"Fumi troppo e bevi troppo caffè, vedi cosa fanno gli Alleati"? Nella piccola, squallida cameretta dove è stato portato dopo la sentenza, Koch apostrofa con tali parole un compagno d'arme che gli accende la sigaretta. Dopo altre brevi parole si volta, si siede vicino all'avvocato difensore che sta stilando la domanda di grazia. "È una cosa inutile, ma l'avvocato ci tiene" dichiara volgendosi verso i giornalisti, quasi a scusarsi di quell'atto. Quindi dichiarava di essersi confessato e di aver chiesto perdano o Dio, si preoccupava del suo degno amico Trinca; dichiarava di avere un morale altissimo. E infatti era forse fra tutti quanti erano lì presenti il più calmo. La sentenza, evidentemente, non l'aveva trovato impreparato. Il processo aveva avuto l'austerità, la misura e lo svolgimento di un dibattito da corte marziale. Trasportato alle 5, sotto una scorta imponente, da Regina Coeli alla Sapienza, Pietro Koch aveva trascorso quattro ore nella solita stanzetta d'aspetto, fumando ininterrottamente. Per entrare nell'aula la cosa non fu certo facile. Sbarramenti di metropolitani a cavallo, carri armati, centinaia di agenti di P.S. e di CC. RR., tutto il reparto "Celere" di P.S. proteggevano, per qualunque evenienza, il palazzo della Sapienza. Nell'aula, una folla più numerosa del solito ma esemplarmente corretta nei suoi atteggiamenti; moltissimi giornalisti; molti parenti in gramaglie delle vittime di Pietro Koch.
L'interrogatorio
Alle 9 precise Pietro Koch, il terrore di Roma, duro come la pietra, impettito, altero e sprezzante come ogni tedesco che si rispetti, entrava nell'aula circondato e protetto da un nugolo di carabinieri. Alto, accuratamente rasato e pettinato, elegante, lanciava un'occhiata al pubblico, poi si sedeva, rigido, con le braccia incrociate, guardando fisso, innanzi a sè. Dopo pochi minuti entrava la Corte. Rapido e conciso, il dibattito si iniziava. Pietro Koch veniva chiamato ai pretori per l'interrogatorio.
"Mi rimetto al mio interrogatorio scritto" dichiarava brevemente, rispondendo poi con cenni del capo e inchinandosi lievemente, quasi facesse fatica a parlare. "Mi risponda con la voce" esclamava S.E. Maroni. Con risposte secche e concise, Koch dichiara di essere stato sorpreso a Livorno dall'armistizio. "Mio Padre era tedesco" dice e poiché il presidente gli ricorda che in fondo lui è italiano, dichiara, dopo breve esitazione e con voce sommessa: "Per un po' di tempo ci sono state due Italie. Io ho seguito quella che era con i tedeschi". Organizzata, su ordine dei capo della polizia, una banda speciale, che secondo lui funzionava come un commissariato, si dette anima e corpo alla lotta contro i partigiani.
Quando gli vengono contestate sia la sua collaborazione con le SS che le sue atrocità, Koch nega recisamente, chiede anzi un confronto con le vittime. "Vi renderete conto che il confronto è impossibile in molti casi" risponde il presidente aggiungendo poi più piano "Almeno per ora".
Koch parla poi delle operazioni eseguite al collegio Russicum e alla Basilica di S. Paolo, operazione questa iniziata per ricupera del materiale bellico ivi nascosto, condotta da alcun "brutti ceffi di fascisti". "Se erano brutti ceffi per Voi c'è da immaginarsi che anima di manigoldi fossero" postilla caustico S. E. Maroni.
Quanto alle operazioni contro lo sciopero del 3 maggio, l'imputato sostiene di aver agito per il bene della cittadinanza, evitando in tal modo lutti e distruzioni. Giunto a Milano dopo il 4 giugno, è incaricato di eseguire inchieste su Borsani, Farinacci e Pettinato, fu rinchiuso in carcere "per aver detto la verità", di dove uscì solo il 24 aprile di quest'anno.
