸せなことです。
明日も朝から取材と撮影なので本日はこのへんで・・・・・・。
ひとつ、ひとつの出会いに感謝しつつ、おやすみなさい。
Shoko Tendo - the daughter of yakuza boss Hiroyasu Tendo - shows her tattoos, including a large one on her left shoulder of Jigoku Dayu, a famous courtesan from the Muromachi era.
Shoko Tendo è la figlia di un boss della yakuza giapponese.
Shoko Tendo viene ceduta agli uomini con i quali il padre era in qualche modo in debito.
A 19 anni è stata quasi uccisa in una di queste camere d'hotel.
天藤湘子blog - livedoor Blog(ブログ)天藤湘子blog. 天藤湘子ウェブサイトhttp://www.shoko-tendo.com/ .... Shoko. 天藤湘子(てんどうしょうこ) 作家・ライター 1968年、大阪生まれ
sabato 18 agosto 2007
tsunami alert
alora in pratica stavo giocando a playa tamarindo in ostello a texas hold`em. i numeri, io che non so giocare avevo appena smerdato fior di americane scimmiate col poker, in pratica eravamo rimasti in 3 e avevo nettamente piu fiches di tutti. eravamo all`aperto, passano correndo in strada (tipo 7 di sera) mezza dozzina di locals che urlano "TSUNAMI ALERT, GO AWAY". gente che si guarda, bum mi fiondo in camera a pigliare piu roba possibile, no ma dai stanno scherzando, si "bullshits" rassicuro io gli inglesi la' che mi stan sul cazzo. no un momento, cnn dice che e vero, terremoto in peru, porco dio pesante arriva la ola tra 2 ore sul centroamerica. bum tutti dentro ora e' panico vero, faccio fatica a mettere le cose in valigia, vorrei lasciare qua delle cose per dar loro meno importanza e fare un inno alla vita, alla sopravvivenza. non trovo piu le chiavi della macchina. no sul serio, non le trovo. riesco fuori. no niente dove sono cazzo le chiavi le chiavi, rientro. CRASH. cazzo, cazzo che botta. alzati, testa che duele. sangue, un po'. la vale mi dice ma amore ma cosa hai fatto. non lo so, non lo so.. sono entrato nella porta a vetri. l-ho sfondata. l-inglese che mi sta sul cazzo arriva e mi fa sdraiare, dicono che perdo un sacco di sangue, fanno la faccia schifata quando vedono la mia gamba, ma io non sento male. l-inglese mi lega stretto tutto, asciugamani, parei, felpe. chiamano l-ambulanza, arriva, e' a quattro chilometri. arriva. vedrai che svengo. l-inglese mi da una pacca, mucha suerte mi dice. good luck. lui deve andare, arriva la ola
mercoledì 15 agosto 2007
venerdì 10 agosto 2007
mercoledì 8 agosto 2007
La verità
"Fumi troppo e bevi troppo caffè, vedi cosa fanno gli Alleati"? Nella piccola, squallida cameretta dove è stato portato dopo la sentenza, Koch apostrofa con tali parole un compagno d'arme che gli accende la sigaretta. Dopo altre brevi parole si volta, si siede vicino all'avvocato difensore che sta stilando la domanda di grazia. "È una cosa inutile, ma l'avvocato ci tiene" dichiara volgendosi verso i giornalisti, quasi a scusarsi di quell'atto. Quindi dichiarava di essersi confessato e di aver chiesto perdano o Dio, si preoccupava del suo degno amico Trinca; dichiarava di avere un morale altissimo. E infatti era forse fra tutti quanti erano lì presenti il più calmo. La sentenza, evidentemente, non l'aveva trovato impreparato. Il processo aveva avuto l'austerità, la misura e lo svolgimento di un dibattito da corte marziale. Trasportato alle 5, sotto una scorta imponente, da Regina Coeli alla Sapienza, Pietro Koch aveva trascorso quattro ore nella solita stanzetta d'aspetto, fumando ininterrottamente. Per entrare nell'aula la cosa non fu certo facile. Sbarramenti di metropolitani a cavallo, carri armati, centinaia di agenti di P.S. e di CC. RR., tutto il reparto "Celere" di P.S. proteggevano, per qualunque evenienza, il palazzo della Sapienza. Nell'aula, una folla più numerosa del solito ma esemplarmente corretta nei suoi atteggiamenti; moltissimi giornalisti; molti parenti in gramaglie delle vittime di Pietro Koch.
