domenica 13 novembre 2005

Orbetello

Tu sei nel mio cuore dal torneo di Orbetello
Quando è libecciato e non si è giocato
E la laguna sembrava volesse coprire il promontorio
Dopo la pioggia non si poteva continuare
Tu avevi tutti i tuoi costumi ad asciugare
Quando hai deciso di affidarti a una profumeria del centro
Un giocatore è diverso da tutti gli altri passanti
Ma anche una donna alta non è mai banale
Sarà per lo sguardo necessariamente superiore

Ci sono dei rapporti tra le nostre amicizie
Tra Piazza Euclide e la primissima Toscana
E grazie a questo dopo cena io proverò a chiamarti
E te che giri in macchina la notte che ti telefono e nessuno mi risponde
Credo che ci pensiamo con lo stesso interesse
E c'è un appuntamento che nessuno ha stabilito
E non c'è un obbligo ma una buona forza di rispettarlo
E tu sei sotto il sole del turno dopo
Quando il panorama si è raddolcito
E il pubblico numeroso commenta la competizione
E te che giri in macchina la notte che ti telefono e nessuno mi risponde

Flavio Giurato, Orbetello
website Flavio Giurato

falso in bilancio

curiosità / malcelato disprezzo / compiacimento che sostituisce un po' d'invidia: sentimenti piemontesi / borghesi dopo la caduta di fassio, florio & gippy.
l'onestà o è virtù o è perchè nessuno ti vuole comprare, ma non è questo il punto: come si diceva e si ridiceva, c'è la via giusta, e poi, per chi non può / non sa percorrerla, c'è la strada delle anomalie.
perchè se hai 52 anni e ti metti con una di 27, è anomalo, e se hai 27 anni e ti metti con uno di 52 e tiri in salotto, anche in quel caso è anomalo.
poi chiaramente c'è quel che non ha governo nè mai ce l'avrà, quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà, quel che non ha giudizio, che con certezza sta nella natura nella bellezza, quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà, quel che non ha rimedio nè mai ce l'avrà, quel che non ha misura.
la morale americana del politico che deve avere la moglie e 2,3 figli è giusta, perchè tendenzialmente sarà meno portato a fare cose sbagliate, come inducono a fare le scelte deviate: per ridurre i rischi di rimanere fregati bisogna scegliere i prodotti di marca, i telefonini nokia, le auto fatte in giappone, i partner bisogna guardargli in bocca, che i denti non siano guasti e nemmeno le cose che dicono.

Soundtrack:
Fiorella Mannoia, oh che sarà
Chico Buarque de Hollanda, o que serà

sabato 12 novembre 2005

giorgio bocca nel mucchio

tutti avremo affrontato un lungo viaggio in treno. tutti ci saremo rotti i coglioni affrontando un lungo viaggio in treno. ultimamente ne sto affrontando sin troppi. il rompimento di coglioni aumenta anche in considerazione del fatto che ho clamorosamente cappellato gli ultimi acquisti in libreria (vedi alla voce "ragazze che dovresti conoscere" einaudi big stile libero, 12,50€ è un libro di merda). mi restano solo giornali e riviste. martedì mattina affronto un lungo viaggio in treno: completata la lettura del quotidiano locale passo a "la repubblica". sono cinque-sei anni che compro "repubblica" (ché sono un giovane progressista yeye) e puntualmente salto gli articoli di giorgio bocca. il nostro amico cuneese è la risposta di sinistra alla fallaci. due vecchi sul viale del tramonto, rincoglioniti. i vecchi rincoglioniti non li ascolta nessuno e loro lo sanno, quindi cercano sempre di spararla grossa (ok, la fallaci è più scassacazzi, ma è donna, teniamolo sempre presente) affinché qualcuno li possa ancora cagare.
lo scoglionamento sul treno mi spinge a leggere l'articolo di bocca (martedì 8 novembre, pagine dei commenti) sull'alta velocità, l'argomento mi interessa abbastanza.
bocca esordisce così gli abitanti della val susa che si oppongono alla costruzione del megatunnel per l'altà velocità ferroviaria hanno ragione sia in linea teorica che in linea pratica ma temiamo che saranno sconfitti perché le follie e le illusioni dello sviluppo sono irresistibili. cominciamo subito male giorgino, i valsusini rompono il cazzo, beccheranno soldi e staranno zitti, do you remember malpensa? ma andiamo avanti.
la pianura padana tra torino e novara è stata squarciata, devastata, cementata dalla linea ferroviaria dell'altà velocità. giorgetto, porcozio, ma che cazzo dici? hanno costruito una linea ferroviaria parallela alla striscia d'asfalto che collega torino a milano, l'unica cosa su cui dovresti rompere il cazzo è che il pedaggio autostradale non sia cambiato nonostante i disagi, ma su questo stai zitto, caro giorgino. che poi che cazzo c'è da devastare? è una merda la pianura tra novara e torino, dai. seguono altre parole a caso altamente trascurabili poi bocca conclude.
le rivolte delle periferie parigine come, in piccolo, la resistenza della val susa all'altà velocità, dicono che bisogna anche occuparsi del consenso. ma il buon senso conta nella storia umana.
massì dai, buttiamoci dentro anche le banlieus e abbiamo fatto il nostro bell'articoletto pieno di stronzate, demagogia e quel pizzico di protervia che non guasta mai. bravo, passiamo ad altro senza rimpianti.