Esaurito così l'interrogatorio, e respinta una richiesta della difesa che tendeva a mettere a confronto Koch con le sue vittime ancora in vita, venivano sentiti i due testi a carico, il questore Morazzini e il commissario Marottoli, che confermavano in pieno i loro rapporti, e il primo teste a difesa, Luchino Visconti. Ma questi finisce col deporre a carico di Koch, illustrandone sevizie e metodi di tortura, tanto che l'imputato rinuncia agli altri testi a difesa.
La requisitoria
Prendeva perciò la parola il P.M. comm. Granata, che in una breve e serrata requisitoria durata neanche 20 minuti messi in luce atteggiamenti e colpe di Koch, che è pienamente confesso, chiedeva la pena di morte affinché fosse ristabilita la giustizia, e affinché la sentenza rappresenti un esempio e un monito solenne.
L'avv. Comandini che inizia a parlare alle ore 11,30 precise, esordisce chiarendo di non essere "il difensore" ma "la difesa" di Pietro Koch. Dopo aver inquadrato, con pochi tratti, la figuro del suo difeso nell'eccezionale periodo di turbamento del Paese, l'avv. Comandini dichiara che esiste un mito Koch e una realtà Koch. "Solo la realtà Koch -egli afferma- deve pesare sul piatto della vostra bilancia".
Dopo aver precisato che il suo difeso non ha riconosciuto di avere torturato alcun patriota nè di avere partecipato a razzie di giovani per il servizio del lavoro, il difensore prospetta alla Corte se, essendo il territorio nazionale occupato dal nemico, non sia necessario applicare invece dell'art. 51 dei C.P.M.G. che prevede la pena di morte, l'art. 58 (aiuto al nemica nei suoi disegni Politici). Sono le 11,55 quando la Corte si ritira per deliberare.
Disinvolto, indifferente e sprezzante. Koch viene di nuovo introdotto nell'aula, da dove era stato allontanato alle 11,15. La Corte rientra e S. E. Maroni copertosi col tocco, legge la sentenza che lo condanno a morte. Koch, impassibile, ascolta impettito e dritto le parole di S. E. Maroni. Non batte ciglio, non un muscolo si contrae, sembra veramente di pietra. Dopo un minuto, ride e scherza con i giornalisti e il pubblico che si accavallano, montando su sedie e panche, alla rinfusa, pur di parlargli per curiosità. Koch riconosce due o tre conoscenti, li invita ad andarlo a trovare: "Parleremo dei tempi trascorsi, di quando ero un buon ragazzo. Ora, a quanto dicono, non io sono più. Ma in ogni caso il fondo è rimasto quello".
"Vi dirò la verità"
Dopo molto tempo, il condannato è condotto via. Fuori, sotto il limpido cielo, la folla si accalca, fischia e rumoreggia dietro i cordoni.
Koch dà uno sguardo rapido e breve al cielo, poi china la testa per entrare nel cellulare.
Sono le 21 passate quando, finalmente dopo quattro ore e più di attesa e di inutili corse da un capo all'altro della città, riusciamo a vedere Koch. Per essere precisi, tutto quello che scorgiamo di Koch, attraverso la duplice grata, è la sua eterna sigaretta accesa, l'unico segno dell'emozione interna che senza dubbio l'attanaglia. Deve essere tremendo attendere lentamente la morte, contare le ore, i minuti, i secondi che stillano lenti e monotoni, ma pur sempre troppo veloci per lui.
Ricordiamo di averlo visto una volta, nel lontano 1942, quando il bel Pietro, allora ufficiale addetto al S.I.M., almeno secondo quanto egli raccontò una sera che era ubriaco fradicio, sorvegliava gli internati politici che risiedevano all'albergo "Brufani" di Perugia, e sorvegliava del pari altri campi di concentramento. Già da allora egli dimostrava una tendenza e una predilezione speciale per tutto quanto si riferiva ai metodi di polizia.
