martedì 21 giugno 2005

Biglietti da Visita

Da piccolo, quando mi capitava di guardare cartoni animati stile Vultus V, Daitarn III o simili, rimanevo puntualmente strabiliato dalle manovre aeree che si eseguivano per intimidire il nemico. La formazione aerea, come si osserva guardando un qualsiasi filmato delle frecce tricolori, di addestramento al volo militare (o, per i più poveri, Top Gun), è rappresentativa delle intenzioni, bellicose o pacifiche, dei piloti della formazione.
Esiste un parallelo, quanto mai curioso, tra la volontà segnaletica di una formazione aerea e quella della disposizione, su un tavolo rigorosamente di cristallo, nel silenzio catartico di una sala da riunioni, dei biglietti da visita dei partecipanti.
Esiste un linguaggio, sia verbale che non, fatto di piccoli gesti, idiosincrasie e simbolismi, attraverso il quale si esprimono i raiders finanziari. Il raider qui non è inteso necessariamente come lo squalo à la Gordon Gekko, che si macchia di scalate ostili e quant'altro. Piuttosto si fa riferimento alla parte acquirente nell'ambito di una qualsiasi negoziazione di compravendita di società, quote o partecipazioni. Tra le controparti quindi, sicuramente quella più aggressiva.
Di questo linguaggio, emblema per eccellenza è il biglietto da visita, e l'uso più o meno violento, che se ne fa. Il rettangolo di cartoncino (sulle varietà del quale si potrebbe scrivere un trattato), con i dati ed il titolo del padroncino assume e s'impregna di un significato tale da assurgere allo stato di emblema della persona stessa. Al punto da diventare esso stesso l'oggetto contundente, l'arma da taglio, da fuoco o viceversa lo scudo attraverso il quale si manifestano le intenzioni del rappresentato.
In American Psycho, apprendere che i biglietti da visita dei colleghi sono incisi su un cartoncino più raffinato, e sono dotati addirittura di filigrana, causa a Bateman un'ondata di nausea e un senso di invidia profonda. Una sconfitta morale, emotiva e soprattutto simbolica, in un ambiente in cui il rappresentante scavalca di regola il rappresentato. Non è necessario considerare una maschera simile, il cui impatto sull'ambiente circostante altro non è che un collage di rappresentazioni artificiali della sua identità, per notare che alcuni elementi di questo modo di esprimersi esistono nel mondo reale.
Un tavolo di cristallo, quasi a tenere separate le contrapposte milizie, divide la sala delle riunioni. Dai due lati, i luogotenenti scrutano le espressioni facciali degli avversari quasi a voler captare un minimo segnale di tensione nervosa. La negoziazione si protrae ormai da ore. Ma ecco che, quasi a voler sferrare un attacco decisivo, il generale dell'offensiva, il potenziale acquirente, rilancia l'offerta. I biglietti da visita della milizia si dispongono, quasi animati da una propria volontà, a V, come farebbe una flotta di F16 in volo su Bagdad. La difesa risponde serrando le fila, e dispone i biglietti da visita, compatti e in file parallele, a mò di scudo, quasi a voler neutralizzare l'attacco. La spunteranno quelli con la filigrana e il lettering in Helvetica.
Al nuovo arrivato, il biglietto da visita si nega sempre e comunque non si concede prima che sia trascorso un periodo tra i 6 e i 12 mesi. È necessario che questi si affermi, prima che la sua identità sia riconosciuta e certificata dal biglietto. Prima che all'aperitivo nel lounge bar low end residential fescion di turno possa far scivolare il suo biglietto con nonchalance sul bancone ammiccando a qualche strappona stralunata.
Concedere il biglietto da visita allo stagista/tirocinante corrisponde a prestare l'A6 al figlio rintronato 19 enne: "Ok, divertiti, ma non ti montare la testa".
Il biglietto da visita è, di per sé un secondo battesimo. Considerato che del primo te ne freghi, perché tutti vi hanno diritto, l'investitura col biglietto da visita è la nascita, la venuta al mondo in un mondo che non è, l'attestato di esistenza. Di carta come il castello sul quale il povero costruisce la propria bildung: una lieve brezza e viene giú.
David Abravanel

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Edoardo io non ho il biglietto da visita.
Mi consigli di farlo?
Cosa dovrei farci stampare?
Data la mia professione la cosa è problematica.
Aspetto consigli.
M

thy.fore ha detto...

io ho uno zio geometra che sul biglietto da visita ha scritto "esploratore".
secondo me non hai bisogno dei biglietti da visita.
quasi nessuno ne ha bisogno, a parte gli idraulici.

Anonimo ha detto...

nessun biglietto da visita.
al limite uno minimalista con nome e cognome. nessun recapito, nessun numero.
tu mi lasci il tuo numero. se proprio mi va ti chiamo. come le fighe.
Z

thy.fore ha detto...

il solito no-blogal.

Anonimo ha detto...

Il fatto è che se vedo un viso interessante (non solo femminile;-) quando mi presento mi trovo un poco a disagio dicendo che faccio il "filmmaker" o "regista": Prima di tutto mi vergogno perchè definirmi regista mi sembra una cosa troppo altisonante; poi con le donne sembra sempre che ci stia provando.
M

Anonimo ha detto...

cazzo dici dezzy? per un po' di lavoro ti chiamo io anche 20 volte. e lascio quei messaggi con voce solerte sulla segreteria. non sono nelle condizioni di scegliere di cosa occuparmi. descrivevo come dovrebbe comportarsi quello arrivato.
per quanto mi riguarda il prossimo step e' lo sgombero cantine.
Z

Anonimo ha detto...

problemi con lA6? TDI
sono sprecati i biglietti da visita, come le pubblicità sulle macchine, segnano profondamente la carenza di stile che è presente in italia al giorno d'oggi

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