giovedì mattina mi accingo a compiere un altro lungo viaggio in treno, il ritorno. i quotidiani sono in sciopero, fanculo e "ragazze che dovresti conoscere" continua ad essere un libro che fa cagare, rifanculo. compriamo una rivista musicale ma una alternativa ché, ricordiamolo, sono un giovane progressista yeye.
- ha il "mucchio"? la rivista musicale.
- sì, eccolo.
- figa, cinque euro. grazie.
leggiamo il mucchio (figa, cinque euro), in copertina c'è la guzzanti e vabbeh (però, figa, cinque euro), leggiamo l'editoriale sul numero di settembre abbiamo pubblicizzato l'appello a ciampi per la concessione della carica di senatore a vita ai giornalisti enzo biagi e giorgio bocca. abbiamo fatto i necessari comunicati stampa alle varie agenzie, tipo ansa, e a tutti i mezzi d'informazione possibili e immaginabili. [...] credo che abbiamo battuto un record e stiamo contattando il guinness. nessuno, dico nessuno, ha pubblicato tre righe sulla questione. manco si fossero messi tutti d'accordo.
e han fatto bene, cazzo, hanno ben rotto le palle 'sti vecchi giornalisti, poi dice che c'è la crisi delle grandi firme. pensate a scrivere bene di musica (figa, cinque euro) e lasciate a cuneo giorgio bocca e le sue minchiate. adesso basta inalberamenti civili e facciamo i ragazzi yeye, leggo il mucchio (figa, cinque euro) e faccio finta di conoscere tutti i nomi indie delle band che cita. che fa tanto giovane yeye.

Matteo Galiazzo -2

Io sono un mistero (anche per me stessa voglio dire ( sono un mistero perchè sono una donna (non so come si è formato il mio essere donna (me lo chiedo spesso (non so come si formi l'essere donna in generale (da cosa nasce questa asimmetria (perchè noi donne anche se siamo belle dobbiamo innamorarci degli uomini brutti (e perchè gli uomini belli non si innamorano mai delle donne brutte (perchè i ragazzi brutti soffrono per noi ragazze belle e ci dicono che stiamo sbagliando ad andare con quello lì che è uno stronzo (mentre dovremmo andare con lui che è brutto ma è tanto dolce (come mai se ne sono così convinti non vanno con una brutta (ma tanto dolce (perchè tocca sempre a noi essere quelle profonde quelle non superficiali quelle che badano ai sentimenti (perchè a noi non è concesso essere semplici e lineari come i maschi (tutte le azioni finalizzate a festeggiare con lo sperma (perchè le nostre azioni non possono essere altrettanto dirette e semplicemente guidate dalla nostra voglia di cazzo?)))))))))))))))))