Grossi volumi di polizia scientifica erano il suo passatempo preferito, in uno con gli estenuanti e lunghi interrogatori che duravano tutta la notte ed erano condotti con non comune abilità. Pietro Koch giocava, beveva e studiava la psicologia del delinquente.
Malgrado la stanchezza la sua voce è tuttora sonora e sicura, ma quando ricusa di vedere delle persone che pure stamane aveva invitato, comprendiamo che non ne può più. Ha trascorso tutto il pomeriggio con il cappellano; ha mangiato e fumato come il solito. "Scriverò tutta la notte" esclama. "Tornate domani con molta carta che vi dirò la verità su tutto!".
"Dove era quando uccisero Mussolini?".
"A Como. Di lì andai a Sondrio, poi vagai di città in città fino a Firenze".
Il colloquio procede a scatti. La penombra si allontana, le guardie passeggiano monotonamente, avanti e indietro.
"A Firenze seppi che mia madre era stata arrestata a Como, e mia zia a Milano. Inoltre, arrestarono un'altra persona che mi sta a cuore, e mi costituii".
Koch è stanco, l'ora è tarda. Lo lasciamo con la promessa di tornare per sentire "la verità".
Sarà possibile?
mercoledì 8 agosto 2007
giovedì 2 agosto 2007
VOLTA ANDATO BERLINO
Volta andato a Berlino avevo AUDI TT con navigatore.
Era tedesco allora sono dovuto una collega chiedere se me lo metteva italiano.
Collega parlando collega lamentandosi figlio era andato in discoteca in bicicletta. non avendo chiuso la bicicletta lucchetto, rubata, e poichè non aveva chiusa, sebbene lei assicurata, no chiesto rimborso assicurazione.
BITTE DANKE HAVE A NICE WEEKEND CIAO EDOARDO
Quindi sono partito Berlino.
Arrivato Berlino, caldo incredibile. Germania però fa caldo forte, poi tempesta fortissima e poi freddo. A Berlino anche grandina.
Andato Kadewe, esco subito perchè Colombo Lisbona molto più belli, inizia grandinare.
Per dire no grandine entro bar.
Sabato pomeriggio.
Bar è italiano, con tutti italiani stanno vendendo NAPOLI su sky.
Telefono Adriana per farle sentire napoletani e lei dice voces italianos sao todos terroni.
smette grandine, riesco.
Attraverso strasse kufur qualcosa, e piove forte forte, scorre acqua daxtutto si attraversa questa grande kufurstrassequalcosa ci sono 2 ragazze alte bellissime si tolgono i tacchi a spillo diluvia scorre acqua daxtutto e cominciano camminare scalze senza ombrello vestiti leggerissimi tutte bagnate e ridono e si divertono e poi arrivano casa salgono e io le guardo salire scale.
RIGRANDINA!
entro un altro bar.
un bar molto grande!
ci sono almeno 100 persone sedute lunghe tavolate bevendo birra.
sono tutti uomini.
ci sono 100 persone in un bar e nessuna donna.
singolare.
faccio pochi passi, negozio vende vestiti & borchie.
ci sono magliette fighette io voglio fare alterna comprarne qualcuna ma sono ovviamente tutte XXL XL no taglia x me.
altri pochi passi, arrivo angolo grande pub grande insegna con 2 signori vestiti di borchie e jeans che si mettono uno la mano nei jeans dell'altro.
Era tedesco allora sono dovuto una collega chiedere se me lo metteva italiano.
Collega parlando collega lamentandosi figlio era andato in discoteca in bicicletta. non avendo chiuso la bicicletta lucchetto, rubata, e poichè non aveva chiusa, sebbene lei assicurata, no chiesto rimborso assicurazione.
BITTE DANKE HAVE A NICE WEEKEND CIAO EDOARDO
Quindi sono partito Berlino.
Arrivato Berlino, caldo incredibile. Germania però fa caldo forte, poi tempesta fortissima e poi freddo. A Berlino anche grandina.