L'interrogatorio
Alle 9 precise Pietro Koch, il terrore di Roma, duro come la pietra, impettito, altero e sprezzante come ogni tedesco che si rispetti, entrava nell'aula circondato e protetto da un nugolo di carabinieri. Alto, accuratamente rasato e pettinato, elegante, lanciava un'occhiata al pubblico, poi si sedeva, rigido, con le braccia incrociate, guardando fisso, innanzi a sè. Dopo pochi minuti entrava la Corte. Rapido e conciso, il dibattito si iniziava. Pietro Koch veniva chiamato ai pretori per l'interrogatorio.
"Mi rimetto al mio interrogatorio scritto" dichiarava brevemente, rispondendo poi con cenni del capo e inchinandosi lievemente, quasi facesse fatica a parlare. "Mi risponda con la voce" esclamava S.E. Maroni. Con risposte secche e concise, Koch dichiara di essere stato sorpreso a Livorno dall'armistizio. "Mio Padre era tedesco" dice e poiché il presidente gli ricorda che in fondo lui è italiano, dichiara, dopo breve esitazione e con voce sommessa: "Per un po' di tempo ci sono state due Italie. Io ho seguito quella che era con i tedeschi". Organizzata, su ordine dei capo della polizia, una banda speciale, che secondo lui funzionava come un commissariato, si dette anima e corpo alla lotta contro i partigiani.
Quando gli vengono contestate sia la sua collaborazione con le SS che le sue atrocità, Koch nega recisamente, chiede anzi un confronto con le vittime. "Vi renderete conto che il confronto è impossibile in molti casi" risponde il presidente aggiungendo poi più piano "Almeno per ora".
Koch parla poi delle operazioni eseguite al collegio Russicum e alla Basilica di S. Paolo, operazione questa iniziata per ricupera del materiale bellico ivi nascosto, condotta da alcun "brutti ceffi di fascisti". "Se erano brutti ceffi per Voi c'è da immaginarsi che anima di manigoldi fossero" postilla caustico S. E. Maroni.
Quanto alle operazioni contro lo sciopero del 3 maggio, l'imputato sostiene di aver agito per il bene della cittadinanza, evitando in tal modo lutti e distruzioni. Giunto a Milano dopo il 4 giugno, è incaricato di eseguire inchieste su Borsani, Farinacci e Pettinato, fu rinchiuso in carcere "per aver detto la verità", di dove uscì solo il 24 aprile di quest'anno.
Esaurito così l'interrogatorio, e respinta una richiesta della difesa che tendeva a mettere a confronto Koch con le sue vittime ancora in vita, venivano sentiti i due testi a carico, il questore Morazzini e il commissario Marottoli, che confermavano in pieno i loro rapporti, e il primo teste a difesa, Luchino Visconti. Ma questi finisce col deporre a carico di Koch, illustrandone sevizie e metodi di tortura, tanto che l'imputato rinuncia agli altri testi a difesa.
La requisitoria
Prendeva perciò la parola il P.M. comm. Granata, che in una breve e serrata requisitoria durata neanche 20 minuti messi in luce atteggiamenti e colpe di Koch, che è pienamente confesso, chiedeva la pena di morte affinché fosse ristabilita la giustizia, e affinché la sentenza rappresenti un esempio e un monito solenne.
L'avv. Comandini che inizia a parlare alle ore 11,30 precise, esordisce chiarendo di non essere "il difensore" ma "la difesa" di Pietro Koch. Dopo aver inquadrato, con pochi tratti, la figuro del suo difeso nell'eccezionale periodo di turbamento del Paese, l'avv. Comandini dichiara che esiste un mito Koch e una realtà Koch. "Solo la realtà Koch -egli afferma- deve pesare sul piatto della vostra bilancia".