Soundtrack: Audio Bullys, I'm in love

venerdì 11 novembre 2005

Matteo Galiazzo -3

E' notte sugli universi. Un'immensa palpebra chiude la luce sopra le città. I coni d'ombra sembrano cappellini da aspirante stregone. E' carnevale. Ogni pianeta ne indossa uno. La terra dà la schiena, al sole, per abbronzarsi si gira.
Oppure.
Un pianeta, se visto da abbastanza vicino, diventa una città. Una città diventa l'interno di una casa. Una donna che dorme e sogna nel suo letto, se la guardate bene, diventa Betta.
questa volta mi sa che il ligure ce lo siamo proprio giocati.
è un peccato, perchè era una di quelle cose che rendevano giustamente famoso il nome di asti in giro, purtroppo era nell'aria da tempo.
meno male ke hanno aperto il nuovo ospedale ke è molto sciccoso e adesso, non dico x l'ape & il cappuccio, ma x i value added services si andrà lì.

martedì 8 novembre 2005

Nct Aussie #2 - ildebondi

uno dei primi giorni qua a sydney, zona(ccia) kings cross, dove ho vissuto le prime due settimane.
fatico a controllare la velocità, la discesa è ripida e i sacchetti pesano; pochi metri davanti a me un ragazzo con una maglietta rossa, scritta bianca sul coppino, cammina all'europea. una scritta familiare. www.ildeboscio.com
ecco, cominciamo bene. "scusa"
il giovane non fa in tempo a girarsi che ci accorgiamo che c'è qualcosa di strano. entrambi non ci ricordiamo il nome dell'altro. vittorio. ah ecco, vittorio
risparmio i poverissimi "non ci credo" o cose così. beh vittorio non lo conosco bene, non mi ricordavo neanche che si chiamasse vittorio. uno simpatico, con cui scambiavo volentieri ogni tanto, o ogni poco, 2 parole per 3 parole nell'anno di nostro signore 2002. 2003?
vittorio è ancora simpatico, la maglietta VIUULEENZAA mi ha deluso un po'
dice che ha provato a farsi assumere ma non l'han preso da nessuna parte, è qua da 3 settimane. un paio più di me. domani parte e va a raccogliere la frutta nelle fattorie lontane da sydney. fruit-picking. pagano bene, tra un po' la sua ragazza lo raggiunge. gli ho mandato una mail ma non mi ha risposto ancora, probabilmente non ha ancora trovato una connessione internet laggiù, o altrettanto probabilmente non avrà avuto voglia tempo per rispondermi. in bocca al lupo e pacca sulla spalla

ieri sera cammino per il lungospiaggia di bondi, dove io e thomas ci siamo sistemati pochi giorni fa. l'ostello qua è un po' più pulito e la zona più sclusiva; la stanza è a due piani di scale dall'oceano; ci sono più italiani qua che mosche nella city.
ero detto, cammino, ma poi mi fermo
mi fermo come tante volte a leggere la carta di uno degli innumerabili ristoranti asiatici. questo è un vietnamita. viet, si chiama.
la vetrata che dà sul locale si affaccia su una coppia che non mi interessa osservare; però colla coda dell'occhio noto dai gesti che loro sì, che sono interessati. oddio, avrò fatto qualcosa che non va? saranno passati ormai più di 30 secondi dall'ultima volta che ho renzato, e poi no dai c'è un vetro tra noi 2. 3. il ragazzo si alza, mi decido a guardarlo in faccia. è beppe. ma pensa te, beppe, l'amico di tommi, abbiamo anche fatto il fantacalcio insieme un anno. 2002. 2003? qua il "non ci creedoo" è molto più enfatico, come il viet, come i viet, come i gialli. beppe accenna un abbraccio, ma beppe tutto sommato mi stava sul cazzo. però va beh chissene, accetto volentieri l'invito a disturbarli per 5 minuti. mentre ci stiamo sedendo al tavolo beppe mi spiega che è stata la ragazza a riconoscermi, e io non faccio finta di ricordarmi chi sia, mi presento. stamattina ho capito che è anche una che mi piaceva quando studiavo in via necchi. beppe è entusiasta di bondi, che sarà anche piena di italiani, però oh "noi italiani mica siamo scemi". mi dà un paio di dritte su compagnie di cathering che pare paghino bene, mi spiega che è qua per studiare inglese, inizia a mangiare la sua insalata vietcong.
nct: "sei la seconda persona che conosco che incontro totalmente casualmente da quando sono qua. pensa che l'altro giorno a kings crosso vedo uno colla maglietta del deboscio ch.." beppe diventa una smorfia, si mette le mani in faccia come per dire "madonna quelli del deboscio". avrà conosciuto riccardo, penso io, per fare sta smorfia. e gliel'avrà presentato una delle sue amiche di necchi.
prima o poi rivedrò beppe. quello del fantacalcio, uno che ti fa venir voglia di scrivere un saggio "101 modi per evitare di salutare una persona". e di metterci anche una ghost track, tipo 2 pagine del libro appositamente incollate con scritti 2 ghost modi per evitare di salutare una persona.