Andato Kadewe, esco subito perchè Colombo Lisbona molto più belli, inizia grandinare.
Per dire no grandine entro bar.
Sabato pomeriggio.
Bar è italiano, con tutti italiani stanno vendendo NAPOLI su sky.
Telefono Adriana per farle sentire napoletani e lei dice voces italianos sao todos terroni.
smette grandine, riesco.
Attraverso strasse kufur qualcosa, e piove forte forte, scorre acqua daxtutto si attraversa questa grande kufurstrassequalcosa ci sono 2 ragazze alte bellissime si tolgono i tacchi a spillo diluvia scorre acqua daxtutto e cominciano camminare scalze senza ombrello vestiti leggerissimi tutte bagnate e ridono e si divertono e poi arrivano casa salgono e io le guardo salire scale.
RIGRANDINA!
entro un altro bar.
un bar molto grande!
ci sono almeno 100 persone sedute lunghe tavolate bevendo birra.
sono tutti uomini.
ci sono 100 persone in un bar e nessuna donna.
singolare.
faccio pochi passi, negozio vende vestiti & borchie.
ci sono magliette fighette io voglio fare alterna comprarne qualcuna ma sono ovviamente tutte XXL XL no taglia x me.
altri pochi passi, arrivo angolo grande pub grande insegna con 2 signori vestiti di borchie e jeans che si mettono uno la mano nei jeans dell'altro.
martedì 17 luglio 2007
venerdì 13 luglio 2007
venerdì 6 luglio 2007
Le Grand Content
Le Grand Content examines the omnipresent Powerpoint-culture in search for its philosophical potential. Intersections and diagrams are assembled to form a grand 'association-chain-massacre'. which challenges itself to answer all questions of the universe and some more. Of course, it totally fails this assignment, but in its failure it still manages to produce some magical nuance and shades between the great topics death, cable tv, emotions and hamsters.
giovedì 5 luglio 2007
martedì 3 luglio 2007
Se c'è un Dio, il caos e la morte figureranno nel novero dei Suoi attributi, se non c'è, non cambia nulla, poiché il caos e la morte basteranno a se stessi fino alla consumazione dei secoli. Non ha importanza quello che si incensa, si è vittime della caducità e della dissoluzione, qualsiasi cosa si adori non si eviterà nulla, i buoni e i cattivi hanno un solo destino, un unico abisso accoglie i santi e i mostri, l'idea di giusto e di ingiusto non è mai stata altro che delirio, al quale ci appigliamo per ragioni di convenienza. In verità, l'origine delle idee religiose e morali è nell'uomo, cercarla fuori dell'uomo è un nonsenso, l'uomo è un animale metafisico, il quale vorrebbe che l'universo esistesse solo per lui, ma l'universo lo ignora, e l'uomo si consola di questa indifferenza popolando lo spazio di dèi, dèi fatti a sua immagine. Sicché riusciamo a vivere accontentandoci di princìpi vuoti, ma questi princìpi così belli e così consolanti cadono nel nulla quando ci si aprono gli occhi sulla morte e sul caos da cui viviamo avvolti, in costante pericolo. La fede non è che una vanità tra le altre e l'arte di ingannare l'uomo sulla natura dell'uomo.
mercoledì 27 giugno 2007
esiste una categoria di persone che si avvicina in modo straordinario alla verita' su di se' e sul mondo. Costoro hanno una percezione di se' piu' equilibrata, sono piu' imparziali quando si tratta di attribuire la responsabilita' di successi e fallimenti ed effettuano previsioni piu' realistiche per il futuro. Questi individui sono la testimonianza vivente di quanto sia rischioso conoscere se stessi: sono i soggetti clinicamente depressi.