Dopo aver precisato che il suo difeso non ha riconosciuto di avere torturato alcun patriota nè di avere partecipato a razzie di giovani per il servizio del lavoro, il difensore prospetta alla Corte se, essendo il territorio nazionale occupato dal nemico, non sia necessario applicare invece dell'art. 51 dei C.P.M.G. che prevede la pena di morte, l'art. 58 (aiuto al nemica nei suoi disegni Politici). Sono le 11,55 quando la Corte si ritira per deliberare.
Disinvolto, indifferente e sprezzante. Koch viene di nuovo introdotto nell'aula, da dove era stato allontanato alle 11,15. La Corte rientra e S. E. Maroni copertosi col tocco, legge la sentenza che lo condanno a morte. Koch, impassibile, ascolta impettito e dritto le parole di S. E. Maroni. Non batte ciglio, non un muscolo si contrae, sembra veramente di pietra. Dopo un minuto, ride e scherza con i giornalisti e il pubblico che si accavallano, montando su sedie e panche, alla rinfusa, pur di parlargli per curiosità. Koch riconosce due o tre conoscenti, li invita ad andarlo a trovare: "Parleremo dei tempi trascorsi, di quando ero un buon ragazzo. Ora, a quanto dicono, non io sono più. Ma in ogni caso il fondo è rimasto quello".
"Vi dirò la verità"
Dopo molto tempo, il condannato è condotto via. Fuori, sotto il limpido cielo, la folla si accalca, fischia e rumoreggia dietro i cordoni.
Koch dà uno sguardo rapido e breve al cielo, poi china la testa per entrare nel cellulare.
Sono le 21 passate quando, finalmente dopo quattro ore e più di attesa e di inutili corse da un capo all'altro della città, riusciamo a vedere Koch. Per essere precisi, tutto quello che scorgiamo di Koch, attraverso la duplice grata, è la sua eterna sigaretta accesa, l'unico segno dell'emozione interna che senza dubbio l'attanaglia. Deve essere tremendo attendere lentamente la morte, contare le ore, i minuti, i secondi che stillano lenti e monotoni, ma pur sempre troppo veloci per lui.
Ricordiamo di averlo visto una volta, nel lontano 1942, quando il bel Pietro, allora ufficiale addetto al S.I.M., almeno secondo quanto egli raccontò una sera che era ubriaco fradicio, sorvegliava gli internati politici che risiedevano all'albergo "Brufani" di Perugia, e sorvegliava del pari altri campi di concentramento. Già da allora egli dimostrava una tendenza e una predilezione speciale per tutto quanto si riferiva ai metodi di polizia.
Grossi volumi di polizia scientifica erano il suo passatempo preferito, in uno con gli estenuanti e lunghi interrogatori che duravano tutta la notte ed erano condotti con non comune abilità. Pietro Koch giocava, beveva e studiava la psicologia del delinquente.
Malgrado la stanchezza la sua voce è tuttora sonora e sicura, ma quando ricusa di vedere delle persone che pure stamane aveva invitato, comprendiamo che non ne può più. Ha trascorso tutto il pomeriggio con il cappellano; ha mangiato e fumato come il solito. "Scriverò tutta la notte" esclama. "Tornate domani con molta carta che vi dirò la verità su tutto!".
"Dove era quando uccisero Mussolini?".
"A Como. Di lì andai a Sondrio, poi vagai di città in città fino a Firenze".
Il colloquio procede a scatti. La penombra si allontana, le guardie passeggiano monotonamente, avanti e indietro.
"A Firenze seppi che mia madre era stata arrestata a Como, e mia zia a Milano. Inoltre, arrestarono un'altra persona che mi sta a cuore, e mi costituii".
Koch è stanco, l'ora è tarda. Lo lasciamo con la promessa di tornare per sentire "la verità".
Sarà possibile?
L'interrogatorio
Alle 9 precise Pietro Koch, il terrore di Roma, duro come la pietra, impettito, altero e sprezzante come ogni tedesco che si rispetti, entrava nell'aula circondato e protetto da un nugolo di carabinieri. Alto, accuratamente rasato e pettinato, elegante, lanciava un'occhiata al pubblico, poi si sedeva, rigido, con le braccia incrociate, guardando fisso, innanzi a sè. Dopo pochi minuti entrava la Corte. Rapido e conciso, il dibattito si iniziava. Pietro Koch veniva chiamato ai pretori per l'interrogatorio.