lunedì 7 novembre 2005

Ho finito la roba

Cocaina: presi i fornitori dell'Asti bene

Adesso al Ligure il caffè lo prendiamo amaro.

domenica 6 novembre 2005

tutti vogliono il meglio, e i migliori ce l'hanno

venerdì 4 novembre 2005

Ema Lisboa 2005

Lisboa, o Tejo

La città,
la chiamano Lisbona,
è la città dell'acqua,
l'acqua è verità,
va dove vuole andare,
e niente la può fermare.
Lisbona è la città,
la città dell'acqua,
la città dove ho scelto di nascere
millenni di anni fa.


Soundtrack: Madredeus, O Tejo

giovedì 3 novembre 2005

Non sono così superficiale da giudicare le persone in base alla loro interiorità

mercoledì 2 novembre 2005

Que vida el ghira

Qui giace Massimo Testa De Andres
caporalmaggiore del tercio de extranjeros
era un soldato valoroso, un bravo cocinero
il sabato preparava per tutti i cannelloni
la domenica giocava la Roma, la squadra del cuore,
e aspettava notizie dall'Italia,
la sua canzone preferita,
el novio de la muerte,
nada importa su vida anterior,

ora ha un amore qui a Melilla
vive in una casa in collina
e guarda lontano il mare
quello che hai fatto prima non conta
conta solo e sempre quello che sei adesso
se sei riuscito ad arrivare fino a qui...

L'estate è già un ricordo sfumato nel parco del Circeo
appena arrivati ci sedemmo nel giardino a chiaccherare,
eravamo ragazzi simpatici, le macchine erano veloci
le ragazze erano interessate, il riscatto sociale,
Rosaria non aveva nemmeno finito le medie
viveva con i genitori malati in due stanze, povera gente
io avevo una casa tutta per me
i poster di Hitler e Mussolini, i libri di Evola
il liceo Giulio Cesare, la mia fazione,
il crimine come mezzo di affermazione sociale,
poi l'estate è finita male
ho cambiato casa, quasi ogni sera,
e poi sono partito per l'Argentina,
grazie all'Internazionale nera
e poi l'Africa, l'enclave di Melilla...
I miei amici, Izzo era complessato
povero sottodotato
e Giampietro Parboni Arquati
le nostre teorie sulla società divisa in classi
i dominanti, i poveri cristi, i pidocchiosi
e poi Viva la muerte, l'enclave in Marocco
sono Massimo Testa De Andres
caporalmaggiore del tercio de extranjeros
un soldato valoroso, un bravo cocinero
ora ho un amore qui a Melilla
vivo in una casa in collina
e guardo lontano il mare
quello che hai fatto prima non conta
conta solo e sempre quello che sei adesso
se sei riuscito ad arrivare fino a qui...

martedì 1 novembre 2005

Legione Straniera

Costituita il 10 Marzo 1831 su ordinanza del Re di Francia Luigi Filippo, La Legione è appunto detta "Straniera" per il fatto che le sue fila sono composte da uomini di nazionalità diverse, che hanno fatto della Legione la loro nuova Patria, da qui il motto "LEGIO PATRIA NOSTRA"

La bandiera della Legione ha la particolarità di aver scritto sopra Camerone.
La scritta indica il più glorioso combattimento della Legione avvenuto il 30 Aprile 1863 in Messico, quando 62 Legionari resistettero a oltre 2000 militi Messicani.
Nel luogo di quel combattimento ora si erge un monumento al quale le truppe messicane prestano sempre il saluto.
I nomi degli eroi di quella battaglia sono incisi a lettere d'oro sull'Hotels des Invalides a Parigi, dove giace Napoleone Bonaparte.
La Legione ha parecipato ha tutti gli avvenimenti bellici più importanti, e non solo nelle 2 Guerre Mondiali.

Per quanto riguarda il Legionario, fisicamente parlando, si può dire che si arruola celibe, con caratteristiche psicofisiche idonee anche per poter prestare servizio oltremare, e il matrimonio può essere autorizzato solo dal Comando.
La durata del primo contratto è di 5 anni, nei quali si apprendono tutte le nozioni di base per essere considerato Legionario.
Il candidato può essere scelto anche senza svelare la propria identità, ma con un'identià fittizia, e questo può mette al sicuro il Legionario da qualunque ingerenza sul suo passato.