(da "Gli inganni della mente" - Cordelia Fine)
(da "Gli inganni della mente" - Cordelia Fine)
sabato 23 giugno 2007
Il sogno dell'impiegato
vengo tirato giù dal letto quando il sole filtra ancora poco dalle tende
il capo mi convoca in ufficio che non avevo mai visto prima e mi dice che devo partire immediatamente per la russia, non c'è nemmeno tempo di tornare in albergo a prendere la mia roba, troverò là quello che mi serve
a san pietroburgo un ciambellano mi accoglie in mezzo alla pista
fa molto caldo ma lui è vestito pesantissimo
mi fa capire che sudare in mia presenza sarebbe un affronto che potrebbe costargli il licenziamento
io ho quella camicia azzurra che mi sono fatto fare, pantalone blu
sono nel nuovo ufficio e i membri dell'organizzazione locale richiedono che io assista a un corso di formazione
il corso è tenuto da una specie di margherita hack russa che disegna sulla lavagna costellazioni
non ci capisco assolutamente niente ma tutti mi trattano con particolare riverenza, come se io non dovessi assistere al corso ma si trattasse di una sorta di mia ispezione per verificare l'andamento del corso
ne approfitto per alzarmi e cominciare a girare intorno, circospezione
infilo una porta e a fianco di stanze che non conosco si apre un'ala che non conosco, nella penombra di tende
ci sono tanti letti e ragazze vestite di corpetti di seta e hot pants, come se fossero i camerini di un teatro di cabaret
le ragazze sono tutte belle ma non riesco a capire di dove siano, hanno capelli neri e lineamenti né russi né orientali
mentre attraverso le stanze, al mio passaggio si destano dal sonno
aprono gli occhi verso di me e mi fanno un sorriso assonnato
arrivo in fondo e un'impiegata, in tailleur grigio, mi apre la porta del mio ufficio
non si capisce di dove sia
ogni volta che la chiamo ha una pettinatura diversa
i capelli sono biondi, sono castani, con riflessi di rame
la chiamo, e lei consegnandomi un pratica si scopre una tetta e me la mostra
la tetta ha una sorta di doppio capezzolo, uno sull'altro
non so come venirne fuori, imbarazzo
fingo di ricordarmi qualcosa e chiedo che mi portino in albergo
tutti gli alberghi di san pietroburgo sono occupati per il mio arrivo
vengo condotto in un albergo che si chiama hermitage che è una copia dell'hermitage
il ciambellano dice che è una cosa un po' pacchiana
la mia camera è sconfinata
l'anticamera è un salone immenso con rivestimenti altissimi di biblioteche colmi di libri
al centro un tavolo rotondo con 5 camerieri che apparecchiano per 15 persone
i camerieri con ampi gesti aprono i tovaglioli, di stoffa pesante, e poi li compongono in un cono verticale su ogni sottopiatto d'argento
camere e camere fino al mio guardaroba
pieno di redingote, vestiti da sera
ma c'è il mio vestito grigio estivo
fatto arrivare dalla germania
mi metto quello
inizia la cena
tutti parlano, io solo ascolto
e per questo sono considerato moltissimo
un mio gesto è iperscrutato
il più emimente degli invitati si alza e brinda alla mia venuta
una donna vestita da sera mi chiede di seguirla nel fumoir
ha molte cose da dirmi
ed è tanto che voleva dirmele
indica un orologio incastonato in una consolle di legno
inizia a suonare
sono le 8.15
sono a gutersloh e intorno è di nuovo tutto il deserto
smarrimento, un attimo
poi mi conforta l'idea che tutte le pulsioni,
che le persone,
e tutti i ricordi che possano avere, e i discorsi,
e tutte le azioni, e tutto il male che è dentro
per fortuna poi muoiono tutti e viene tutto cancellato
il capo mi convoca in ufficio che non avevo mai visto prima e mi dice che devo partire immediatamente per la russia, non c'è nemmeno tempo di tornare in albergo a prendere la mia roba, troverò là quello che mi serve