"Mi rimetto al mio interrogatorio scritto" dichiarava brevemente, rispondendo poi con cenni del capo e inchinandosi lievemente, quasi facesse fatica a parlare. "Mi risponda con la voce" esclamava S.E. Maroni. Con risposte secche e concise, Koch dichiara di essere stato sorpreso a Livorno dall'armistizio. "Mio Padre era tedesco" dice e poiché il presidente gli ricorda che in fondo lui è italiano, dichiara, dopo breve esitazione e con voce sommessa: "Per un po' di tempo ci sono state due Italie. Io ho seguito quella che era con i tedeschi". Organizzata, su ordine dei capo della polizia, una banda speciale, che secondo lui funzionava come un commissariato, si dette anima e corpo alla lotta contro i partigiani.
Quando gli vengono contestate sia la sua collaborazione con le SS che le sue atrocità, Koch nega recisamente, chiede anzi un confronto con le vittime. "Vi renderete conto che il confronto è impossibile in molti casi" risponde il presidente aggiungendo poi più piano "Almeno per ora".
Koch parla poi delle operazioni eseguite al collegio Russicum e alla Basilica di S. Paolo, operazione questa iniziata per ricupera del materiale bellico ivi nascosto, condotta da alcun "brutti ceffi di fascisti". "Se erano brutti ceffi per Voi c'è da immaginarsi che anima di manigoldi fossero" postilla caustico S. E. Maroni.
Quanto alle operazioni contro lo sciopero del 3 maggio, l'imputato sostiene di aver agito per il bene della cittadinanza, evitando in tal modo lutti e distruzioni. Giunto a Milano dopo il 4 giugno, è incaricato di eseguire inchieste su Borsani, Farinacci e Pettinato, fu rinchiuso in carcere "per aver detto la verità", di dove uscì solo il 24 aprile di quest'anno.
Esaurito così l'interrogatorio, e respinta una richiesta della difesa che tendeva a mettere a confronto Koch con le sue vittime ancora in vita, venivano sentiti i due testi a carico, il questore Morazzini e il commissario Marottoli, che confermavano in pieno i loro rapporti, e il primo teste a difesa, Luchino Visconti. Ma questi finisce col deporre a carico di Koch, illustrandone sevizie e metodi di tortura, tanto che l'imputato rinuncia agli altri testi a difesa.
La requisitoria
Prendeva perciò la parola il P.M. comm. Granata, che in una breve e serrata requisitoria durata neanche 20 minuti messi in luce atteggiamenti e colpe di Koch, che è pienamente confesso, chiedeva la pena di morte affinché fosse ristabilita la giustizia, e affinché la sentenza rappresenti un esempio e un monito solenne.
L'avv. Comandini che inizia a parlare alle ore 11,30 precise, esordisce chiarendo di non essere "il difensore" ma "la difesa" di Pietro Koch. Dopo aver inquadrato, con pochi tratti, la figuro del suo difeso nell'eccezionale periodo di turbamento del Paese, l'avv. Comandini dichiara che esiste un mito Koch e una realtà Koch. "Solo la realtà Koch -egli afferma- deve pesare sul piatto della vostra bilancia".
Dopo aver precisato che il suo difeso non ha riconosciuto di avere torturato alcun patriota nè di avere partecipato a razzie di giovani per il servizio del lavoro, il difensore prospetta alla Corte se, essendo il territorio nazionale occupato dal nemico, non sia necessario applicare invece dell'art. 51 dei C.P.M.G. che prevede la pena di morte, l'art. 58 (aiuto al nemica nei suoi disegni Politici). Sono le 11,55 quando la Corte si ritira per deliberare.