Per Ultimo, la Lgione è formata da 10 Reggimenti, 7 dislocati in Francia e 3 oltremare, rispettivamente in Guyana Francese, Gibuti e Isole Comore.

P.S.
Il pagamento, calcolato in base agli anni di servizio, dislocamento e grado, può arrivare anche a 5318 Euro.

lunedì 24 ottobre 2005

Il fascino seduttivo, quando lo è, della vittoria, impresa, conquista, sta proprio nella sublimazione del confine tra involontarietà e velleitarietà, spropositato conato al meglio, accettazione passiva dell’evento e ricerca affannosamente propositiva dell’affermazione.
Quando le due cose si fondono, fluidificano fino ad essere indistinguibili, la vittoria diviene fascinosa (in sé) e affascinante (per sé).


Sushi&Champagne

domenica 23 ottobre 2005

ROMA

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

...e poi ce so' tornato!


Remo Remotti

venerdì 21 ottobre 2005

The Creatrix

The Creatrix - Marc Ryden

giovedì 20 ottobre 2005

Un vecchio consulente, ormai trasparente

Perchè sono trasparente come l'acqua, e tutto come l'acqua mi è trasparente.
Perchè l'acqua va dove le pare e niente la può fermare, oppure prende la forma che le si vuole dare.
Perchè tutto segue il suo corso, e l'acqua ha una sua memoria.

Infatti, dopo un anno, un anno esatto, torno dove avevo conosciuto quel vecchio consulente.
Tutto era/è già chiaro, come lo è sempre da sempre, l'eterno, le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei, ecc. ecc.
E come fanno le persone, come cadono le persone in depressione, in fondo per sopravvalutazione, del non accorgersi che in fondo siamo comunque niente, mi raccontano che iniziò a non dormire più, i tranquillanti, appunto la depressione, poi appunto come fanno le persone con le persone, lo affiancarono, lo sostituirono, lo trasferirono, a Milano, giusto per sfondarlo definitivamente, e così alla fine è andato in pensione.
Cosa resta? Resta quel che si era detto, la memoria dell'acqua.

Un vecchio consulente

Splendore inconsumato
di tutto l'universo Fiat,
punto fermo del sud Piemonte,
terra desolata.
Qualcuno ci lancia sul progetto,
training on the job:
anche quello di un povero consulente
che nel tempo stesso
apre gli occhi rabbrividendo
al pc,
che gli ghigna attorno,
Erp, e-business suite.
Un vecchio consulente,
anche la sua coscienza
getta sull'applicativo
dolori e sofferenza.
Gli occhi che gli dolgono,
la moglie pazza,
e quanto gliene viene
dal fatto che è un dirigente
e fattura per la società.
Un giorno amò
ora si fa il back-up,
sognando il re che sarebbe stato.
Mentre il pensiero di te,
si unisce a quel che penso.
E i cicli del mondo si susseguono.
Issami su corde per vie canoniche
ascendendo e discendendo.
Non fate crescere niente
su questa terra.

Soundtrack: Battiato, Un vecchio cameriere

mercoledì 19 ottobre 2005

Giuliano Ferrara: - I raeliani dicono cose ridicole
Michel Houellebecq: - Non mi pare che gli alieni siano più ridicoli della gente che muore e torna in vita