a san pietroburgo un ciambellano mi accoglie in mezzo alla pista
fa molto caldo ma lui è vestito pesantissimo
mi fa capire che sudare in mia presenza sarebbe un affronto che potrebbe costargli il licenziamento
io ho quella camicia azzurra che mi sono fatto fare, pantalone blu
sono nel nuovo ufficio e i membri dell'organizzazione locale richiedono che io assista a un corso di formazione
il corso è tenuto da una specie di margherita hack russa che disegna sulla lavagna costellazioni
non ci capisco assolutamente niente ma tutti mi trattano con particolare riverenza, come se io non dovessi assistere al corso ma si trattasse di una sorta di mia ispezione per verificare l'andamento del corso
ne approfitto per alzarmi e cominciare a girare intorno, circospezione
infilo una porta e a fianco di stanze che non conosco si apre un'ala che non conosco, nella penombra di tende
ci sono tanti letti e ragazze vestite di corpetti di seta e hot pants, come se fossero i camerini di un teatro di cabaret
le ragazze sono tutte belle ma non riesco a capire di dove siano, hanno capelli neri e lineamenti né russi né orientali
mentre attraverso le stanze, al mio passaggio si destano dal sonno
aprono gli occhi verso di me e mi fanno un sorriso assonnato
arrivo in fondo e un'impiegata, in tailleur grigio, mi apre la porta del mio ufficio
non si capisce di dove sia
ogni volta che la chiamo ha una pettinatura diversa
i capelli sono biondi, sono castani, con riflessi di rame
la chiamo, e lei consegnandomi un pratica si scopre una tetta e me la mostra
la tetta ha una sorta di doppio capezzolo, uno sull'altro
non so come venirne fuori, imbarazzo
fingo di ricordarmi qualcosa e chiedo che mi portino in albergo
tutti gli alberghi di san pietroburgo sono occupati per il mio arrivo
vengo condotto in un albergo che si chiama hermitage che è una copia dell'hermitage
il ciambellano dice che è una cosa un po' pacchiana
la mia camera è sconfinata
l'anticamera è un salone immenso con rivestimenti altissimi di biblioteche colmi di libri
al centro un tavolo rotondo con 5 camerieri che apparecchiano per 15 persone
i camerieri con ampi gesti aprono i tovaglioli, di stoffa pesante, e poi li compongono in un cono verticale su ogni sottopiatto d'argento
camere e camere fino al mio guardaroba
pieno di redingote, vestiti da sera
ma c'è il mio vestito grigio estivo
fatto arrivare dalla germania
mi metto quello
inizia la cena
tutti parlano, io solo ascolto
e per questo sono considerato moltissimo
un mio gesto è iperscrutato
il più emimente degli invitati si alza e brinda alla mia venuta
una donna vestita da sera mi chiede di seguirla nel fumoir
ha molte cose da dirmi
ed è tanto che voleva dirmele
indica un orologio incastonato in una consolle di legno
inizia a suonare
sono le 8.15
sono a gutersloh e intorno è di nuovo tutto il deserto
smarrimento, un attimo
poi mi conforta l'idea che tutte le pulsioni,
che le persone,
e tutti i ricordi che possano avere, e i discorsi,
e tutte le azioni, e tutto il male che è dentro
per fortuna poi muoiono tutti e viene tutto cancellato
giovedì 14 giugno 2007
tutto l'amore di clemente mastella
è così che funziona. e così che non ne verremo a capo. perché tu sei lì, ti fai i fatti tuoi, la mattina ti alzi, metti su il caffè, pigli il giornale, saluti vincenzo e niente, già lì sono.
torni a casa, bevi il caffè e niente, ti invadono, ti dicono, ma porcamiseria, ma io dico se uno non può stare tranquillo due secondi. a me dispiace dirlo, non sono contro nulla, nulla.
ma in qualche modo se siamo arrivati dove siamo. noi abbiamo una storia, un identità. il mettersi in gioco rappresenta la nostra convinzione, il preoccuparsi degli altri. sono anni che faccio quello che faccio.