Disinvolto, indifferente e sprezzante. Koch viene di nuovo introdotto nell'aula, da dove era stato allontanato alle 11,15. La Corte rientra e S. E. Maroni copertosi col tocco, legge la sentenza che lo condanno a morte. Koch, impassibile, ascolta impettito e dritto le parole di S. E. Maroni. Non batte ciglio, non un muscolo si contrae, sembra veramente di pietra. Dopo un minuto, ride e scherza con i giornalisti e il pubblico che si accavallano, montando su sedie e panche, alla rinfusa, pur di parlargli per curiosità. Koch riconosce due o tre conoscenti, li invita ad andarlo a trovare: "Parleremo dei tempi trascorsi, di quando ero un buon ragazzo. Ora, a quanto dicono, non io sono più. Ma in ogni caso il fondo è rimasto quello".
"Vi dirò la verità"
Dopo molto tempo, il condannato è condotto via. Fuori, sotto il limpido cielo, la folla si accalca, fischia e rumoreggia dietro i cordoni.
Koch dà uno sguardo rapido e breve al cielo, poi china la testa per entrare nel cellulare.
Sono le 21 passate quando, finalmente dopo quattro ore e più di attesa e di inutili corse da un capo all'altro della città, riusciamo a vedere Koch. Per essere precisi, tutto quello che scorgiamo di Koch, attraverso la duplice grata, è la sua eterna sigaretta accesa, l'unico segno dell'emozione interna che senza dubbio l'attanaglia. Deve essere tremendo attendere lentamente la morte, contare le ore, i minuti, i secondi che stillano lenti e monotoni, ma pur sempre troppo veloci per lui.
Ricordiamo di averlo visto una volta, nel lontano 1942, quando il bel Pietro, allora ufficiale addetto al S.I.M., almeno secondo quanto egli raccontò una sera che era ubriaco fradicio, sorvegliava gli internati politici che risiedevano all'albergo "Brufani" di Perugia, e sorvegliava del pari altri campi di concentramento. Già da allora egli dimostrava una tendenza e una predilezione speciale per tutto quanto si riferiva ai metodi di polizia.
Grossi volumi di polizia scientifica erano il suo passatempo preferito, in uno con gli estenuanti e lunghi interrogatori che duravano tutta la notte ed erano condotti con non comune abilità. Pietro Koch giocava, beveva e studiava la psicologia del delinquente.
Malgrado la stanchezza la sua voce è tuttora sonora e sicura, ma quando ricusa di vedere delle persone che pure stamane aveva invitato, comprendiamo che non ne può più. Ha trascorso tutto il pomeriggio con il cappellano; ha mangiato e fumato come il solito. "Scriverò tutta la notte" esclama. "Tornate domani con molta carta che vi dirò la verità su tutto!".
"Dove era quando uccisero Mussolini?".
"A Como. Di lì andai a Sondrio, poi vagai di città in città fino a Firenze".
Il colloquio procede a scatti. La penombra si allontana, le guardie passeggiano monotonamente, avanti e indietro.
"A Firenze seppi che mia madre era stata arrestata a Como, e mia zia a Milano. Inoltre, arrestarono un'altra persona che mi sta a cuore, e mi costituii".
Koch è stanco, l'ora è tarda. Lo lasciamo con la promessa di tornare per sentire "la verità".
Sarà possibile?
giovedì 2 agosto 2007
VOLTA ANDATO BERLINO
Volta andato a Berlino avevo AUDI TT con navigatore.
Era tedesco allora sono dovuto una collega chiedere se me lo metteva italiano.
Collega parlando collega lamentandosi figlio era andato in discoteca in bicicletta. non avendo chiuso la bicicletta lucchetto, rubata, e poichè non aveva chiusa, sebbene lei assicurata, no chiesto rimborso assicurazione.
BITTE DANKE HAVE A NICE WEEKEND CIAO EDOARDO
Quindi sono partito Berlino.
Arrivato Berlino, caldo incredibile. Germania però fa caldo forte, poi tempesta fortissima e poi freddo. A Berlino anche grandina.
Andato Kadewe, esco subito perchè Colombo Lisbona molto più belli, inizia grandinare.
Per dire no grandine entro bar.
Sabato pomeriggio.
Bar è italiano, con tutti italiani stanno vendendo NAPOLI su sky.