giovedì 13 ottobre 2005

produci consuma crepa reloaded

Come se il produci-consuma-crepa, come se le sovrastrutture fossero qualcosa che opprimono l'uomo essendo altro da lui, e invece non fossero in realtà la sua natura stessa, e come se qualunque ribelle non fosse un conformista cui non piace la gente per piacere a certa gente.
Come se la quotazione in borsa di un'azienda non fosse la nostra vita quotidiana, di hype e speranze, di sopravvalutazioni e comunicati trionfalistici e crisi e fallimenti, come il ciclo di vita di un prodotto non fosse il ciclo di vita di una persona, e una persona un prodotto, su cui investire a fondo perduto nella giovinezza, gestire fino al massimo splendore nell'età adulta, e poi trarre il profitto che è giusto nella vecchiaia, poi abbandonare alla morte per prendergli ciò che aveva e investire in figli nipoti e nuove speranze.
Come se il Candido di Voltaire non dicesse davvero che viviamo nel migliore dei mondi possibili, dove nelle case belle ci sono le persone belle con le cose belle gli angoli non sono consumati e le mani sono curate con dita delicate e capelli biondi pettinati, gli amori belli della gioventù bella rispetto agli amori a microonde dopo cene col microonde in case sgaruppate con gli angoli smusssati con i piatti sporchi che si accumulano in un vecchio lavabo dove gocciola un vecchio lavandino tenuto insieme da una vecchia valvola recuperata in un vecchio negozio, è tutto è sbagliato e sono cose che non funzionano e ripararne una non serve, come se risolto un problema non tornassero tutti gli altri che lo avevano generato, come se non capitasse che per risolverne uno se ne creano sempre altri, per cui il ragazzo ciccione escluso da tutto cercherà alla fine una ragazza cicciona esclusa da tutto per moltiplicare i propri problemi in figli ciccioni esclusi da tutto.
Come se ogni cosa avesse più chiavi di lettura, e non fosse esattamente com'è nel momento in cui è, per cui telecom oggi vale 7 e domani vale 10, perché davvero oggi valeva 7 e domani vale 10, come se davvero quello che fai o quello che sogni non valesse da un giorno all'altro 7 invece che 10, e in fondo valesse più per quanto lo sognavi che per quanto valesse, ma il sogno è l'opzione reale che è implicita in ogni giorno che vuoi sperare, per cui quel giorno perduto vale sempre meno, a meno che si avveri quella speranza sempre più perduta, che poi è la natura dell'invecchiare, il costo-opportunità del tempo e il valore della vita.
Come se queste cose ci fosse bisogno di scriverle o pensarle, e non fossero già così ogni giorno, come è il Sole ogni giorno, a parte il bisogno di negarle, l'educazione che è la convenzione di non dirle, fingere/illudere di essere sempre un po di + / sempre un po' di - per la vergogna di essere esattamente quello che siamo, l'esaltazione che è l'autocommiserazione, il sentirsi speciali per sentirsi uguali, abbattere le sovrastrutture per crearne nuove personali, nuove in realtà uguali a quelle precedenti, perchè siamo sempre noi, ovunque siamo, sempre.

Soundtrack: Nyman, Time Lapse

martedì 11 ottobre 2005

La vuoi una poesia su Genova?

Genova, Genova,
con i tuoi colori e le tue luci
mi hai stupito e confuso,
l'odore del porto e il sole
mi hanno stupito,
Genova, Genova,
città dai mille contrasti
perchè i vicoli sono bui e malfrequentati,
ma in collina ci sono delle abitazioni unifamiliari molto pregiate,
Genova, Genova,
sono stato all'acquario bello e lungo da visitare
e poi via, una focaccia molto buona che sa di olio di oliva e un bicchiere di vino bianco,
Genova, Genova,
la zuppa di pesce tipica del luogo è molto buona
soprattutto se mangiata in locali tipici e dal prezzo contenuto,
Genova, Genova,
il porto ha cambiato faccia da quando ci ha messo le mani il grande architetto Renzo Piano,
che Repubblica delle Donne dice che è il migliore architetto del mondo e secondo me ha ragione,
Genova, Genova,
passeggiare nei vicoli e scorgere le cimase mi fa sembrare di stare nei versi di Montale
di cui ho letto Ossi di seppia e l'ho trovato molto evocativo,
Genova, Genova,
e mi piace anche che sembra di essere nelle canzoni di De Andrè
di cui ho il cofanetto acquistato in nice price,
Genova, Genova,
sei una città davvero particolare e speciale dalle luci e le ombre
una città addirittura di labirinti!!!
Genova, Genova,
ci sono stato solo un pomeriggio con il mio amico Franco che fa il meccanico
ma mi è bastato uno sguardo per conoscerti approfonditamente e capire molte cose
Genova, Genova,
adesso torno nella più grigia Bergamo che forse non ha il tuo fascino da lupo di mare
ma la sento casa mia perchè qui gioco senza problemi a biglie per strada,
Genova, Genova,
per fortuna in autostrada c'era sciopero e non abbiamo pagato il pedaggio
così abbiamo potuto con i soldi avanzati mangiare una pizza e un birrino piccolo,
Genova, Genova,
mi sei piaciuta molto,
Ciao cara Genova, mi mancherai, ma la settimana prossima vado al Minitalia che è anche più vicino.