ecco, io credo che la gente non dev'essere scontenta. questo credo sia importante. mi adopero da anni perché non succeda, amore mio. credi che mi faccia piacere se quelli che davvero considero brave persone, quasi amici, ecco, credi mi faccia piacere saperli scontenti
no cara. non voglio, perché si ha diritto di starsene tranquilli.
ma sono proprio convinto di questo, eh.
non voglio che nessuno pensi che siamo contro di lui. assolutamente. piuttosto ne parliamo, ragioniamo, raggiungiamo un accordo, ci aggiustiamo tra noi.
per dirne una, i gay. non tollero i commenti offensivi su di loro. in molti dicono che io o i miei colleghi saremmo omofobici. sciocchezze a cui non vale nemmeno la pena di rispondere. ho idee precise in merito che ho esposto più volte, non voglio ritornarci su. ma di sicuro niente contro.
qui, da noi, cè un ragazzo. è nicola, fa il tabaccaio. un bravissimo ragazzo, ed è gay. non fa le cose, non fa l'esagerato. io gliel'ho detto: nicola, se qualcuno, chiunque sia, fa apprezzamenti così e colà, chiamami a me, che a sto somaro ci mollo dei calci nel sedere. voi gay siete come tutti gli altri nicola, mi capisci, gli ho detto.
l'importante è che si faccia la sua vita tranquilla, gli ho anche offerto il caffè. mi ha detto un grazie un po' timido. gli ho detto tu non ti preoccupare, tu comportati normale, stai sereno che sei un bravo ragazzo.
e ceppaloni, la sera, ridiventa bellissima.
torni a casa, bevi il caffè e niente, ti invadono, ti dicono, ma porcamiseria, ma io dico se uno non può stare tranquillo due secondi. a me dispiace dirlo, non sono contro nulla, nulla.
ma in qualche modo se siamo arrivati dove siamo. noi abbiamo una storia, un identità. il mettersi in gioco rappresenta la nostra convinzione, il preoccuparsi degli altri. sono anni che faccio quello che faccio.
ecco, io credo che la gente non dev'essere scontenta. questo credo sia importante. mi adopero da anni perché non succeda, amore mio. credi che mi faccia piacere se quelli che davvero considero brave persone, quasi amici, ecco, credi mi faccia piacere saperli scontenti
no cara. non voglio, perché si ha diritto di starsene tranquilli.
ma sono proprio convinto di questo, eh.
non voglio che nessuno pensi che siamo contro di lui. assolutamente. piuttosto ne parliamo, ragioniamo, raggiungiamo un accordo, ci aggiustiamo tra noi.
per dirne una, i gay. non tollero i commenti offensivi su di loro. in molti dicono che io o i miei colleghi saremmo omofobici. sciocchezze a cui non vale nemmeno la pena di rispondere. ho idee precise in merito che ho esposto più volte, non voglio ritornarci su. ma di sicuro niente contro.
qui, da noi, cè un ragazzo. è nicola, fa il tabaccaio. un bravissimo ragazzo, ed è gay. non fa le cose, non fa l'esagerato. io gliel'ho detto: nicola, se qualcuno, chiunque sia, fa apprezzamenti così e colà, chiamami a me, che a sto somaro ci mollo dei calci nel sedere. voi gay siete come tutti gli altri nicola, mi capisci, gli ho detto.
l'importante è che si faccia la sua vita tranquilla, gli ho anche offerto il caffè. mi ha detto un grazie un po' timido. gli ho detto tu non ti preoccupare, tu comportati normale, stai sereno che sei un bravo ragazzo.
e ceppaloni, la sera, ridiventa bellissima.
domenica 3 giugno 2007
sabato 2 giugno 2007
mercoledì 30 maggio 2007
Sono ovviamente sicuro che la tua sprezzante e corrosiva scarica di imperatività sul tema sia il tuo personale kharma di una vita all'insegna di studi antropologici, linguistici e storico-politici sull'europa orientale, al termine dei quali raggiungesti un tale grado di erudizione che -insoddisfatto come un Faust- hai optato per un "Mollo tutto" all'insegna del qualunquismo più trasgressivo ed ardito. Ciononostante non posso esimermi dal farti presente che il rapporto costo beneficio per una cazzata così poco divertente in relazione al numero di parole utilizzate è abbastanza sfavorevole.