Telefono Adriana per farle sentire napoletani e lei dice voces italianos sao todos terroni.
smette grandine, riesco.
Attraverso strasse kufur qualcosa, e piove forte forte, scorre acqua daxtutto si attraversa questa grande kufurstrassequalcosa ci sono 2 ragazze alte bellissime si tolgono i tacchi a spillo diluvia scorre acqua daxtutto e cominciano camminare scalze senza ombrello vestiti leggerissimi tutte bagnate e ridono e si divertono e poi arrivano casa salgono e io le guardo salire scale.
RIGRANDINA!
entro un altro bar.
un bar molto grande!
ci sono almeno 100 persone sedute lunghe tavolate bevendo birra.
sono tutti uomini.
ci sono 100 persone in un bar e nessuna donna.
singolare.
faccio pochi passi, negozio vende vestiti & borchie.
ci sono magliette fighette io voglio fare alterna comprarne qualcuna ma sono ovviamente tutte XXL XL no taglia x me.
altri pochi passi, arrivo angolo grande pub grande insegna con 2 signori vestiti di borchie e jeans che si mettono uno la mano nei jeans dell'altro.
Era tedesco allora sono dovuto una collega chiedere se me lo metteva italiano.
Collega parlando collega lamentandosi figlio era andato in discoteca in bicicletta. non avendo chiuso la bicicletta lucchetto, rubata, e poichè non aveva chiusa, sebbene lei assicurata, no chiesto rimborso assicurazione.
BITTE DANKE HAVE A NICE WEEKEND CIAO EDOARDO
Quindi sono partito Berlino.
Arrivato Berlino, caldo incredibile. Germania però fa caldo forte, poi tempesta fortissima e poi freddo. A Berlino anche grandina.
Andato Kadewe, esco subito perchè Colombo Lisbona molto più belli, inizia grandinare.
Per dire no grandine entro bar.
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sono tutti uomini.
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singolare.
faccio pochi passi, negozio vende vestiti & borchie.
ci sono magliette fighette io voglio fare alterna comprarne qualcuna ma sono ovviamente tutte XXL XL no taglia x me.
altri pochi passi, arrivo angolo grande pub grande insegna con 2 signori vestiti di borchie e jeans che si mettono uno la mano nei jeans dell'altro.
martedì 17 luglio 2007
venerdì 13 luglio 2007
venerdì 6 luglio 2007
Le Grand Content
Le Grand Content examines the omnipresent Powerpoint-culture in search for its philosophical potential. Intersections and diagrams are assembled to form a grand 'association-chain-massacre'. which challenges itself to answer all questions of the universe and some more. Of course, it totally fails this assignment, but in its failure it still manages to produce some magical nuance and shades between the great topics death, cable tv, emotions and hamsters.
giovedì 5 luglio 2007
martedì 3 luglio 2007
Se c'è un Dio, il caos e la morte figureranno nel novero dei Suoi attributi, se non c'è, non cambia nulla, poiché il caos e la morte basteranno a se stessi fino alla consumazione dei secoli. Non ha importanza quello che si incensa, si è vittime della caducità e della dissoluzione, qualsiasi cosa si adori non si eviterà nulla, i buoni e i cattivi hanno un solo destino, un unico abisso accoglie i santi e i mostri, l'idea di giusto e di ingiusto non è mai stata altro che delirio, al quale ci appigliamo per ragioni di convenienza. In verità, l'origine delle idee religiose e morali è nell'uomo, cercarla fuori dell'uomo è un nonsenso, l'uomo è un animale metafisico, il quale vorrebbe che l'universo esistesse solo per lui, ma l'universo lo ignora, e l'uomo si consola di questa indifferenza popolando lo spazio di dèi, dèi fatti a sua immagine. Sicché riusciamo a vivere accontentandoci di princìpi vuoti, ma questi princìpi così belli e così consolanti cadono nel nulla quando ci si aprono gli occhi sulla morte e sul caos da cui viviamo avvolti, in costante pericolo. La fede non è che una vanità tra le altre e l'arte di ingannare l'uomo sulla natura dell'uomo.
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