O forse no.
Forse queste mitragliate contro il nulla, questi effetti speciali ma anche concettuali, multiuso a seconda dell'audience, a voi piaciono. Vi parlate addosso. Senza motivo, senza prospettiva. Perchè, va ricordato siete liberi da ogni prospettiva voi, delle mine vaganti, eterni scontenti ma abbastanza emotivamente distaccati da poterne trarre un'estetica. Dei futuristi di merda. Tornate all'asilo imparare la forza della semplicità invece di insozzare la rete di analisi del genere: sono stupide, è ovvio che non descrivono nulla di reale, è ovvio che non significano niente, sono aria fritta fine a se stessa, condita con un po' di razzismo responsabile utile per voi segaioli della retorica. Complimenti.
O forse no.
Forse queste mitragliate contro il nulla, questi effetti speciali ma anche concettuali, multiuso a seconda dell'audience, a voi piaciono. Vi parlate addosso. Senza motivo, senza prospettiva. Perchè, va ricordato siete liberi da ogni prospettiva voi, delle mine vaganti, eterni scontenti ma abbastanza emotivamente distaccati da poterne trarre un'estetica. Dei futuristi di merda. Tornate all'asilo imparare la forza della semplicità invece di insozzare la rete di analisi del genere: sono stupide, è ovvio che non descrivono nulla di reale, è ovvio che non significano niente, sono aria fritta fine a se stessa, condita con un po' di razzismo responsabile utile per voi segaioli della retorica. Complimenti.
martedì 22 maggio 2007
ildeboscio, dj frangetta, milano is burning
Accumulo libri
vado allo spazio Oberdan
vivo all'Isola
vivo sui Navigli
vivo in Buenos Aires
voglio un loft
compro i Taschen
faccio lo Ied
faccio filosofia in statale
faccio lettere
faccio la Naba
facevo Brera
farò i soldi
me ne andrò da Milano
facevo la cameriera
faccio la barista anzi no la barman
faccio la dj
organizzo feste
mi metto gli occhiali grossi
mi tolgo gli occhiali grossi
faccio la grafica
faccio la copy
faccio tante foto in digitale
ho il macintosh
vado alle feste di MTV
che bravo Kounellis
che bravo Alessandro Riva
che bella la mostra sulla street art
gli adesivi
io aderisco
guardami guardami sto appoggiata al muro
bevo solo la birra e il cuba libre
sono una tipa complicata
uuuuuuh se sono complicata
almeno due concerti al mese
quanto mi diverto
vado al Rocket
vado al Plastic
vado al Gasoline
le mie amiche sono troppo delle pazze
sono una indie rocker
sono indigente
ho la frangetta
sono estroversa
sono introversa
non mi piace il cazzo
per carità vai via con quel cazzo
chattiamo su messenger
ti faccio vedere le foto del mio gatto
ti mando una canzone troppo bella
questa sera andiamo al leonkavallo
andiamo in ticinella
minchia che flash
facciamoci una canna
la barella no è da stronzi
non mi interessano i ragazzi con la macchina bella
a me piace il maggiolone
a me piace il furgone della Volkswagen
che bello il salone del mobile
quanta creatività
che bello il Mi-art
basta, Alighiero Boetti ha rotto le palle
mi piacciono le foto di Basilico
sono molto intense
ho Fastweb
mi scarico un film di Antonioni
Fellini, Pasolini, Rossellini, Bolognini
andiamo ai Magazzini
Godard, Truffaut
non mi piace il cinema americano
è troppo commerciale
andiamo alla biennale
i miei genitori non mi capiscono
mio papà mi dice solo porco dio
mi spezzo la schiena per farti studiare
studia cretina
che io non ho potuto
www.ildeboscio.com
lunedì 21 maggio 2007
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